La squadra dei poeti scende in campo

di Carlo Martinelli

La passione per il gioco del calcio talvolta si nutre di traiettorie tutte particolari e tutte indimenticabili: i dribbling irridenti di Omar Sivori, la giocata memorabile di Maradona contro l’Inghilterra, la parata di Banks sul colpo di testa di Pelè. Una passione che si coltiva anche mettendo assieme poesia e calcio. Già, il gioco del calcio riguarda anche i poeti. Ed, inevitabile ossimoro, la poesia ha a che fare con il gioco del calcio.  Qui, però,  non ci si allinea a chi è solito affermare, con qualche ragione, che il calcio è poesia (meglio: può esserlo). Ci si limita ad elencare i  casi di poeti che hanno versificato il calcio. Ne faremo una  squadra.

1. Umberto Saba. Ovviamente. Il poeta triestino ha dedicato molte liriche al calcio. Una, “Goal”, è ormai di scolastica memoria. Racconta del “portiere caduto alla difesa / ultima vana, /contro terra cela / la faccia, a non vedere l'amara luce. / Il compagno in ginocchio che l'induce, / con parole e con la mano, a sollevarsi, / scopre pieni di lacrime i suoi occhi. / La folla – unita ebbrezza – par trabocchi / nel campo: intorno al vincitore stanno, /  al suo collo si gettano i fratelli. / Pochi momenti come questi belli, / a quanti l’odio consuma e l’amore, / è dato, sotto il cielo, di vedere. / Presso la rete inviolata il portiere / – l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima, / con la persona vi è rimasta sola. / La sua gioia si fa una capriola, / si fa baci che manda di lontano. / Della festa – egli dice – anch’io son parte”. Eterno. L’ABC del calcio in poesia. 

2. Giorgio Simonotti-Manacorda. Ha dedicato una poesia ad Umberto Caligaris, mitico terzino degli anni Venti e Trenta del Casale e della Juventus. Il Casale aveva maglia nera con stella bianca sul petto. La poesia dice: “Si ritaglia in un cielo di cemento /  la doppia forbice di Caligaris, / sarà in maglia nero-stellata / la notte.”

3. Cesare Vivaldi. Nel 1952 dedica dei versi a Silvio Piola, attaccante formidabile. Che in quell’anno gioca, a 40 anni, la sua ultima partita in Nazionale. “Che vedi in fondo al cuore, capitano? / Che fissano i tuoi occhi oltre l'azzurro / del cielo, un altro azzurro…”.

4. Loris Maria Marchetti. C’è retorica nei suoi versi dedicati al Grande Torino che si schiantò, nel maggio del 1949, contro la collina di Superga. Ma forse che nelle antologie scolastiche la retorica è esclusa dalla poesia? “Ma l'olocausto di quel pugno di eroi / riconsacrò anzi col sangue più fecondo / quella basilica e quel colle. Ora il riposo / vi accomuna e quale sia la vostra sede / sono annientate le dicerie risibili”.

5. Maurizio Cucchi. Voce grande, grandissima della poesia italiana contemporanea. Ritorna con la memoria a un episodio lontano della sua vita, quando suo padre, nel 1953,  lo portò per la prima volta allo stadio di San Siro per vedere l'Inter. “L'uomo era ancora giovane e indossava / un soprabito grigio molto fine. / Teneva la mano di un bambino / silenzioso e felice. / Il campo era la quiete e l'avventura, / c'erano il kamikaze, / il Nacka, l'apolide e Veleno. / Era la primavera del '53, / l'inizio della mia memoria. / Luigi Cucchi / era l'immenso orgoglio del mio cuore, / ma forse lui non lo sapeva.”

6. Mario Parodi. I suoi sono versi ispirati a quel Brasile che ha trasformato il calcio in danza leggera, eterea, talvolta malinconica. “Ondeggia la folla: / frenesia vellutata, / samba magica / a fendere la serena notte carioca. / Devoto garimpeiro / a dissabbiare / antichi diamanti e zirconi, / emozioni fluide / di aerei felini.”

7. Fernando Acitelli. Poeta romano, ha dedicato due interi libro di versi – “La solitudine dell’ala destra” e, vent’anni dopo, “La tristezza delle ripartenza” - ai personaggi che hanno fatto la storia del calcio. Uno che è riuscito a scrivere poesie su Salas, Vampeta, Lucio, Iaquinta. Questa è la poesia dedicata a Garrincha: tra i più grandi, forse il più grande per drammaticità dell’esistenza. “E al funerale tutta Rio si fermò. / Fino al giorno prima / Rantolava sghembo fra i tetti / e la luna. / Le sue finte erano ormai da artrosi, / da cirrosi. Livido il viso. / 'Ti stringo la mano, Garrincha, / e ti pago da bere!....' urlava / il barista vedendolo cagnolo poverissimo. / Un Carnevale in nero / con carri non allegorici / mosse in ritmo chiuso. / Il Capo dello Stato quasi si irritò / Per la nazione in pianto. / 'Ed io, allora?' sembrò dire. / 'E tutto questo per un'ala destra?' 

8. Giorgio Barberi Squarotti. Docente di letteratura italiana all’università di Torino, ha dedicato poesie al Torino, la sua squadra. “Invece le ferite restano dentro, queste / diversamente dalle altre della vita, / non per altra ragione vengo ancora / qui (scotendo con un sorriso il capo, / mentre Polster sbagliava il rigore), / in piazza chi va più, abbiamo messo le bandiere / rosse nei foderi, perché le aste / servivano ai figli dei padroni come armi / per prendersi ciò che avevano da sempre / (alzandosi, un po’ a fatica, con l'aiuto / di mio figlio, scendendo gli scalini un po’ piegato / in avanti, una mano contro il petto): / arrivederci, oggi abbiamo vinto, / non chiediamo di più, il mondo non è finito / finché si gioca ancora la partita”. 

9. Angelo Caroli. Giornalista, ex giocatore juventino. Ha messo in poesia  la tragedia dell’Heysel, 1985: decine di tifosi uccisi dalla stupidità di chi non sa riconoscere il calcio come poesia e lo interpreta come guerra. Che siano maledetti. “Il cielo si fa d'ardesia / uomini e animali si mescolano / nel crepuscolo di una curva. /…La notte non ha stelle / e diventa un cimitero / lassù in una caserma: / sentinelle piangono nelle garitte”.

10. Giorgio Caproni. Un altro grandissimo della poesia del Novecento italiano. La sua “Considerazione”  va certamente considerata stella che splende più di altre. “Il sesso. La partita / domenicale. / La vita  /così è risolta. / Resta / (miseria d’una sorte!) / da risolvere la morte.”

11. Bill Shankley. A mo’ di conclusione. Dedicata a chi sta su un treno che passa accanto ad un campetto di periferia, là dove dei ragazzini in magliette sdrucite inseguono un pallone. Se chi sta al finestrino allunga il collo per vedere come finisce l’azione, anche se il treno si allontana veloce, capirà quel che segue. “Qualcuno pensa che il calcio sia una questione di vita e di morte. Io non sono di questa opinione. E’ molto di più”.