1931: Limone si unisce al mondo «per attività e prosperità» 

La Gardesana occidentale da 22 a 2 ruote. Il grappolo di case a piombo sul Garda è rimasto isolato fino al 5 settembre La costruzione della nuova strada portò benefici: mezzi a motore e biciclette. E “il mito” dei banchetti per la vendita di limoni


Donato Riccadonna


Alto garda. Questa è la storia incredibile di un paese che fino al 1931 non aveva biciclette e men che meno automobili. Parliamo di Limone e del suo secolare isolamento. Dalle memorie di Ramiro Bianco Risatti, riportate da Domenico Fava sul libro “Fermoimmagine. La Gardesana occidentale da 22 a 2 ruote” edito dal Museo Alto Garda su idea dell’associazione Araba fenice, si capisce che i limonesi si muovevano solo in barca o a piedi: «La prima volta che ho percorso un tratto di Gardesana è stato quando sono andato a Riva in bicicletta durante una licenza: mi sembrava di volare perché non ero abituato a questo mezzo di trasporto. Poi ho comprato un’automobile, la prima automobile a Limone. Ho avuto la “Uno”, quella del re Vittorio Emanuele III, “tagliata fuori” a camioncino».

La Gardesana occidentale aprì una prospettiva fenomenale per il futuro di un’intera comunità, ad iniziare dal diffondersi delle prime biciclette come ricorda Domenica Fedrici Girardi: «Prima della costruzione della Gardesana a Limone era impensabile utilizzare una bicicletta: le strade del centro storico erano molto ripide, quelle dell’oliveto erano poco più di sentieri. La Gardesana diventò per noi una vera e propria pista».

Del resto Limone era un grappolo di case appollaiato in riva al Garda, chiuso a nord e ad ovest da montagne strapiombanti, un mare di olivi sui conoidi dei torrenti. Il problema era il collegamento per Gargnano e per Riva, ma la fatale collocazione del Garda a cavallo tra due mondi non ha mai portato a soluzioni. È a partire dalla relativa facilità con la quale nella primavera del 1848 le colonne dei Corpi franchi lombardi riuscirono a penetrare nel Trentino occidentale, durante la Prima guerra d’indipendenza, che si ripropose la questione del presidio delle vallate verso la pianura Padana, anche se l’esigenza di un collegamento tra il basso e l’alto lago di Garda per unire la Lombardia ed il Trentino si sentiva.

Per secoli la via di collegamento era stata rappresentata dal lago stesso, ma le nuove esigenze spingevano per una soluzione via terra. È facilmente intuibile come le annessioni al Regno d’Italia della Lombardia prima (1859) e del Veneto poi (1866) a seguito della Seconda e Terza guerra d’Indipendenza, avessero bloccato il tutto. La situazione si smosse nel 1903 con una norma che promuoveva la costruzione di strade di accesso alle stazioni ferroviarie ed ai porti, legge della quale approfittarono i comuni di Gargnano, Tignale e Tremosine per costruire tronchi stradali che scendevano al lago e che però risolvevano solo parzialmente il problema dei collegamenti.

Per la Gargnano-Riva nessuna novità, mentre per il governo divenne preminente la costruzione di una camionabile di 32 km, la cosiddetta “Tignalga”, fra Gargnano, Tignale, Tremosine e Limone per favorire le comunicazioni con la linea del fronte militare verso la valle di Ledro. Tutto cambiò dopo la Seconda guerra mondiale con la soppressione del confine e con la ferma volontà di costruire le due Gardesane.

I lavori per la costruzione della Gardesana occidentale terminarono il 5 settembre 1931 e le parole fatte stampare sul proclama da Attilio Carattoni, podestà di Limone, sono emblematiche e si commentano da sole: «Limonesi: Oggi è il giorno più decisivo nella storia del nostro Comune: si avvera il folle sogno dei nostri avi, si appaga l’affannoso desiderio dei nostri padri, si provvede alla più sentita necessità del nostro tempo».

Il proclama si conclude con «Esultiamo, Limonesi! Con oggi il nostro Paese si collega col mondo, con oggi si apre per noi un nuovo orizzonte di attività e di prosperità» e con un elogio entusiastico, e forse obbligato, a Mussolini.

Per Limone finì un incubo durato per secoli: finalmente c’era una strada che collegava da una parte con Gargnano e dall’altra, soprattutto, con Riva. Cominciava per il paese una vita nuova: c’era l’attrattiva di Campione con il suo cotonificio e c’era la possibilità di raggiungere comodamente Riva per l’acquisto di merci, per l’ospedale, per la scuola. La strada portò le prime biciclette, carretti, motoveicoli, qualche automobile. E nelle piazzole lungo la strada, sottolinea Fava, parecchi furono i limonesi che allestirono durante l’estate banchetti e carretti per la vendita di limoni ai turisti in transito, alimentando un vero e proprio mercato che si estese lungo tutta la sponda bresciana fino a Desenzano.

E prese così avvio l’equivoco che Limone derivasse il suo nome dai limoni. Ma questa è un’altra storia.













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