Val dei Mocheni, malga Pletzn-Perg: nella terra dei nani minatori
Nell'incantevole Valcava, una storica fattoria e agriturismo che evoca un mondo fiabesco, ricco di leggende e descritto anche dal celebre studioso Giuseppe Sebesta. Una delle storie più intriganti coinvolge un luogo che si passa per raggiungere la malga: la sottostante frazione dei Marcheli
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VALSUGANA Lago di Santa Colomba, tra canope e antichi sentieri
La salita verso la malga Pletzn-Perg (=dal tedesco Berg, montagna), nell'incantevole Valcava, non ci conduce soltanto a questa struttura, posta su una delle più arcaiche vie di collegamento tra la val dei Mocheni e la Valsugana (Roncegno), tramite il passo Töll o della Portella (=porta), ma ci introduce in un fiabesco mondo fatto di storie confuse con le leggende.
Un mondo descritto egregiamente da Giuseppe Sebesta nel suo Fiaba-Leggenda dell'alta Valle del Fèrsina e Carta d'Identità delle figure di fantasia (edito dal Museo provinciale degli usi e costumi della gente trentina, San Michele, 1973).
Le valli mòchene sono terra di miniere, di minatori, i famosi canopi provenienti dai paesi poveri della val d'Ultimo, val Martello o dalla Baviera. E le miniere portano con sé il magico popolo dei nani, delle anguane, dell'ebreo errante e dei Venediger, i veneziani, probabilmente i compratori del pregiato minerale che si estraeva dalle viscere della terra.
Proprio la Valcava offre diverse intriganti storie. Una di queste coinvolge i luoghi che noi calpestiamo per raggiungere la malga e gli abitanti della sottostante frazione dei Marcheli.
Si narra che qui c'era una vecchia miniera che offriva dell'ottimo argento ma, con il passare del tempo, i minatori si erano dimenticati del patto stretto con i nani della miniera. Anche ne avevano imprigionati due, torturandoli perché svelassero l'ubicazione di nuovi filoni. Uno era morto, l'altro era riuscito a fuggire.
Un tal Gasparo, della frazione dei Marcheli, un giorno mentre saliva verso la Portella, sentì le chiacchiere di due persone e le loro risate.
"Io", diceva uno, "ho spostato il Ponte di Pecori."
"Io", spiegava il secondo, "ho spostato il Dosso delle Fraghe (=fragole) e l'ho perfino trasformato... Ma che bel ridere, che bel ridere che faremo da domani in poi. Ma che bel ridere..." Sussurrarono in coro.
Avrà ben da ripetere Gasparo che la miniera si trova in dritta retta fra il Ponte di Pecori e il Dosso delle Fraghe! Il canto del gallo fu il segnale della scomparsa dei due nani.
Allora Gasparo scese da un albero dove si era nascosto e fece ritorno alle case sottostanti, raccontando quello che era successo ai canopi presenti. Ma questi lo derisero.
Poi ci pensarono un momento e si decisero a salire in Valcava. Ritornarono al Ponte di Pecori e al Dosso delle Fraghe. Tirarono un sospirone perché il ponte c'era così come il Dosso. Il sospirone però si smorzò in gola. Della miniera nessuna traccia. Per quanto si cercava, non si riusciva a trovare l'entrata. Così Valcava, dopo molte altre ricerche, fu abbandonata da quei minatori e nella loro testa la miniera divenne soltanto un meraviglioso ricordo.
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Questo racconto è legato al clan dei Marcheli. La gente ricorda ancor oggi che un certo Paolo Marchel, una volta trovato l'oro nella valle, se ne andò per sempre, al di là della Portella.
In questi luoghi non c'erano soltanto i nani minatori. Soprattutto i pastori di pecore e capre, grandi frequentatori dei pascoli alti, s'imbattevano spesso nello Schratl, un piccolo ometto con una giacchettina rossa e un rosso cappellino.
Lo si trovava vicino alle stalle, dove era intento a far uscire le pecore al mattino e a ricondurle dentro nella stalla alla sera. E così ogni notte.
Poiché i pastori, grati per il servizio svolto, videro che era a piedi nudi, si promisero di regalargli un paio di scarpe rosse. Una volta fatte le lasciarono davanti alla porta d'entrata della stalla. L'ometto arrivò, si mise le scarpe, ballò tutt'intorno di gioia e disse: "Oggi ancora!" E nessuno più vide lo Schratl. Questo è un evento assai comune, riscontrabile nelle storie e leggende di moltissimi luoghi delle Alpi. Una volta che si regala una qualche cosa all'ometto, questo scompare, come se si fosse liberato di un'incombenza dovuta.
In Valcava, vicino alla vecchia segheria, vi abitava anche un fabbro dal piede equino. Un giovane pastorello strinse con lui amicizia e il fabbro, per amicizia, gli svelò un segreto: fabbricava talleri freschi di conio. Ne regalò tre al pastorello che, imprudentemente, li spese un giorno di festa al mercato di Palù.
I gendarmi di Pergine s'insospettirono e quando scoprirono tutto, si misero a rincorrere i due. Il fabbro morì d'un colpo per la troppa fatica, per via di quel piede equino.
Il giovane pastorello riuscì a scavalcare la Portella mettendosi in salvo sull'altro versante della montagna.
Qualcuno, molto tempo dopo, mise in giro la chiacchiera che una volta all'anno, verso l'imbrunire, si poteva vedere la figura di un uomo passare furtivamente attraverso il Runeck per raggiungere Valcava. Poi ritornava indietro con un gran sacco sulle spalle.
Ogni passo che noi facciamo su questi sentieri porta con sé il ricordo di queste leggende che ci aiutano a capire questo territorio arduo e aspro e a farci sognare.
La malga che noi oggi vediamo non è il frutto di una ristrutturazione, ma è stata costruita ex novo rispettando l'architettura tradizionale, usando quindi solo pietra a vista, barbacani, travature in legno, tamponamenti e perfino grondaie in legno, e copertura del tetto in scandole con le caratteristiche stanghe bloccate da numerosi sassi.
Una malga nuova quindi, segno di una valle, la val dei Mòcheni, che vuole resistere tenacemente e difendere il proprio legame con la tradizione rurale. Nella parte bassa troviamo la stalla con annesso il caseificio e, poco più in alto, collegata da una scalinata di legno, la struttura agrituristica.
ITINERARIO
Accesso stradale:
La località Acleri si raggiunge da Pergine Valsugana percorrendo la splendida val dei Mòcheni in direzione San Felice (Fierozzo) fino ad incontrare la località Hachler (segnalata).
Punto di partenza/arrivo:
Località Acleri (m 1290), comune di Fierozzo/Vlarötz, sebbene a pochi chilometri da Palù del Fersina/Palai en Bersntol.
Percorso:
Dal parcheggio si risale la stradina forestale asfaltata – segnavia “Agritur Malga Pletzn”, sentiero n. 324 o Sentiero Europeo E5 –, fino alla malga (m 1650), transitando per gli antichi baiti-masi delle località Rinder e Mous immersi nella vegetazione della Valcava.
La strada forestale è chiusa al transito e solo i gestori della malga rilasciano opportunamente i permessi.
Rientro: dalla stessa.
Tempi:
2 ore andata e ritorno.
Dislivello:
Poco più di m 360
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]