ITINERARI

In Primiero fra storia e natura nella meraviglia della val Canali

Proposta per un percorso circolare nel cuore delle Pale di San Martino, una delle più belle scenografie alpine: nel contrasto tra il verde dei prati e le rocce risuona l'eco di tanti secoli di vita e di fatiche delle comunità locali
LEGGENDE Val dei Mocheni, a malga Pletzn-Perg
PERCORSO Rifugio Potzmauer e dintorni
VAL DI SOLE Valpiana: tra miracoli, streghe e fate


FIORENZO DEGASPERI


Malga Canali (m 1307), rustica e accogliente malga a conduzione familiare situata nella splendida e suggestiva val Canali, è stata trasformata in agriturismo già da qualche anno ed è raggiungibile comodamente in automobile.

Noi abbiamo scelto un percorso circolare che ci permette di entrare nel cuore di questa valle incastonata nelle Pale di San Martino, le quali fanno da anfiteatro naturale offrendoci una delle più belle scenografie alpine. Il percorso ci porta a toccare i ruderi della malga Pradidali, protetta dai soprastanti pinnacoli della Cima d'Ostio e della Cima di Sedole.

Malga Canali (foto in alto), a Tonadico, appartiene ancor oggi ai conti Welsperg. Questa antica famiglia ottenne in feudo la valle di Primiero il 22 settembre 1401 per volontà di Leopoldo IV, come atto di riconoscenza per aver aiutato il padre Leopoldo durante la battaglia di Sempach nel 1386.

I Welsperg erano feudatari della Pusteria – ancor oggi esiste il castello e il paese porta il nome della potente famiglia – e l'investitura del feudo del Primiero portò alla famiglia non solo i diritti dinastici di giurisdizione, di caccia, di aprire e coltivare miniere, di erigere dazi, d'incassare decime e livelli, di fabbricare e distruggere castelli, d'armare e disarmare i sudditi, di possedere terreni boschivi e pascoli, ma anche diritti che solitamente spettavano ai principi: scavare il sale, coniare monete, concludere contratti commerciali con stati esteri.

Per la valle del Primiero questa infeudazione significò legare le proprie sorti a quelle della famiglia Welsperg – i cui interessi non sempre erano generosi e benevoli – per secoli, quasi fino alla sua estinzione.

Comunque oggi la malga è uno dei punti di riferimento culturali e gastronomici più importanti della valle del Primiero.

Dei tempi antichi sono rimaste nel ricordo – e nelle leggende – le guane, che abitavano nel fitto del bosco della Val Canali, ai piedi del maniero Castel Pietra che incontriamo all'entrata della valle stessa.

Per secoli i giovani dei villaggi si sfidarono in prove di coraggio che consistevano nel cercare di individuare ove fosse nascosta la casa delle guane, ma non riuscirono mai a trovarla e, anzi, alcuni di quei poveri disgraziati non tornarono mai più a casa.

Ne sanno qualcosa i pastori delle malghe che circondano la valle, che spesso s'imbattevano in questi esseri fatati. Non sappiamo se nella rovina di malga Pradidali ci sia proprio lo zampino delle guane.

Infatti la malga Pradidali era famosissima per l'acqua miracolosa che vi scorreva vicino ed è risaputo quanto gelose delle proprie acque siano le guane, esseri acquatici per eccellenza, e anche quanto possono essere vendicative: prima ammaliavano con la loro bellezza l'incauto pastore o viandante, poi lo trascinavano nelle prigioni buie di Castel Pietra. Allora apparivano strane luci e correvano sugli spalti, illuminando le stanze del palazzo principale: erano gli ultimi segni di vita, poi dei disgraziati si perdeva ogni traccia.

Un tempo, ovvero durante la Serenissima, il latte della malga, così come quello delle malghe della valle del Vanoi (Lagorai), era famoso per la produzione del botìro, del burro: un burro particolare, dal colore giallo paglierino che sfuma nell'oro e dal profumo moderatamente aromatico grazie alla ricchezza floreale del pascolo.

La consistenza morbida, facilmente spalmabile, veniva accolta in stampi di legno, intagliati con l'originale disegno di un bouquet di fiori di montagna, riprodotto oggi anche sulla carta in cui vengono avvolti i panetti. Questo burro era venduto sui banchetti del mercato di Venezia.

La qualità era eccezionale, sia per la ricchezza floristica dei pascoli di queste valli ricche d'acqua che per l'accurata lavorazione, che consentiva di ottenere un prodotto conservabile per molti mesi.

Le malghe locali, un tempo molto numerose, riservavano gran parte della panna alla produzione di burro, tanto che il formaggio, molto magro, era quasi un prodotto residuale.

A fine estate i grossi pani di burro venivano trasportati nei paesi di fondovalle e conservati in cantine fresche. Tolta la piccola parte che restava a disposizione della popolazione locale a prezzo calmierato, il resto del burro nel mese di dicembre prendeva la via di Treviso e Venezia, dove veniva smerciato dalla confraternita dei butirranti.

Questa produzione tradizionale era quasi totalmente persa, ma rimaneva ancora vivo il ricordo dell'eccezionale sapore del burro prodotto fino a qualche decennio fa su questi alpeggi. Oggi un presidio Slow Food si propone di rilanciare la produzione del botìro di malga a panna cruda, ripresa da due anni dal caseificio comprensoriale di Primiero.

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Accesso stradale

La Val Canali si raggiunge deviando a sinistra dalla strada di collegamento Fiera di Primiero – Passo Cereda: indicazioni "Villa Welsperg – Centro visitatori Parco Paneveggio-Pale di San Martino".

Nella stagione estiva la Val Canali è raggiungibile con servizio di bus navetta (APT tel. 0439 62407).

Punto di partenza/arrivo

Località Cant del Gall (m 1178)

Percorso

Al bivio (m 1178), nei pressi dell'hotel Cant del Gall, prendiamo a sinistra il segnavia n. 709 (per il Rifugio Pradidali), toccando l'albergo La Ritonda e la Baita Don Bosco, salendo quindi lungo la Val Pradidali fino ad incontrare, sulla destra, una strada forestale che ci conduce alla soprastante malga Pradidali (m 1428, utilizzata fino agli anni '60, ora abbandonata, era famosa un tempo per la qualità dell'acqua).

Seguiamo quindi la stradina verso oriente che ci conduce, con leggero saliscendi e transitando per la conca del Pra d'Ostio, nei cui prati sono adagiati diversi masi che hanno mantenuto la tipologia edilizia di un tempo, fino alla malga Canali (m 1307).

Rientro: si scende sulla sottostante strada e la si segue (segnavia n. 707, la stessa che scende dal rifugio Treviso) fino al punto di partenza, costeggiando le spumeggianti acque del torrente Canali.

Tempi

2 ore complessivamente.

Dislivello

m 250 circa

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]













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