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Marco Bellocchio ospite del BCT Festival di Benevento

(ANSA) - BENEVENTO, 24 MAG - Il regista Marco Bellocchio è il primo artista annunciato come ospite del prossimo Bct, il Festival Nazionale del Cinema e della Televisione Città di Benevento che si terrà dal 21 al 25 giugno nel capoluogo sannita. Reduce dal successo di 'Rapito', il suo ultimo film presentato al Festival di Cannes, Marco Bellocchio sarà protagonista nella centralissima Piazza Roma il 22 giugno di un incontro pubblico nel corso del quale riceverà il premio alla carriera del Festival Nazionale del Cinema e della Televisione. La conferenza stampa di presentazione della prossima edizione del Festival si terrà invece il prossimo 8 giugno (ore 15) presso l'Università degli Studi del Sannio a Benevento. (ANSA).

Addio Maria Giovanna Maglie, giornalista controcorrente

di Michele Cassano (ANSA) - ROMA, 23 MAG - Spirito libero, formidabile parlantina e risata contagiosa, Maria Giovanna Maglie esprimeva le sue idee, spesso controcorrente, con grande nettezza, guardando dritto negli occhi i suoi interlocutori. E' la dote che le riconoscevano tutti, i suoi estimatori e i suoi avversari, che furono molti nella sua carriera di giornalista, capace di spaziare dalla tv, alla radio, ai quotidiani, fino alla saggistica. Non a caso era richiesta come opinionista in molti programmi tv, sia di informazione che di intrattenimento, perché le sue uscite causavano spesso spaccature nel dibattito. Il suo nome creò anche divisioni nel governo gialloverde nel 2019, quando la Lega la voleva alla conduzione di una striscia serale dopo il Tg1 e il Movimento 5 Stelle si oppose. A dare notizia della sua morte è stata l'amica Francesca Chaouqui, che era accanto a lei al momento del decesso. "E' tornata questa mattina alla Casa del Padre - ha scritto su Twitter -. È stata portata al San Camillo Forlanini la scorsa notte per una complicazione venosa ed è spirata poco fa. Ero accanto a lei, ha lottato fino alla fine come sempre. Adesso è in pace". Nell'ultimo periodo la giornalista, 70 anni, aveva subito alcuni interventi chirurgici seguiti da diverse complicazioni, di cui lei stessa aveva dato notizia sui social. "Sono in ospedale per una serie di interventi chirurgici da quasi due mesi - aveva scritto lo scorso dicembre su Twitter, rispondendo a quanti si chiedevano il motivo della sua assenza dalla tv -. Ecco la ragione della mia latitanza. Spero di riprendermi al più presto e tornare come prima, per ora fatemi tanti auguri". Poco prima Maglie aveva avuto un malore durante la maratona elettorale del programma Quarta Repubblica su Retequattro. Nata a Venezia, Maglie si trasferì a Roma nei primi anni sessanta. Iniziò a lavorare come inviata in America Latina per l'Unità, giornale che lasciò presto per divergenze ideologiche con il Partito Comunista. Fu poi, grazie alla vicinanza con Bettino Craxi, che nel 1989 venne assunta in Rai. Nel 1990, allo scoppio della prima guerra del Golfo, fu inviata in Medio Oriente per il Tg2. Divenne poi corrispondente da New York fino al 1993. Fu costretta a dimettersi quell'anno per uno scandalo legato alle sue note spese, che finì con l'archiviazione l'anno successivo. Lei spiegò che quei rendiconti, anche se più alti rispetto ad altre sedi, erano giustificati dal lavoro in più che svolgeva e provò invano a rientrare in Rai. Lavorò quindi per diversi quotidiani come il Giornale e Il Foglio, oltre che per Radio Radicale, Radio 24 e Dagospia. Fu anche scrittrice: tra i suoi libri la biografia di Oriana Fallaci, alcuni saggi di politica internazionale e da ultimo una ricostruzione della scomparsa di Emanuela Orlandi. Era nota al grande pubblico per la sua presenza in tv come opinionista non solo di politica, anche in programmi come l'Isola dei famosi e La vita in diretta. Tanti ricordano l'imitazione che faceva di lei ad Avanzi su Rai3 Francesca Reggiani. Vicina a idee sovraniste, negli ultimi anni aveva contestato le politiche sulle vaccinazioni durante la pandemia e la strategia della Nato sulla guerra in Ucraina. Ebbe dei contrasti anche con l'Ordine dei giornalisti, che lasciò nel 2016. Sostenitrice di Matteo Salvini, fu proprio il segretario della Lega - come lei stessa raccontò - ad indicarla per la striscia che fu di Enzo Biagi dopo il Tg1 nel 2019, durante il governo gialloverde, ma l'opposizione del Movimento 5 Stelle fece naufragare il progetto. "Forte, intelligente, combattiva, una professionista seria e sempre pronta al confronto. Ci mancherà", scrive la premier Giorgia Meloni. "Buon viaggio Maria Giovanna, amica dalla voce forte e originale, oratrice appassionata, giornalista e intellettuale raffinata, soprattutto donna coraggiosa, indipendente e libera", è il ricordo di Salvini su Twitter. (ANSA).

