Cgil, la priorità è la difesa di chi è precario

Trento. Più di 400 delegati sindacali della Cgil (oltre il 60% sul totale dei rappresentanti) hanno partecipato ad una ricerca condotta dal laboratorio “Lavoro, impresa, welfare nel XXI° secolo” del...

Trento. Più di 400 delegati sindacali della Cgil (oltre il 60% sul totale dei rappresentanti) hanno partecipato ad una ricerca condotta dal laboratorio “Lavoro, impresa, welfare nel XXI° secolo” del dipartimento di Sociologia dell’università coordinato da Paolo Barbieri, ordinario di sociologia economica. L’indagine, promossa dal sindacato di via Muredei (42mila 55 iscritti lo scorso anno, l’1% in più rispetto al 2017), intendeva analizzare le “priorità e le sfide” del presente e del prossimo futuro di un mercato del lavoro sempre più frammentato, precario e in trasformazione. Dovendo riassumere la quantità di slide presentate ieri pomeriggio nella sede del sindacato, sembrano almeno tre le richieste dei rappresentanti Cgil che appaiono maggioritarie. Innanzitutto la necessità, secondo i 2/3 dei delegati intervistati, di “battersi per i diritti dei lavoratori con contratto a termine”, cioè gli atipici, i precari. Con particolare attenzione ai giovani, ai quali “va dato lavoro”. L’altro problema risulta essere “la mancanza di un coordinamento europeo o internazionale”, tra i sindacati, fondamentale visto il processo di globalizzazione, seguito dall’”incapacità di trovare ascolto nelle istituzioni politiche”. C’è poi un’altra richiesta che i delegati Cgil avanzano ai vertici, ed è quella della ricerca dell’unità sindacale. “ A tutto ciò – ha specificato il segretario Franco Ianeselli – direi che va aggiunto l’invito affinché la Cgil si occupi anche dei grandi temi politici e una considerazione posta con forza. Ovvero la consapevolezza che, nei momenti di crisi più profonda, i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali hanno contribuito a salvaguardare la competitività delle aziende non avendone ricevuto riconoscimento da parte delle imprese”. Tradotto in percentuali, significa che il 71% dei delegati ritiene che “negli ultimi tempi le condizioni di lavoro non sono migliorate” e per il 76% manco le “relazioni industriali”. Dal canto suo, Barbieri ha sostenuto che dalla ricerca emergono anche altre indicazioni. “In particolare – ha detto – il no al reddito di cittadinanza, la necessità di politiche attive, di formazione e riqualificazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi, la reintroduzione dell’articolo 18 e la riforma della legge Fornero”. E ancora, la maggioranza delle donne-delegate chiede “una maggiore flessibilità negli orari”. Il 36% degli iscritti alla Cgil ha dai 40 anni in giù, 1/3 è rappresentato da pensionati (“sfatando la vulgata contraria e cioè che i pensionati siano la maggioranza”, ha sottolineato Ianeselli), la categoria più rappresentata è quella del turismo e del commercio, mentre il calo del 9% degli edili ma anche dei metalmeccanici (-8%) sono dati rappresentativi di quanto la crisi di questi settori non sia di certo terminata. PA.PI.