la strage

Il padre che ha ucciso moglie e figlia: "Ero ossessionato dal peso dei debiti"

L'architetto 57enne ha ammesso le proprie responsabilità davanti al gip in ospedale

MONZA

MONZA. Alessandro Maja ha ammesso le sue responsabilità e spiegato il brutale omicidio della moglie e della figlia con "l'ossessione per i debiti".

L'uomo, architetto, ha risposto alle domande del gip Piera Bossi, durante il suo interrogatorio di garanzia che si è svolto oggi, 13 maggio, nel reparto di psichiatria dove il 57enne di Samarate (Varese) è ricoverato subito dopo essere stato arrestato per aver ucciso la moglie Stefania Pivetta, 56 anni, la figlia Giulia di 16 anni e aver aggredito quasi a morte il figlio maggiore Nicolò, 23 anni.

Lo ha confermato all'ANSA il suo avvocato, Enrico Milani. "Ha risposto sofferente alle domande", ha detto il legale. "Quella sera ha spiegato di aver cenato con la famiglia come sempre, di aver lavato i piatti". Poi i ragazzi sono saliti "nelle loro stanze", ha continuato Milani, "la moglie si è messa a dormire sul divano e lui ha continuato a passeggiare per casa senza smettere di pensare al peso dei debiti che viveva come insopportabili". Poi, le aggressioni che "lui non sa spiegare, non sa dire perché ha agito così".

Maja ha confermato di aver "colpito prima la moglie, poi la figlia e infine il figlio con un martello", ha aggiunto l'avvocato, "e di aver usato il trapano su di sé per uccidersi". Infine Maja ha detto di non aver sedato nessuno prima della strage.