Aspettando il Mondiale di ciclismo (quello vero)

Anche la prossima assemblea elettiva della Federiciclismo – dopo quella di Levico Terme del 2013 – si terrà in Trentino, il 14 gennaio del 2017, al Mart di Rovereto. Appuntamento importante, che porterà nella città della Quercia – e nei suoi alberghi – centinaia di persone, ennesimo frutto del filo diretto esistente tra il presidente Renato di Rocco e l’assessore provinciale Tiziano Mellarini. E fin qui, tutto bene.

È dei giorni scorsi anche la notizia che Vicenza è candidata per ospitare l’edizione 2020 dei Mondiali di ciclismo, che sarà assegnata a Bergen, in Norvegia, nel settembre del prossimo anno. Gli organizzatori veneti dovranno vedersela con l’Olanda – che l’ha ospitato nel 2012 a Valkenburg, l’anno prima dell’ultima edizione italiana, Firenze 2013 – ma, forti dell’appoggio della Federciclismo, contano di spuntarla.

E qui cominciano le nostre obiezioni. Non tanto a Di Rocco, che giustamente porta avanti le candidature che gli vengono offerte – anche se il Veneto ha già ospitato le gare iridate nel 2004 e nel 1999, sempre a Verona – quanto al Trentino (e quindi proprio a Mellarini), che organizza con grande generosità rassegne ciclistiche “minori” – sia detto con il massimo rispetto – come i Mondiali di mountain bike (peraltro privi della disciplina principe del cross country) ed i campionati italiani delle categorie giovanili, oltre a quelle di tante altre discipline sportive di dubbio se non dubbissimo richiamo mediatico (e sono tante...), dimenticando di dare corpo ad un progetto – quello appunto di un Mondiale di ciclismo su strada – per il quale la nostra provincia ha tutte le carte in regola da tutti i punti di vista, più e più volte vagheggiato ma mai preso seriamente in esame.

Come se il mondo, in questi ultimi sette/otto anni, non fosse cambiato, come se vivessero ancora su un’isola felice, come se il Pil volasse ancora a gonfie vele, i nostri amministratori perseverano nella cura degli “orticelli”, invece di puntare al bersaglio grosso, quello che – dal punto di vista della promozione turistica – garantirebbe un ritorno non già a questa o a quella valle, bensì all’intero territorio provinciale.