Springsteen in sneakers accende il Circo Massimo

(di Paolo Biamonte) (ANSA) - ROMA, 22 MAG - E a Roma poi arriva Bruce. Bastano poche note di "My Love Will Not Let You Down" per spazzare tutti i dubbi. Sono passati sette anni da quando aveva suonato al Circo Massimo e ci sono di nuovo 60 mila anime scelte del popolo del Boss, rassicurate dal fatto che accanto a Springsteen c'è ancora la E Street Band, la più potente macchina da live che il rock abbia prodotto negli ultimi decenni. Tutti insieme per celebrare questo magnifico rito alimentato dal fatto che queste canzoni sono pezzi di vita di tutti quelli che le conoscono e che dal vivo acquistano una dimensione diversa, percorse come sono da un'energia incontenibile. A Roma ha piovuto durante la giornata ma è quasi inutile dire che le condizioni meteo e il fango non hanno scoraggiato nessuno. Puntuale alle 19.30 Bruce Springsteen sale sul palco: le polemiche per il concerto di Ferrara sono superate, soprattutto sono superati i timori di quanti pensavano di vedere un artista in declino. Il Boss oggi indossa le sneakers e non più gli stivali, per lui una sorta di rito di passaggio verso un'età diversa. Rispetto al passato il concerto è più simile a uno show tradizionale, nel senso che la scaletta è più o meno la stessa di tutte le altre tappe e la durata è "solo" tre ore: al rito sono stati tolti il momento dei brani a richiesta e quella tensione ad andare oltre i limiti di chi è sul palco e di chi ascolta, quando le varie città si sfidavano su quale concerto avesse stabilito il record di durata (il calcolo scattava dopo le quattro ore). Qualcuno dei musicisti mostra i segni di interventi di chirurgia, Bruce non corre, non sfida l'età come fa Mick Jagger, non sale più i gradini del palco saltando ma fa quello che deve fare: il concerto di uno dei più grandi rocker della storia. La E Street Band continua ad essere una macchina da musica straordinaria. E in questa versione "Big Band" aumenta la sua potenza di fuoco, senza perdere la capacità di cogliere anche le minime sfumature. "Ghost of my Hometown" si arricchisce di tamburi e fiati da fanfara, "No Surrender" è un chiaro messaggio al pubblico e al mondo, con Steve Van Zandt che suona una chitarra con i colori della bandiera ucraina. Poi arrivano in sequenza "Darkness on the Edge of Town", "Promise Land", prima di una versione torrenziale e travolgente di "Kitty's Back". Da vero Boss, Bruce si è ripreso il ruolo di chitarra solista, con il suo stile aggressivo: Steven sul palco suona l'essenziale ma conferma di essere una delle seconde voci più importanti del rock. A Nils Lofgren, il chitarrista che umiliò un giovane Springsteen e la sua band al primo concerto della carriera a San Francisco, si abbandona a uno dei suo assoli da super virtuoso solo in "Because The Night", che continua ad essere uno dei momenti più intensi del concerto. "Nightshift", pescato dal recente album di cover soul "Only The Strong Survive", aveva fatto storcere la bocca a più di un fan: dal vivo il brano dei Commodores diventa una celebrazione della Black Music con i coristi a disegnare vocalizzi. "Mary's Place" e l'amatissima "E Street Shuffle" precedono il primo momento di pausa, con l'acustica "Last Man Standing" dedicata al fondatore dei Castiles, la prima band di Bruce, George Theiss, morto nel 2018. "Siate buoni con voi stessi e con chi amate" dice Springsteen nella presentazione. Poi comincia una sequenza ininterrotta di classici, "She's The One", "Badlands", aperta da uno dei più iconici fill di batteria di sempre, "Thunder Road", con l'intera prima strofa cantata in coro dal pubblico, "Born In The Usa" dove Max Weinberg sprigiona tutto il suo virtuosismo da erede dei grandi batteristi da Big Band, "Born To Run", "Bobby Jean". Il concerto si avvia alla fine: in "Glory Days" rinasce la coppia da cabaret Springsteen-Van Zandt, "Dancin' In The Dark", "Tenth Avenue Freeze Out", con le immagini di Clarence "Big Man" Clemmons e di Danny Federici, i due componenti storici che non ci sono più. Si chiude con Springsteen da solo con la chitarra a salutare i fan innamorati con "I'll See You In My Dreams". Poco meno di tre ore con la E Street Band con i vecchi amici Roy Bittan piano e sintetizzatori, Nils Lofgren chitarra e voce, Garry Tallent basso, Stevie Van Zandt chitarra e voce, Max Weinberg batteria, Soozie Tyrell violino, chitarra e voce, Jake Clemons sassofono, Charlie Giordano tastiere cui si aggiungono l'ormai consueta sezioni di fiati e quattro coristi. Ad assistere al concerto una line up di star e rock star da Oscar: Sting, Nick Mason dei Pink Floyd, Nick Cave, Lars Ullrich dei Metallica, più Chris Rock, Isla Fisher, Woody Harrelson. Tra gli attori italiani Edoardo Leo, Luca Marinelli e Giuseppe Battiston. Nessuno può sfuggire alla magia di un concerto di Springsteen: il tempo passa anche per lui che ormai è un uomo ricchissimo (ha venduto il suo catalogo per 500 milioni di dollari), frequenta gli Obama e gli Spielberg e non è più l'eroe blue collar di un tempo: la voglia di essere ancora The Boss non l'ha persa perché in fondo anche lui sa che il mondo è pieno di gente che grazie a lui ha scelto di non arrendersi. Bruce Springsteen e la E Street Band torneranno in Italia il 25 luglio all'autodromo di Monza. (ANSA).

