EDUCAZIONE E UGUAGLIANZA

L'Altalena: ecco il simbolo dell'anno scolastico

Un inno contro la discriminazione, osteggiato dal potere locale, che ha avuto un grande successo in tutta Italia

di Vincenzo Passerini

È la canzone “Altalena” il simbolo dell’anno scolastico che si chiude. Un gioioso inno all’uguaglianza di tutti i bambini di fronte a chi li voleva discriminare. A chi voleva, in puro stile apartheid, come una consigliera leghista, che sull’altalena di un parco giochi di Trento i bambini stranieri non salissero. Una canzone che ha avuto un enorme successo in tutta Italia e sul web.

«Portami su, portami giù / portami via da chi mi dice che / che questo gioco non è per me / io sto occupando un posto che / che deve essere di qualcun altro / che deve essere di un bimbo bianco / Portami su, portami giù / fammi sognare dentro al cielo blu…/ Portami in alto per non sentire / le frasi ostili di chi divide / e le parole di chi mi esclude / quelle no quelle no / sull’altalena non le metterò».

La canzone ha ottenuto importanti riconoscimenti ed è arrivata tra le tre finaliste del concorso nazionale per i cento anni di Save the Children, l’organizzazione internazionale che tutela l’infanzia colpita da guerre, povertà e discriminazioni, ricevendo il plauso del presidente Mattarella. Non poteva essere diversamente. Il presidente è il garante della nostra Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», recita l’articolo 3. Da sempre i programmi scolastici dell’Italia post fascista si ispirano a questo principio. I bambini sono stati educati da sempre nelle nostre aule all’uguaglianza tra tutti gli esseri umani. A riconoscere la dignità della persona umana, come recitavano i programmi del 1955 che hanno fatto la storia della scuola elementare italiana. Alla festa di Save the Children, a Roma, Mattarella si è congratulato col maestro Alessio Zeni, autore di “Altalena”, con la dirigente Paola Pasqualin, responsabile dell’Istituto comprensivo Trento 6, all’interno del quale la canzone è nata, e con gli alunni, presenti con una delegazione. E felici di poter cantare la bellezza dell’uguaglianza e della fraternità. Nelle nostre scuole ci sono ormai tanti bambini che provengono da altri paesi. I bambini non vedono differenze tra di loro, sono gli adulti che le creano.

Nel Trentino dove il razzismo è tornato al potere col leghismo, cantare l’uguaglianza è pericoloso. La canzone è stata osteggiata dal potere leghista che col segretario del partito ha preso in mano l’assessorato provinciale all’istruzione, ponendo le premesse di una strumentalizzazione politica permanente della scuola. Un fatto grave e sottovalutato nel Trentino stordito di oggi: il segretario di un partito xenofobo e razzista guida la scuola che deve combattere la xenofobia e il razzismo e insegnare, secondo la Costituzione, che tutti gli uomini sono uguali. Infatti, in quante scuole del Trentino sia canterà l’“Altalena” nelle feste di chiusura dell’anno scolastico? In pochissime, statene certi. In tempi normali sarebbero state moltissime. Ma questi non sono tempi normali. Col razzismo al potere, la censura e l’autocensura si fanno sentire.

È perciò il tempo del coraggio. Delle coscienze libere che mettono la dignità di ogni essere umano prima di tutto. Proprio la meravigliosa storia di Save the Children ha molto da insegnare. L’organizzazione fu fondata all’indomani della Prima guerra mondiale dall’inglese Eglantyne Jebb, donna straordinaria, con lo scopo di soccorrere i bambini che morivano di fame in Germania e in Austria, paesi nemici e sconfitti, e colpiti da crudeli sanzioni economiche. L’odio verso i tedeschi e lo spirito di vendetta dominavano la politica. Eglantyne Jebb finì in prigione (in Inghilterra, nel 1919!) per aver diffuso un volantino con l’immagine atroce di una bambina austriaca ridotta a uno scheletro. «Aiutiamoli!», invocava il volantino, «ci sono due milioni di bambini come questa che stanno morendo di fame»

I bambini non sono mai nemici, mai stranieri. Uguali le loro sofferenze, uguali i loro sogni. Anche nel ricordo di Eglantyn Jebb, grazie “Altalena”.