Giovani protagonisti

Alberto Mazzola è uno degli irriducibili allevatori di capre della Val di Ledro: «La passione ripaga tutti gli sforzi»

L’azienda coltiva 31 ettari di prato stabile sui quali produce la maggior parte del foraggio necessario per l’alimentazione del gregge composto complessivamente da 160 capi in totale, quelle in lattazione sono 120 e quelle in asciutta e per la rimonta sono 40, tutte di razza Saanen.


Carlo Bridi


Molina di Ledro. E’ tradizione secolare – per chi può permetterselo- mangiare per questa festività ‘l’agnello o il capretto. Ebbene da dove vengono i capretti che abbiamo acquistato nei giorni scorsi? solo una parte arriva dai pochissimi allevamenti ovi-caprini esistenti in Trentino. In particolare gli allevamenti di capre non raggiungono nemmeno la decina. La maggior parte di questi capretti vengono commercializzati dalla Federazione Allevatori di Via Lavisotto, che in parte gli vende direttamente al proprio spaccio carni e in parte va alla catena dei Super Mercati Poli.

Abbiamo voluto avvicinare uno di questi allevatori di capre, Alberto Mazzola di Molina di Ledro, che in questa settimana ha consegnato ben 70 capretti del peso medio di 12 kg alla Federazione, capretti che avevano l’età media di 50 giorni in quanto le capre vengono fatte fecondare proprio nel momento giusto per partorire i capretti nell’ultima decade di gennaio, la prima di febbraio. “Questi capretti vengono allevati nelle migliori condizioni ambientali possibili, solo in questo modo si ottengono dei risultati soddisfacenti dal punto di vista qualitativo. Certo - precisa Mazzola – con i soldi che riceviamo dalla vendita riusciamo a mala pena a pagare le spese di allevamento. Una cosa è certa, i nostri capretti non hanno nulla in comune con quelli che vediamo ai supermercati per qualità e freschezza”.

Mazzola, dopo aver frequentato l’Istituto Agrario di San Michele su indicazione del tecnico di settore dell’ESAT, Massimo Pirola, aveva fatto uno stage in Lombardia per poi realizzare a Molina di Ledro uno dei primi allevamenti di capre del Trentino. Dopo pochi anni sempre con la guida di Pirola, la realizzazione della stalla nuova con sala mungitura dove munge 24 capre a turno. Fra preparazione e mungitura ci vogliono circa 15 minuti.

Ma come mai si è messo ad allevare capre?

Soprattutto grazie alla passione per questo animale, sentimento che avevo ereditato dai miei nonni materni, è ancora oggi la passione che mi permette di superare molte difficoltà che incontro quotidianamente, perché le mie capre non superano i 700 kg di latte per lattazione, contro i 10 mila litri che può produrre una vacca. 

Come è organizzata l’azienda?

L’azienda coltiva 31 ettari di prato stabile sui quali produce la maggior parte del foraggio necessario per l’alimentazione del gregge composto complessivamente da 160 capi in totale, quelle in lattazione sono 120 e quelle in asciutta e per la rimonta sono 40, tutte di razza Saanen. Da una decina d’anni durante la stagione primaverile-estiva porto tutti i capi in una piccola malga del Comune di Ledro collocata a 1350 metri s.l.m. Durante tutto il giorno le capre sono lasciate libere mentre alla sera vengono rinchiuse in un recinto. Il latte una volta veniva portato al caseificio di Fiavè, ora invece, dopo la fusione, va direttamente alla Latte Trento dove viene lavorato e trasformato in ottimi formaggi. Purtroppo, il prezzo del latte non è remunerativo, quest’anno per la prima volta dovremo raggiungere compresi i premi, il prezzo di un euro a litro.

Chi lavora nell’allevamento?

In azienda oltre a me c’è anche mia moglie Paola e mio figlio, quello più grande, che ha cominciato a frequentare l’Istituto Agrario di San Michele e pare molto motivato nel seguire le orme.

Ci sono altri allevatori di capre in Val di Ledro?

Sì, siamo in tre allevatori di capre che conferiscono il latte alla Latte Trento, mentre un altro si è dotato di caseificio aziendale dove lavora in proprio.

Quali sono i progetti futuri?

Oltre a quello di consolidare l’azienda, voglio andare incontro ad una esigenza della cooperativa, che è quella di dilatare la produzione nell’arco dell’anno in quanto il latte di capra serve tutto l’anno. Ma per andare avanti c’è bisogno un maggiore sostegno pubblico

In questi anni si è mai pentito della scelta?

Assolutamente no, perché la passione per le capre è troppo grande. Ho valutato anche la scelta del biologico ma ad oggi il mercato del prodotto biologico non riconosce minimamente i costi di produzione che sono molto più alti.

Alberto Mazzola è molto impegnato nelle organizzazioni di settore sia come presidente dell’Unione Allevatori Alto Garda e Ledro che come componente del CDA della latte Trento. E gli hobby? “Non c’è neanche tempo di pensarci” conclude.













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