Lizzo, non ho paura di affrontare temi importanti

(ANSA) - ROMA, 21 MAG - "Quando ho deciso di dedicarmi a una musica che fosse positiva, volevo avere la possibilità di contribuire a un reale cambiamento positivo al mondo". Parola di Lizzo, popstar multiplatino vincitrice, fra gli altri, di quattro Grammy e un Emmy, classe 1988 (ha da poco compiuto 35 anni), che ha appena ricevuto negli Usa l'Elevate Prize Catalyst Award, in riconoscimento del suo impegno per la giustizia sociale, orientato a un cambiamento positivo e utilizzando la sua piattaforma per amplificare il lavoro di altri attivisti. "Destino l'intero premio al mio quarto Juneteenth Giveback (l'asta silenziosa benefica organizzata dalla musicista in occasione del Juneteenth, la festa federale che il 19 giugno commemora negli Usa la liberazione degli schiavi afroamericani). I proventi -ha aggiunto la cantante ringraziando per il riconoscimento - aiuteranno le organizzazioni che operano sul campo per supportare le comunità nere e i loro quartieri. Abbiamo avuto tre anni di grande successo e questo sarà l'anno più bello di sempre": Lizzo (all'anagrafe Melissa Viviane Jefferson) è un emblema della body positivity, e da sempre si impegna sul piano sociale, dalla battaglia contro il razzismo alla difesa dei diritti Lgbtq+. Un aspetto che emerge anche in Love, Lizzo il documentario/ritratto su di lei diretto da Doug Pray, disponibile da fine novembre negli Usa su Hbo Max ma ancora non arrivato in Italia. "In Love, Lizzo "volevo dare delle risposte su di me una volta per tutte, anche per non sentirmi fare sempre le stesse domande - ha spiegato la popstar quando è intervenuta negli incontri di Deadline contenders, dedicati ai principali documentari e programmi 'unscripted' della stagione-. Non ho mai paura di affrontare temi importanti, ne' di parlare degli attacchi che mi arrivano, anzi, non vedevo l'ora, nel documentario, di dire come la penso. Per me questo film è stato catartico". Molte persone "che incontro e con cui ho il piacere di collaborare, mi chiedono spesso come faccia a lavorare così tanto. Penso di essere nata per farlo, mi diverte" e "ho sentito di poter parlare con il documentario del mio arrivo nel mondo della musica, delle esperienze che faccio, del vivere sotto i riflettori". La popstar non ha messo veti durante la lavorazione di Love, Lizzo: "Ho pensato fosse importante continuare a muovermi a vivere come se non ci fossero le telecamere, non volevo che qualcuno avesse l'impressione che stessi fingendo perché è qualcosa che non mi piace vedere neanche da telespettatrice. Devo fare i miei complimenti a Doug perché è riuscito a fare una sintesi bella e potente di tutte le cose che mi stavano succedendo in quel periodo". Nel film appare spesso anche il compagno della popstar, il comico e musicista Myke Wright: "Non pensavo si sarebbe visto così tanto all'inizio, ma non potevo fermare la mia vita per il documentario, non sarebbe stato giusto neanche nei miei confronti. Penso