Il magico lago di Levico: relax tra uccelli, pesci e santi
Esplorazioni nel suggestivo specchio d'acqua in Valsugana, un luogo che a tratti offre l’impressione di trovarsi in un fiordo norvegese, passando dalla luce all’ombra della parte interna
In Primiero fra storia e natura nella meraviglia della val Canali
Monte Roèn, malga Romeno: balcone sulla valle dell’Adige
Sebbene non abbia il fascino e il calore del lago Garda, il lago di Levico è importante per la fauna ittica e soprattutto per l’avifauna che qui trova un habitat ideale. A 440 metri sul livello del mare, ha una forma allungata e s’incassa tra il boscoso Colle di Tenna e la Canzana.
A tratti, aggirandolo a piedi o attraversandolo in canoa, offre l’impressione di trovarsi in un fiordo norvegese, passando dalla luce all’ombra della parte interna.
Monte Roèn, malga Romeno: balcone sulla valle dell’Adige
Da qui nasce un ramo del fiume Brenta – anticamente detto “la Brenta” –; l’altro scaturisce dal vicino lago di Caldonazzo. È lungo 2480 m e largo 950 con una profondità massima di 38 metri il che, d’estate, rende la temperatura dell’acqua estremamente calda. A differenza di altri laghi questo non è molto antico.
È nato a seguito di uno sbarramento alluvionale di un vecchio tronco di valle ad opera dei due conoidi del Rio Vignola e del Rio Maggiore, gli unici immissari, peraltro assai ridotti.
Passeggiarvi è sempre un momento di estrema rilassatezza.
Le acque calme, che non conoscono l’onda, provocano una sorta di distensione che, per gli appassionati di climatoterapia, può risultare una terapia antistress assai efficace.
Da sempre il lago è indicato per curare la depressione e l’ansia. Simbolicamente il lago è considerato come un occhio, un occhio spalancato della Terra, un occhio dell’anima. Gli specchi acquatici sono occhi che guardano quindi, mezzi di comunicazione tra chi ci abita e il mondo esterno. Osservano, carpiscono informazioni dal mondo fisico per poi agire di conseguenza.
Ancor oggi in alcune zone d’Italia meridionale gli specchi d’acqua vengono chiamati occhi. Un ovvio legame fra l’occhio e l’elemento acquatico è dato infine dalle lacrime.
Il lago è quindi un luogo per eccellenza in cui risiedono entità sotterranee, fate, ninfe, geni delle acque, che attirano l’uomo per portarlo a stabilirsi nel loro regno. In questi luoghi, ricchi di magia e un tempo circondati da un alone di mistero, ci si è curati e ci si cura con quello che Pindaro definiva il meglio di tutto, l’acqua (Prima ode olimpica). Non per caso Levico porta con sé la denominazione di “Terme”.
Il percorso fa assaporare la diversità arborea, prevalentemente a latifoglie: ontani e salici nella parte orientale, presenza di pini nella parte occidentale, un folto e spontaneo canneto nella parte meridionale.
La fauna ittica – si può ammirare stando comodamente seduti sulle diverse panchine lignee poste lungo parte del percorso – è composta da trote fario, coregoni, lucci, cavedani, scardole, tinche, carpe, barbi, alborelle e anguille.
Ultimamente si sono viste anche diverse tartarughe americane, assai distruttive rispetto agli uccelli acquatici, visto che si nutrono delle loro uova.
Il fascino è arricchito dalla folta presenza di uccelli. Osservarli nei loro giochi, nei loro tuffi, nella rincorsa di qualche preda, è un vero e proprio diletto.
Ci sono le morette tabaccate, i moriglioni, qualche raro fischione, le folaghe, le anatre bianche con mascherina rossa, dai comportamenti apparentemente domestici ma che ben si sono acclimatate assieme ai germani reali autoctoni e ai tarabusi.
E poi i cormorani, grandi tuffatori, le gallinelle d’acqua, i regali quanto comici svassi maggiori.
Sono loro che aprono le danze del corteggiamento e guardare il maschio e la femmina danzare è un’esperienza che lascia il segno. Tra le canne si notano gli uccelli canori come la cannaiola e il cannareccione.
Di passaggio diurno sono i laridi, ovvero il gabbiano comune, il gabbiano reale e la gravina. Questi uccelli utilizzano il lago prevalentemente come sito di ritrovo notturno per poi spostarsi verso le discariche presenti in valle dell’Adige, ed in particolare quella di Ischia Podetti nei pressi di Trento e quella dei Lavini di Marco.
Guardandoli non bisogna mai dimenticare che gli uccelli sono il simbolo del Creatore o sono messaggeri divini e in molte tradizioni, da Oriente a Occidente, il Creatore del mondo è simboleggiato da un essere alato: Simurgh si chiamava in Persia, Grande Madre nel mito orfico.
Nella cosmogonia cananea a deporre l’Uovo originario era una colomba, che nella Genesi ebraica venne ridotta al ruolo secondario di colei che annunciava a Noè la fine del diluvio e la rinascita della vita sulla terra. Per non parlare del simbolismo delle ali. Basti la testimonianza di Isaia, nell’Antico Testamento, per farci capire l’importanza delle ali:
A coloro che sperano in Lui
il Signore rinnovella le forze;
crescono loro ali come di aquila.
Bastano queste poche parole per farci mettere in cammino e dirigere lo sguardo sull’acqua, lì dove gli uccelli ci ricordano la nostra fanciullezza spensierata.
📷 Panoramica aerea sul lago di Levico, Paolo Pedrotti
ITINERARIO
Accesso stradale
Levico Terme (m 520), si raggiunge percorrendo, da Trento, la Valsugana.
Punto di partenza/arrivo
Parc Hotel Du Lac, in Via Lago 2. Ampi parcheggi (a pagamento dal mese di maggio a fino ottobre).
Percorso
Dal Parc Hotel si prende la stradina che costeggia il lago, chiamata da sempre la “strada dei pescatori”, e la si segue fino alla sommità del bacino lacustre.
Quindi, seguendo sempre il contrassegno triangolare con due bande rosse laterali e una bianca centrale in cui spicca un cerchio azzurro (simbolo del lago), si arriva sulla sponda occidentale: la si attraversa tutta fino ad entrare, a sud, nel Biotopo Canneto, si superano il campeggio e il Lido tenendosi poco all’interno per arrivare, infine, al punto di partenza.
Tempi: Ore 2.30/3
Dislivello: nessuno.
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]