L’INTERVISTA

TRENTO. Dopo il debutto di martedì alla Campana dei Caduti si replica oggi, giovedì 9 agosto, in Piazza Dante a Trento (ore 18) lo spettacolo “A Piedi Nudi. 100 anni dalla fine della guerra” di...


di Katja Casagranda


TRENTO. Dopo il debutto di martedì alla Campana dei Caduti si replica oggi, giovedì 9 agosto, in Piazza Dante a Trento (ore 18) lo spettacolo “A Piedi Nudi. 100 anni dalla fine della guerra” di Sharon Fridman produzione Festival Oriente Occidente. Lo spettacolo replicherà anche sabato 11 agosto ore 14 al Sacrario Militare di Passo del Tonale. È lo stesso Fridman a raccontare la filosofia dello spettacolo

Con quale approccio ci si avvicina ad un tema come quello della guerra?

Viviamo anche oggi in tempi di guerra. Parlare di guerra è parlare di qualcosa che conosciamo molto bene. Giorno e notte soldati muoiono e noi abbiamo a che fare con la morte e la vita. Quando io parlo di guerra parlo di morte e vita. Non parlo del secolo scorso, ma di oggi. Le persone continuano a perdere i loro cari e hanno sempre bisogno di trasformarsi, sono passati 100 anni ma nulla è cambiato Anche solo per le mie origini israeliane vivo costantemente con il concetto di morte e conflitto

Pensando alle scenografie scelte, quanto queste ispirano lo spettacolo?

Traggo ispirazione dallo spazio. Tu vai alla campana e pensi che farai la performance ,sul suolo davanti alla campana, perché quello è il palco e il pubblico è intorno al palco. Ma poi vai lì e non ti senti a tuo agio, è impossibile farlo in quel modo. E poi capisci che il palco esiste già, è quello che c’è all’orizzonte. E tu devi sono entrare in questa scena, non devi crearlo. Lo spazio non solo mi ispira, ma dirige totalmente il mio lavoro. All’idea originale si sovrappone la campana, le montagne e il contesto che danno più potenza alla composizione. Devi ricordare che interagisci con montagne vere, non un poster e sembrano un’immagine da cinema, perché il colore e l’atmosfera sono perfette con una bellissima vista di rovereto. E gli uomini sono così piccoli di fronte a queste montagne e questo anche è un messaggio, un’informazione che dai. Sarà così anche a Trento dove altre suggestioni plasmeranno la coreografia in un modo in cui ancora non conosco

Di cosa parla lo spettacolo?

Lo spettacolo racconta di una donna che ha perso il suo amore. Il processo che viviamo è un tentativo di completare la parte che lei ha perso. In un certo modo la donna impazzisce inizia a cercare con le braccia il suo amore E con le mani crea la forma di questo altro corpo e poi cerca di tenere questo altro corpo vicino con la manipolazione del suo stesso corpo. Poi la sua danza il suo movimento diventa molto bloccato, rigido. C’è confusione perché ha perso qualcosa e sta cercando un nuovo equilibrio. Lei alla fine accetta questa perdita e allo stesso tempo è cambiate per sempre. E lei crea quello che io ho chiamato il “cimitero dell’eleganza”. Tutte le donne si tolgono i vestiti eleganti di prima della guerra e li fanno cadere al suolo e li lasciano lì. Questo cimitero dell’eleganza ci ricorda che bisogna trasformarsi in un’altra cosa. Una riflessione sulla morte, la vita e accettare questa cosa.

Il titolo?

Fragilità. A piedi nudi lo intendo non solo a piedi nudi ma completamente nuda, un modo per rapportarsi con lo spazio, con il terreno, con i corpi degli altri. Questa donna deve passare attraverso i corpi degli uomini per diventare forte, passare attraverso tutta questo dolore a piedi nudi, per sentire tutto. È un processo fisico e psicologico.

Crede che ci potrebbe essere la pace nel mondo?

È qualcosa di cui abbiamo discusso anche con la compagnia. Se ognuno di noi pensasse solo alla sua identità, non ci sarebbero conflitti. I conflitti ci sono perché le persone pensano, il pensiero, una cosa mentale. Ma se noi semplicemente ci concentrassimo sui nostri corpi e accettassimo chi siamo non ci sarebbero guerre per essere qualcun altro. Io sono chi sono e io accetto che molte persone mi amano e molte persone non mi amano. Io accetto questo e non combatto perchè tutti mi amino, ma accetto che qualcuno non mi voglia bene. Questa è la natura dell’essere umano. Siamo come piante differenti. Se noi non pensiamo che tutto debba essere sistematizzato non ci sarebbero conflitti. È più semplice di quello che si pensi.. Ognuno deve essere libero di fare ciò che vuole e non dover per forza tendere a ideali generali o filosofie che ci dividono in gruppi e partiti. Sono sicuro che politici di destra e di sinistra vogliono entrambi una bella vita e che le persone vivano in pace. Ma il modo in cui pensano che debba essere fatta la pace, invece di pensare che cos’è la pace, fa la differenza. Come tra palestinesi e israeliani. Dovremmo sederci insieme parlare di tutte le cose orribili che i nostri governi ci hanno fatto vivere e da qui in poi noi vogliamo semplicemente condividere e vivere insieme. Io spero che possa essere così semplice, non credo ci sia un’altra via. L’unico modo per vivere e svilupparsi.

Oriente Occidente, Arte Sella, la stagione di danza di Trento e Bolzano, ci racconta il legame con la nostra terra?

È un posto in cui posso creare progetti che coinvolge molte persone. Quattro anni fa sono venuto la prima volta e c’era un bel gruppo di persone che hanno partecipato e si è creata una piccola comunità di persone che mi seguono per fare alcuni progetti con me. Rizoma, A piedi nudi, Nido, sono tutti spettacoli che coinvolgono le persone. Rovereto è molto speciale per me, non solo per Lanfranco Cis e con il team di Oriente Occidente, ma anche per le persone che vivono qui. Io credo che verrei qui anche se non ci fosse il festival. Trovo veramente unico che ci sia una comunità così viva. I ragazzi che nel 2014 erano piccoli ora partecipano e hanno scoperto la bellezza del movimento. Ho connessione con le persone, con il luogo, e con il festival e ciò mi da equilibrio tanto che si guarda già a possibilità future.















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