si mostri in modo onesto la mia prospettiva sul nostro rapporto, senza che io parli anche per lui". Lizzo non ha paura di nuove avventure artistiche, come ha dimostrato anche il suo cameo nella terza stagione The mandalorian dove ha interpretato La duchessa di Plazir-15. Un'occasione che le ha permesso di 'incontrare' il personaggio per il quale ha una vera passione, Baby Yoda: "Devo dire che Grogu è il più cool - ha spiegato -. Sul set divide i suoi snack con tutti. E' molto umile e la sua forza continua a crescere". Quando le hanno chiesto se la duchessa di Plazir sarebbe mai potuta essere la protagonista di un film o di una serie a se', lei ha risposto con humour: "Qualcuno ne parli con George Lucas, Jon Favreau e la Disney perché io sono pronta a attraversare il mondo di Star Wars". (ANSA).

A Parigi l'omaggio di Lino Musella a Eduardo De Filippo

(ANSA) - ROMA, 20 MAG - L'attore Lino Musella porta in scena a Parigi il suo spettacolo dedicato a Eduardo De Flippo e alle battaglie condotte dal grande drammaturgo in difesa della cultura. Grazie alla collaborazione con il Teatro della Toscana e il Théâtre de la Ville di Parigi, "Tavola tavola, chiodo chiodo...", titolo della pièce prodotta dalla Elledieffe e dal Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, è in programma nella capitale francese domani, 21 maggio (ore 19), nell'Espace Cardin nell'ambito di "Chantiers d'Europe 2023". Tra i titoli di maggior successo delle ultime stagioni teatrali, l'allestimento, in tournée da tre anni, è valso a Lino Musella il riconoscimento di "miglior attore" nel 2022 al Premio Le Maschere del Teatro italiano. Un "assolo con musica" - condiviso in scena con il musicista Marco Vidino - che nasce dagli studi di Musella dedicati alla figura del grande drammaturgo e dalle conseguenti riflessioni emerse circa la sua visione d'insieme sul mondo dello spettacolo e sulle sue sorti. "Nel tempo sospeso della pandemia - sottolinea Musella - mi sono rifugiato nelle parole dei grandi scrittori, e su tutti Eduardo De Filippo. Ho così riscoperto l'Eduardo capocomico, i suoi accorati appelli e le sue battaglie in difesa del teatro e degli attori e - mano mano - grazie anche al sostegno sia di Tommaso De Filippo che di Maria Procino storica collaboratrice del grande drammaturgo napoletano, ne è venuto fuori l'inedito ritratto d'artista che porto in scena da oltre tre anni". Sempre a Parigi, lunedì 22 maggio (ore 17), l'Espace Cardin ospita anche una tavola rotonda internazionale, promossa da Teatro della Toscana e Théâtre de la Ville, dedicata alla promozione e alla realizzazione di nuove forme di cooperazione in ambito culturale e artistico tra Europa ed Africa. All'incontro - che fa seguito all'analoga iniziativa realizzata a Firenze nei giorni scorsi - prenderanno parte Emmanuel Demarcy-Mota (direttore del Théâtre de la Ville) e Marco Giorgetti (direttore generale del Teatro della Toscana) oltre ai i delegati di Ruanda, Spagna, Angola, Kosovo. (ANSA).

