Agricoltura

Rivoluzione nei campi trentini: ecco l’impianto di lavaggio per gli atomizzatori

Sarà pronto per maggio su una zona di mille ettari tra Nave San Rocco e Roveré della Luna. Luigi Stefani e Michele Bernabè (Consorzio trentino di bonifica): «Così si evitano inquinamenti della falda»

TRENTO. Il Consorzio trentino di bonifica, che con la legge di riforma del 2012, non ha cambiato solo il nome ma anche la natura ed il perimetro operativo, dopo decenni di commissariamenti e elezioni annullate, si trova a vivere una nuova vita molto attiva presentandosi come strumento strategico per la realizzazione e gestione di opere di bonifica e di miglioramento fondiario.

Il Consorzio, ente di diritto pubblico - Economico, ha una gestione completamente autonoma e dal 2015 con il suo forte radicamento sul territorio trentino, sta svolgendo un servizio prezioso all’agricoltura trentina. Il merito è dell’accoppiata fatta da Luigi Stefani, imprenditore agricolo di Mezzocorona, che ne è presidente e dall’ingegner Michele Bernabè, che ne è direttore. La capacita di cogliere le opportunità che le leggi di settore offrono anche aldilà della legislazione provinciale ha portato il Consorzio a progettare e finanziare nuovi impianti irrigui in Valle dell’Adige, in Valle di Gresta ed in Vallagarina per un importo di oltre 20 milioni di euro. Strategica si è dimostrata l’adesione all’Anbi, associazione nazionale del consorzi bonifica, anche per captare nuove risorse.

Si tratta di impianti di ultima generazione che comportano un notevole risparmio d’acqua ed un uso della stessa sulle varie colture solo nella misura e solo quando serve. Questo è reso possibile grazie a sensori e satelliti che assicurano un controllo puntuale dell’evapotraspirazione e del conseguente fabbisogno dell’acqua per le varie colture e nelle varie fasi.

Progetto lavaggio atomizzatori con depurazione dell’acqua

Ma sicuramente il progetto più innovativo, e fino ad ora unico in Italia - salvo piccoli impianti aziendali, precisa il presidente - è quello che prevede la realizzazione su tutta l’Asta dell’Adige una serie di stazioni di lavaggio degli atomizzatori, con una serie di accorgimenti che portano all’eliminazione completa della diffusione dell’acqua di lavaggio delle attrezzature che servono per la distribuzione dei fitofarmaci, un problema questo non marginale perché porta all’inquinamento della falda che ovviamente viene causato dai tradizionali sistemi di lavaggio delle attrezzature in azienda.

Dice  il presidente Luigi Stefani: «Si tratta di un progetto assolutamente innovativo che è partito dal basso coinvolgendo tutti comuni e le cooperative agricole interessate. Un progetto su base volontaria al quale i produttori sono liberi di aderire, che ha lo scopo nobile di migliorare la convivenza fra agricoltura, società civile ed ambiente in piena trasparenza. Il prototipo che interessa 1000 ettari da Nave San Rocco a Roveré della Luna è già stato appaltato e sarà consegnato ai produttori entro fine maggio 2022. Ma di stazioni di lavaggio ne sono state programmate un'altra decina in Valle dell’Adige con il supporto sia della Provincia, con il dirigente generale Romano Masè, che dei vertici della Fondazione Mach e della cooperazione agricola che hanno predisposto uno studio sul collocamento delle stazioni in Valle dell’Adige. Ma sicuramente sarà interessato anche il resto del Trentino agricolo cominciando dalla Val di Non». 

I costi

Il costo del primo progetto è preventivato in 515.000 euro, sul quale è già stato assegnato un contributo di 200 mila euro, nell’ambito del Gal. Per il resto del costo, dopo gli sconti, rimane a carico dei produttori una quota di ammortamento di 22-24 euro/Ha/anno, per 10 anni. A questi vanno aggiunti altri 8 euro per la gestione della stazione. Quindi, per un’azienda media trentina che non raggiunge i 2 ettari, si ha un onere inferiore ai 60 euro l’anno. Il progetto completo per il quale si punta sui fondi del Pnrr ha un costo di 2 milioni di euro.

Come fruire del servizio?

L’impianto è tutto automatico e l’accesso è consentito solo a coloro che hanno aderito al progetto. «Va precisato che sui 12 mila ruoli emessi meno di 3 mesi fa ben il 96% dei beneficiari dei servizi del consorzio hanno già versato quanto dovuto. Si capisce che apprezzano molto la nostra trasparenza, nei ruoli indichiamo anche le opere e i servizi che intendiamo realizzare nel 2022. Non dimentichiamo con una battuta», conclude Stefani, «che il consorzio permette di mantenere i piedi asciutti a tutti i cittadini di Trento».

La struttura modulare

«L’impianto è modulare e completamente automatizzato» precisa il direttore Michele Bernabè. Nella gestione sarà coinvolta Eco-opera che in prospettiva punta a realizzare un sistema di recupero dei reflui in Trentino. C.B.