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In alta quota, sulle tracce della Grande Guerra

Le montagne del Trentino ospitano alcune fra le destinazioni oggi più visitate da quanti amano unire al piacere delle camminate il fascino della storia

Tutto il territorio trentino ha vissuto con particolare intensità il primo conflitto mondiale e soprattutto in montagna si conservano ancora molte tracce di quella guerra sanguinosa che sconvolse l’Europa: trincee, fortezze, baraccamenti, gallerie.

Tracce che in alcuni casi sono monumentali e molto ben conservate e che permettono di compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, per imprimere nella memoria quegli avvenimenti, per dare forma e sostanza a ciò che si studia sui libri di storia, per capire davvero i drammi e la vita quotidiana dei soldati.

Visitare i siti della Grande Guerra in Trentino significa anche quasi sempre avventurarsi in alta quota, in escursioni che uniscono la bellezza di paesaggi spettacolari all’approfondimento storico e culturale.

Adamello: le cime che furono testimoni della “guerra bianca”

Tra le località più interessanti sotto questo aspetto ci sono sicuramente quelle del Gruppo dell’Adamello, nel Trentino Occidentale. Cime che hanno davvero fatto la storia: dalla guerra bianca combattuta sui ghiacciai, agli scontri per conquistare punti strategici in alta quota.  Le vette dell’Adamello offrono diverse opportunità di trekking, grazie alla presenza in punti strategici di rifugi alpini che un secolo fa erano avamposti imprescindibili di eserciti e acquartieramenti. Come il Rifugio Ai caduti dell’Adamello, che si può raggiungere dal versante della val Genova o della val di Sole, in maniera non troppo impegnativa.

L’itinerario della val Genova parte dal rifugio Bedole e rimonta il versante sinistro della valle fino al rifugio Mandròn “Città di Trento”. Si prosegue in direzione sud verso la fronte del ghiacciaio dell’Adamello-Mandròn e si risale fino ad arrivare in vista del rifugio a quota 3.040 metri. La struttura, accogliente e funzionale, è punto di partenza e arrivo insostituibile per ascensioni e traversate a quello che cento anni fa fu il teatro della terribile Guerra Bianca. Spettacolare, ad esempio, la salita della Cresta Croce, dove gli Alpini issarono il celebre cannone da 149 mm. Tra rocce rotte e sfasciumi si sale alla panoramica cima della Lobbia, alle spalle del rifugio. Celebre anche il Passo delle Topette. Itinerari emozionanti, ma che richiedono una certa abilità tecnica e attrezzatura adeguata, nonché stabilità atmosferica. L’accesso da passo del Tonale (val di Sole) è ancora più semplice, grazie agli impianti che salgono fino a Passo Maroccaro e da qui al Mandròn, o direttamente fino alla vedretta.

Pasubio: gallerie e guerra di mine

Il Pasubio è una montagna dal fascino indescrivibile: non solo per la bellezza dell’ambiente montano da cui si gode una vista panoramica sulle Piccole Dolomiti e sul lontano Gruppo dell’Adamello-Brenta, ma anche per le tracce di storia che ancora oggi vi si leggono con chiarezza. Teatro di sanguinose battaglie della Grande Guerra, sui Denti Italiano e Austriaco sono ancora evidenti i rovinosi effetti della guerra di mine, che cento anni fa sconvolse l’orografia della montagna.

Per questa escursione si parte da Rovereto, dove si imbocca la SP46 della Vallarsa in direzione Vicenza. Dopo pochi chilometri si seguono le indicazioni per Trambileno sulla SP50 e passando per l’abitato di Giazzera si prosegue fino a malga Cheserle, dove la strada diventa sterrata e si parcheggia l’auto. Qui si imbocca il segnavia 101 in direzione Rifugio Lancia (1.825 metri), a cui si arriva con un’ora abbondante di cammino. Dopo una breve pausa ristoro, si procede sul sentiero 102 in direzione Bocchetta Delle Corde. Si tiene la sinistra imboccando il sentiero 105 (che coincide con l’E5 europeo), fino a raggiungere le pendici del Roite nel versante dell’Alpe Cosmagnon. Giunti alla forcella del Roite (2.095 metri) è facile vedere vario materiale che affiora dal terreno: schegge, pallini, resti di proiettili. Sempre seguendo il sentiero 105, si arriva a un’altra selletta e quindi al Dente austriaco. Si sale costeggiando profonde trincee fino alla zona monumentale e alla croce (2.203 metri). Una piccola selletta separa il Dente italiano da quello austriaco. Per il rientro si ripercorrono i passi dell’andata.