Houellebecq si racconta in Qualche mese della mia vita

(ANSA) - ROMA, 19 MAG - ''Avevo del resto smesso di credere in ogni forma di credo, vale a dire nelle idee politiche, filosofiche o religiose attorno alle quali gli uomini fingono di raccogliersi. Credevo ancora nell'amore''. Parola di Michel Houellebecq, grande scrittore francese sempre al centro delle polemiche, di cui sta per uscire - dal 26 maggio - in Italia e in contemporanea in Francia ''Qualche mese della mia vita'' per La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi: nella collana Oceani, e con la traduzione di Milena Zemira Ciccimarra (pp. 112, 15 euro). In queste pagine Houellebecq racconta Houellebecq: le accuse di razzismo e islamofobia, le minacce, gli inganni e le battaglie legali, il suo rapporto con il cinema e la pornografia. ''Non si può dire che la lettura e la scrittura facciano veramente parte della vita, le offrono piuttosto un'alternativa. La sessualità era stata la gioia più grande della mia vita e, in maniera sorprendente, la più duratura in fin dei conti. Non ero mai davvero riuscito a tenerne traccia, per le ragioni che ho detto. Non avevo intenzione di rendere pubblica quella traccia, se non forse a titolo postumo, nel caso in cui fossi riuscito a catturare un momento che racchiudeva un fascino particolare, e a condizione che la donna con cui avevo condiviso quel momento vi fosse anch'essa sensibile. Era atroce per me pensare che l'unica traccia che sarebbe rimasta della mia vita sessuale, la parte più vivace della mia vita, sarebbe stata un coito mediocre... Mi meritavo di meglio; chiunque si merita di meglio''. Michel Houellebecq, romanziere, poeta e saggista francese, ha pubblicato i romanzi Le particelle elementari (1999, nuova edizione La nave di Teseo 2021), Estensione del dominio della lotta (2000, nuova edizione La nave di Teseo 2019), Piattaforma (2001, nuova edizione La nave di Teseo 2019), Lanzarote (2002, nuova edizione La nave di Teseo 2019), La possibilità di un'isola (2005), divenuto un film con la regia dell'autore nel 2008, La carta e il territorio (2010, nuova edizione La nave di Teseo 2022), con cui ha vinto il premio Goncourt, Sottomissione (2015), Serotonina (La nave di Teseo 2019), Annientare (La nave di Teseo 2022); le raccolte poetiche Il senso della lotta (2000), Configurazioni dell'ultima riva (2015), La vita è rara. Tutte le poesie (2016); i saggi H. P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (2001), La ricerca della felicità (2008), In presenza di Schopenhauer (La nave di Teseo 2017), Interventi (La nave di Teseo 2022), il libro scritto con Bernard-Henri Lévy, Nemici pubblici (2009), e Cahier (La nave di Teseo 2019). "Ciò che confesso, soprattutto a mio riguardo, è la mia grande stupidità": dopo le polemiche di questo inverno per le controverse dichiarazioni sui musulmani di Francia alla rivista Front Populaire e il caso dei video erotici in Olanda, lo scrittore best-seller, Michel Houellebecq, pubblica in Francia un nuovo libro per l'editore Flammarion, 120 pagine intitolate 'Quelques mois dans ma vie', 'Qualche mese nella mia vita' che esce il 26 maggio in contemporanea anche in Italia per la Nave di Teseo. Nel volume, lo scrittore torna sulla sua querelle con il rettore della Grande Moschea di Parigi per le dichiarazioni sui musulmani ma anche sulla vicenda con la giustizia olandese in seguito ai video erotici girati a sua insaputa a Parigi e Amsterdam. Intervistato da Le Figaro, Houellebecq parla di quei filmati realizzati da un sedicente artista olandese: "Ciò che confesso soprattutto a mio riguardo, è la mia grande stupidità. Avremmo potuto aggiungere come sottotitolo 'ome si può essere tanto fessi'". Quanto alle polemiche seguite alle dichiarazioni sui musulmani alla rivista Front Populaire, aggiunge: "E' colpa mia. Avrei dovuto rileggere meglio l'intervista. Perché sono convinto da tempo che il problema non sia l'Islam, ma la delinquenza". Houellebecq parla anche di immigrazione. Alla domanda del Figaro se i flussi verso l'Europa fossero inevitabili, risponde: "No, nulla è inevitabile. Non è radicalmente impossibile che l'Africa si sviluppi, né che conosca la famosa 'transizione demografica'. E nel caso in cui questo malauguratamente non dovesse avvenire, i muri, servono comunque a qualcosa". Quantoa al presidente Emmanuel Macron, "non capisco totalmente quell'uomo. Mi piacerebbe capirlo, ma qualcosa mi sfugge". Quindi l'elogio dell'ex presidente Nicolas Sarkozy condannato ieri dalla corte d'appello di Parigi nel processo sulle intercettazioni. "Sarkozy - afferma Houellebecq - lo capisco bene.Tutto mi piace di Sarkozy, anche quando invia Sms ed è a tavola con la regina d'Inghilterra...". (ANSA).

