Enrico Leita: gli anni delle battaglie per rinnovare l'agricoltura trentina
A Tuenno incontriamo l'ex leader del movimento giovanile dell’Unione contadini e poi consigliere provinciale, oggi 82enne, che ripercorre in questa intervista le tappe che hanno portato a conquiste fondamentali, dal servizio pubblico di assistenza tecnica all’istituzione del fondo di solidarietà per le calamità atmosferiche
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Per raccontare la storia numero 4 di come eravamo, ci siamo recati a Tuenno per incontrare Enrico Leita. Conosco Enrico, da quando aveva poco più di vent’anni, e ora ne ha 82.
Con papà Giulio, aveva iniziato a lavorare in azienda all’età di 14 anni. A 20 anni entra giovanissimo nel movimento giovanile dell’Unione contadini diventandone delegato provinciale e regionale.
«Fu un periodo di grandi battaglie sindacali con dall’altra parte del tavolo il potere della Provincia con la giunta in testa. Quando incontravo con il comitato provinciale la Giunta Provinciale presieduta da Bruno Kessler, uomo della concretezza e delle decisioni coraggiose erano forti le discussioni ma anche parecchie le conquiste ottenute».
Una delle principali rivendicazioni del movimento giovanile era l’autogoverno contadino. In quest’ottica all’età di 40 anni Enrico è diventato consigliere provinciale su indicazione del mondo agricolo e del movimento giovanile dell’Unione contadini in particolare.
Enrico, qual è il suo ricordo dei 5 anni di consigliere provinciale, che la portarono fra l’altro in Uganda in rappresentanza del consiglio provinciale?
"Nel ruolo di consigliere provinciale ho avuto modo di rappresentare il mondo agricolo trentino. Fu per me un periodo di grandi ambizioni e di ideali, cardini della mia vita personale ed ideologica.
È stato un periodo nel quale ho avuto modo di condividere progetti importanti a favore del mondo agricolo e particolarmente dei giovani in collaborazione con persone di valore come lei, Carlo Bridi, Bruno Kessler, Enrico Pancheri, Spartaco Marziani e Pierluigi Angeli, oltre ad altri personaggi pubblici illustri dell'epoca con i quali ho condiviso esperienze rilevanti etiche e sociali».
Ma nello specifico cosa ricorda delle grandi battaglie sindacali di quell’epoca, trainate particolarmente dal Movimento giovanile del quale ero a capo?
«In quell'epoca, si sono gettate le basi del grande sviluppo dell'attuale politica inerente l'agricoltura trentina, si veda la concretizzazione del servizio di assistenza tecnica assicurata dall'allora ESAT.
Non dimentichiamo che i contadini e particolarmente i giovani sentivano forte la carenza di un’assistenza tecnica agricola che fino a quel momento era principalmente nelle mani dei rappresentanti delle ditte che vendevano antiparassitari e anticrittogamici, salvo quella parte che riuscivano ad assicurare i Club dei 3P, affiliazione del movimento giovanile dell’Unione contadini.
Con l’arrivo dell’Ente di sviluppo venne istituito un servizio di consulenza tecnica pubblica alle aziende, ma come categoria abbiamo voluto conservare la gestione di questo servizio attraverso i comitati agricoli comprensoriali, democraticamente eletti da tutti gli iscritti al servizio contributi agricoli unificati (Scau).
Altra conquista ottenuta con le legge 39 del 1976 - prosegue Enrico Leita - fu la creazione dell’albo professionale agricolo, vecchia richiesta del movimento giovani di Coldiretti a livello nazionale. Fummo i primi in Italia ad ottenere una legge del genere. Ma attenzione, il servizio era gestito anche questo dai comitati comprensoriali e dell’ESAT.
Poi ci fu l’istituzione del fondo di solidarietà per le calamità atmosferiche, con la costituzione del consorzio di difesa produttori agricoli (Codipra) oltre ad altre iniziative ad oggi esistenti a sostegno del mondo agricolo.
Al periodo nel quale ero consigliere provinciale risale anche il viaggio in Uganda con l'associazione Acav, all'epoca da lei presieduta, Bridi, nel quale ho potuto toccare con mano come aveva operato in modo costruttivo ed encomiabile in terra africana.
Ho avuto modo di constatare di persona quanto era importante la necessità di dare aiuto concreto alle popolazioni del luogo. Il grande intervento di Acav in quegli anni è tangibile tutt'oggi per quanto riguarda progetti umanitari inerenti l'agricoltura e l'acqua potabile con la costruzione di migliaia di pozzi ancora presenti in Uganda. È importante riconoscerlo e darne merito tutt'oggi, riconoscendo che anche in questo campo il Trentino ha saputo essere antesignano».
[nella foto, Enrico Leita durante il viaggio in Uganda]