Non tornano i conti del basket italiano

Non sono bastate le stelle della Nba Bargnani, Belinelli e Gallinari, né Datome, che nel campionato più bello del mondo ha già giocato, e Alessandro Gentile, che potrebbe approdarvi. Non è bastato affidare la squadra ad un santone come Ettore Messina, né organizzare in casa, a Torino, il torneo preolimpico. L’Italbasket – battuta in finale dalla Croazia 78-84 – ha perso l’ultimo treno per Rio. È l’ora dei rimpianti e dei processi. Non alla squadra, che in pratica ha sbagliato una partita: è lo sport, l’avversario era di altissimo livello, ci sta. Sul banco degli imputati, a nostro avviso, dovrebbe andare il sistema basket italiano.

Per capire che c’è qualcosa che non va sono bastate le due stagioni nel massimo campionato dell’Aquila Basket. Due annate favolose, intendiamoci, nel corso delle quali sul nostro taccuino abbiamo avuto modo di annotare però sia luci che ombre, tanti squilli di tromba ma anche altrettante note stonate. Cominciamo proprio dalla musica: che senso ha, chiediamo ai signori del vapore della palla spicchi italiana, intonare l’inno di Mameli ad ogni singola partita di campionato, quando negli starting five delle nostre squadre gli italiani, molto spesso, si contano sulle dita della mano di un falegname?

Stranieri a profusione, che peraltro, anche nella scorsa stagione, non sono bastati alle nostre squadre di vertice – leggasi Olimpia Milano – per ben figurare in Eurolega.

E dello spettacolo offerto da Fip, Coni, Lega Basket e dalle stesse società in merito alle iscrizioni alla prossima Eurocup cosa ne pensate? In quale altro sport serio le franchigie ricevono wild card – a prescindere dal merito sportivo – per prendere parte ad una competizione continentale? E in quale altro movimento le istituzioni nazionali arrivano fino ad utilizzare lo strumento della minaccia dell’estromissione dai campionati per far recedere i cosiddetti “ribelli” dal loro intento? Sia ben chiaro, noi non ci schieriamo, ci limitiamo a segnalare come anche questa vicenda costituisca il campanello d’allarme di un sistema che non funziona.

Insomma, i conti non tornano, non solo quelli della Nazionale.