Paolo Fresu con il pianista cubano Omar Sosa nell'album Food

(ANSA) - ROMA, 18 MAG - FOOD (2023), è il nuovo album di Paolo Fresu e del pianista cubano Omar Sosa e completa la trilogia dei precedenti lavori del duo Alma (2012) e Eros (2016). L'album esce il 19 maggio. Food si avvale del contributo di diversi ospiti come il rapper newyorkese Kokayi, Cristiano De André, il violoncellista brasiliano Jaques Morelenbaum, la cantante sudafricana Indwe e il percussionista americano Andy Narrell) e indaga sul tema del cibo e sul suo mondo raccontandolo in musica e trattandolo sotto il profilo del gusto, dell'estetica e dell'etica. Per un intero anno sono stati registrati i suoni di cantine e ristoranti oltre le voci di chi in questi luoghi vi lavora. Suoni meccanici di presse e delicati tintinnii di calici, l'olio che frigge, il vino versato in un bicchiere o un coltello che taglia una carota oltre che le voci narranti in lingua italiana, sarda, friulana, spagnola, francese, inglese, giapponese. Sono racconti di ricette, ambientazioni culinarie e socialità. Tutto ciò diventa la colonna sonora di FOOD laddove i suoni, debitamente tagliati, equalizzati e messi in loop, fungono da basi per le varie composizioni originali scritte da Fresu e da Sosa oltre alla canzone A Cimma di Fabrizio de André, unica cover dell'album. L'immagine di copertina è del Fantasy Researcher Diego Cusano e il viso della donna con in testa un cappello di spaghetti al pomodoro mette assieme l'anima italiana con quella cubana. FOOD vuole ovviamente indagare sul piacere del gusto, della convivialità, della scoperta e del dialogo ma anche sull'importanza di una sana alimentazione oltre che riflettere sulla situazione globale del cibo nel pianeta e sulla sua precaria sostenibilità. (ANSA).

