Via Claudia Augusta, suggestioni storiche per scoprire i territori
Esplorazioni ispirate dall'antica strada romana che attraversava le Alpi collegando l'area adriatica con il nord e presentava due diramazioni che confluivano su Trento, una da sud e l'altra da est. In questo primo reportage, le "divagazioni" possibili tra Vallagarina e Lessinia
2 - IL CIPPO In una villa troviamo una rara pietra miliare militare
FOTOGALLERY Divagazioni montane sulla via claudia augusta
IMMAGINI A piedi o in bici fra la collina di Trento e la Valsugana
La «Claudia Augusta» era un'antica strada romana, completata nel 47 d. C (imperatore Augusto e poi il figlio Claudio), che attraversava le Alpi collegando l'area adriatica con il nord, cioè l'attuale città bavarese di Augsburg e da qui fino al Danubio.
La via è tuttora oggetto di dispute storiche, nonché di qualche forzatura turistica che tuttavia non ne scalfiscono il fascino.
Stanto alle ricostruzioni più accreditate, sarebbe stata suddivisa in due diramazioni che confluivano su Trento.
La prima partiva dall'antico porto di Altino, nella laguna veneziana, e attraversava la pianura veneta per poi entrare in area alpina nell'attuale provincia di Belluno.
Se ne ipotizza il passaggio di questo ramo, detto «Altinate», da Feltre a ovest verso la Valsugana, Trento, Bolzano, Merano e il passo Resia. Secondo un'altra ipotesi, che potrebbe descrivere in realtà una variante della principale, il percorso da Feltre andava verso nordest, attraversava la città di Belluno e quindi le Dolomiti del Cadore, la val Pusteria e il Brennero.
Le uniche tracce concrete rinvenute chiariscono solo una parte dei dubbi: si tratta di due pietre miliari scoperte in Alto Adige (nel 1552 in val Venosta, a Parcines, vicino Merano) e nel Bellunese (nel 1786 a Cesiomaggiore, vicino Feltre).
Il secondo ramo, detto «Veronensis», collegava Ostiglia (Mantova), importante scalo fluviale sul fiume Po, con Trento dove si univa alla via «Altinate».
La nostra serie di itinerari fra storia e paesaggio ispirati dalla via Claudia Augusta, comincia da quest'ultima diramazione, esplorandone in particolare una sezione a cavallo tra la Vallagarina e il Veronese, per dare sostanza all'idea di fondo di questi suggerimenti per il tempo libero: muoversi sul confine.
Per approfonbdimenti, si può consultare il sito Web dedicato alla Via Claudia Augusta.
Divagazioni montane sulla via Claudia Augusta
Immagini da una perlustrazione ciclistica che ha preso lo spunto dall'antica strada romana che collegava la Baviera e l'alto Adriatico. Una divagazione in Lessina dal tracciato detto «Veronensis», che passava da Trento giungendo da sud, l'altro, «Altinate», viene da est via Feltre e Valsugana [foto: Z. Sovilla]. QUI L'ARTICOLO
Lungo il filo ideale rappresentato da questa strada transnazionale, infatti, possiamo incontrare molte suggestioni che evocano le relazioni tra genti diverse e l'idea del viaggio, dell'incontro e della scoperta, che nel nostro caso sarà in bicicletta o a piedi.
Naturalmente una delle chiavi di questi itinerari è rappresentata dalle digressioni che consentono di disegnare percorsi nei territori, fra natura e testimonianze storiche e archeologiche. Nel nostro caso, per esempio, con una piccola deviazione dalla pista ciclabile dell'Adige, siamo saliti a Isera, per visitare ciò che rimane della Villa romana. Il sito, in pieno centro, presso la parrocchiale, venne alla luce poco dopo la Seconda guerra mondiale, durante gli scavi per la costruzione di un asilo che peraltro distrussero gran parte dei reperti (quelli residui sono esposti al Museo civico di Rovereto).
La villa risale a duemila anni fa, si estende per almeno 300 metri quadrati, in parte esterni e in parte inglobati nell'asilo (si è scavato nel pavimento), edificio da tempo in disuso, assai malconcio e bisognoso di restauro. Nel sito, attualmente in fase di restauro con visite sospese, sono ben visibili mura perimetrali, pareti interne e altri resti di epoca romana.
Procedendo da Isera verso sud, una delle variazioni storico-naturalistiche possibili rappresenta anche una bella sfida sportiva: la salita dal fondovalle a Sega di Ala (nelle foto), sull'altopiano della Lessinia. L'ascesa, quest'anno affrontata anche nell'ultima tappa del Giro del Trentino, propone circa dodici chilometri dai 180 metri slm di Sdruzzinà, presso Ala, ai 1.220 di Sega, dove si schiude un panorama composto di pascoli e verdi ondulazioni collinari, al confine con la provincia di Verona.
La salita è particolarmente impegnativa, conta ben 21 tornanti e diversi tratti che toccano il 20% di pendenza (quella media è del 9%), concentrati nella seconda metà che offre almeno il vantaggio di attraversare il bosco e dunque di essere riparata dal sole. Da Sega, con un ultimo sforzo si potrà raggiungere il vicinissmo passo delle Fittanze (1.400 metri slm) e chiudere l'anello scendendo a Peri, per poi risalire la valle dell'Adige verso Ala.
Chi invece volesse salire a piedi, lascerà quasi subito la stradina asfaltata che sale da Sdruzzinà, per seguire sulla sinistra, sùbito prima del ponte, il segnavia Sat 106 per malga Barognol.
Se la scalata qui descrita è roba da grimpeur, il discorso cambia raggiungendo l'altopiano in auto: qui si potrà poi scegliere tra una varietà di percorsi per mountain bike o trekking (a piedi e a cavallo) per lo più non molto faticosi, su terreno ondulato.
Tra i vari giri della malghe e le altre escursioni segnalate si trovano anche mete panoramiche, come il passo della Morte (giro di sei chilometri, dislivello di 160 metri) dal quale quando il cielo è terso si può scorgere anche il lago di Garda.
Oltre il confine provinciale si entra nel Parco naturale regionale della Lessinia, che si estende sul territorio di tredici veronesi e due vicentini le cui vicende storiche sono narrate al Museo etnografico di Bosco Chiesanuova.
Arrichiscono la biodiversità di quest'area di wilderness ai piedi dei monti i lupi, oggetto peraltro di scontro politico-ideologico esacerbato dopo gli abbattimenti decisi dalla Provincia di esemplari accusati di rpedazione di animali di allevamento.
Un capitolo a sé, ovviamente, sono le escursioni verso le numerose cime che cingono la zona a nordest. La fantasia potrebbe anche disegnare un itinerario alpinistico da rifugio a rifugio verso il Pasubio e gli Altopiani, per scendere infine in Valsugana congiungendosi all'altro ramo della via Claudia Augusta di cui parleremo nelle prossime puntate. (1/continua)