IL ROMANZO

«Lungo il pendio», il soffocante mondo rurale narrato da Ivan Cankar

Tradotta in italiano una delle opere più importanti del grande letterato sloveno (1876-1918), che qui racconta una vicenda ispirata a storie della sua stessa famiglia: la misera esistenza contadina è il simbolo della rassegnazione dei poveri e dei repressi dell'epoca



Lungo il pendio (Na Klancu) è uno dei romanzi più famosi del grande letterato sloveno Ivan Cankar: tradotto in italiano da Michele Obit, esce in libreria il 28 agosto per Infinito Edizioni (188 pagine, 16 euro).

La vicenda è ispirata alla storia della famiglia di Ivan Cankar e si ambienta nel diciannovesimo secolo, nella povera realtà rurale del tempo.

Francka è una ragazzina che vive con la madre e la sorella in una quotidianità segnata da continui sacrifici, dalla preoccupazione per i suoi familiari e dall’incapacità, forse dall’impossibilità, di uscire dal circolo vizioso della povertà.

La misera esistenza contadina la costringe a dover lavorare prima per una vedova, poi per il capostazione del paese. A vent’anni si sposa, ma il matrimonio, dal quale nascono tre figli, ha un epilogo imprevedibile. La vita di Francka prosegue, tra rinunce e sopraffazioni, sino all’epilogo di questo capolavoro della letteratura slovena.

Il pendio, la periferia del paese, dove ha casa la famiglia, diventa il simbolo della rassegnazione al proprio destino della gente del tempo.

L’autore

Ivan Cankar (1876-1918), considerato tra i maggiori scrittori sloveni di ogni tempo e tra gli iniziatori del modernismo sloveno, con la sua prosa e le sue opere teatrali seppe superare le scelte tematiche e ideologiche del naturalismo per affrontare questioni sociali, etiche e spirituali.

Nei suoi libri criticò duramente la politica slovena del tempo, prendendo le parti dei poveri e dei repressi. Lungo il pendio, uno dei suoi romanzi più riusciti e più personali, venne scritto nel 1902 e pubblicato l’anno successivo. Nel tempo ne sono stati tratti un film e varie trasposizioni teatrali.

Il traduttore

Michele Obit (1966) è direttore responsabile di Novi Matajur, il settimanale degli sloveni della provincia di Udine. Per 24 anni ha organizzato incontri letterari all’interno del festival Stazione di Topolò.

Negli ultimi anni organizza incontri poetici al museo SMO di S. Pietro al Natisone (Udine) e collabora all’organizzazione della rassegna letteraria Mittelibro a Cividale. Ha tradotto in italiano numerosi poeti e scrittori sloveni, tra questi Boris Pahor, Srecko Kosovel, Aleš Šteger, Miha Mazzini, Miljana Cunta, Mirt Komel e Bronja Žakelj.













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