100 anni di Calvino, una grande mostra lo racconta

(ANSA) - ROMA, 17 MAG - Più di duecento prestiti da istituzioni pubbliche e private nazionali e internazionali e da numerosi artisti e collezionisti: dipinti, sculture, disegni, illustrazioni di decine di artisti con le opere amate dal Rinascimento a oggi, codici miniati medievali, arazzi, armature, fotografie. Nel centenario della nascita di Italo Calvino, una grande mostra celebra l'autore de Il barone rampante, Il sentiero dei nidi di ragno e Le città invisibili, nato il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, Cuba, morto il 19 settembre 1985 a Siena. L'esposizione, a cura di Mario Barenghi, C'è un'immagine che mi gira per la testa... Italo Calvino 1923/2023, sarà ospitata alle Scuderie del Quirinale, da ottobre 2023 a febbraio 2024. Tra gli eventi principali del programma ufficiale delle celebrazioni, sarà presentata in anteprima nel giorno d'apertura del Salone del Libro di Torino, giovedì 18 maggio alle 13:45 in sala Magenta, con Mario Berenghi in dialogo con Marco Belpoliti e l'introduzione di Rosanna Cappelli e Matteo Lafranconi. Si potranno vedere ritratti d'autore come quelli disegnati da Tullio Pericoli che sono tra i più famosi e più spesso riprodotti per l'efficacia con cui sanno mettere a fuoco le espressioni più caratteristiche dello scrittore, di cui pubblichiamo in anteprima un olio su tela realizzato nel 2012. Spiccano anche i ritratti realizzati da Carlo Levi, tutte le prime edizioni dei libri e quelle più significative che ricostruiranno il percorso letterario di Calvino in cui l'istanza realistica e quella fantastica si combinano in molte maniere diverse. Romanzi e racconti in cui invenzione, descrizione e riflessione interagiscono in modi originali e imprevedibili, senza tuttavia mettere mai a repentaglio il principio della leggibilità e riuscendo così a coltivare con costanza il rapporto con i lettori Italo Calvino insieme a Primo Levi, è lo scrittore che ha raggiunto la maggiore diffusione sul piano internazionale, il più conosciuto, il più apprezzato e tradotto. Organizzata da Ales SpA/Scuderie del Quirinale, in collaborazione con la casa editrice Electa, che pubblicherà per l'occasione un libro e la guida, la mostra è un percorso visivo attraverso la figura e l'opera dello scrittore, che si rivolge sia al pubblico degli estimatori di Calvino sia ai lettori nuovi, in particolare ai giovani, che solo ora si avvicinano ai suoi testi, destinando particolare attenzione al rapporto di Calvino con le arti figurative. Ampio il ventaglio di riferimenti: dalle scelte di copertina dei suoi libri mai casuali, mai secondarie, agli scritti dedicati a singoli artisti come Domenico Gnoli, Fausto Melotti, Giulio Paolini, Saul Steinberg, dalle opere e installazioni direttamente ispirate ai suoi libri, Le città invisibili in primo luogo, a esperienze artistiche, anche recenti, accostabili all'immaginario calviniano. (ANSA).

Hugo Pratt. L'arte del fumetto su Rai5, un mondo poliedrico

(ANSA) - ROMA, 17 MAG - Dall'opera di Hugo Pratt emanano alcune parole chiave, inseparabili dalla sua vita: viaggio, avventura, erudizione, esoterismo, mistero, poesia, malinconia. E, naturalmente, Corto Maltese, il suo eroe e il suo doppio, che lo ha stabilito come uno dei più grandi maestri del fumetto. Il documentario "Hugo Pratt. L'arte del fumetto" diretto da Thierry Thomas - autore tra gli altri di "Corto Maltese, Favola di Venezia. Una lettura guidata attraverso l'opera di Pratt" - in onda domani alle 19.40 su Rai 5, apre le porte ai molteplici universi dello scrittore e va alla scoperta del suo mondo poliedrico. (ANSA).









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