La Haydn torna sul palco con Stravinskij e Mahler 

Il concerto. Alle 20.30 all’Auditorium di Bolzano e in diretta su Rai Radio3. Dirige Juraj Valčuha Il direttore artistico Spini: «Un programma gioioso sperando di riabbracciare presto il pubblico»

di Daniela Mimmi

Bolzano. La suite da Pulcinella di Igor Stravinskij, Lieder eines fahrenden Gesellen di Gustav Mahler con l’arrangiamento di Arnold Schönber, l’Idillio di Sigfrido di Richard Wagner. Sono questi i brani che l’Orchestra Haydn suonerà all’Auditorioum di Bolzano, a porte chiuse, questa sera alle ore 20,30, e che sarà trasmesso in diretta da Rai Radio3.

Juraj Valčuha, dall’ottobre 2016 direttore musicale del Teatro di San Carlo di Napoli, dopo essere stato direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dal 2009 al 2016, dirige l’orchestra Haydn (ancora in formazione ridotta a causa dei distanziamenti imposti) e il baritono austriaco Rafael Fingerlos, dal 2016 al 2020 membro dell’ensemble dell’Opera di Stato di Vienna e invitato alla Semperoper di Dresda, oltre che al Teatro Real di Madrid e ai Festival di Bregenz e Salisburgo. Fingerlos si è inoltre esibito alla Schubertiade Hohenems, allo Schleswig-Holstein Music Festival, al Festival di Lucerna, all’Opera di Nizza, all'Opera di Colonia, al Teatro Nazionale di Zagabria, al Musikverein e Konzerthaus di Vienna e al Mozarteum Salzburg. Parliamo con il direttore artistico dell’Orchestra Haydn, Daniele Spini, di questi primo concerto di un nuovo anno sul quale tutti noi riponiamo le nostre speranze. «La scelta del programma è anche imposta dalle limitazioni d’organico. Per i fiati, ad esempio, deve esserci un metro e mezzo di distanza tra un musicista e l’altro. La diretta poi ci toglie la possibilità di fare degli spostamenti sul palco. È una specie di slalom che dobbiamo fare ogni volta. Abbiamo scelto un programma abbastanza gioioso, che di solito piace agli ascoltatori».

I musicisti si sono abituati a suonare senza pubblico?

Io penso che più che altro si siano adattati. Del resto non possiamo fare altro, se vogliamo suonare. E anche prendere uno stipendio, che in questo momento non è una cosa da poco. Per fortuna abbiamo i mezzi per far arrivare la musica alla gente. La radio è il mezzo migliore per trasmettere, molto meglio della televisione o degli spettacoli in streaming, perché l’aspetto visivo è molto meno importante di quello sonoro in generale. La musica per radio è perfetta anche, ad esempio, in auto, dove sarebbe impossibile guardare la televisione. Noi stiamo attraversando un deserto, e cerchiamo di dare il massimo.

Come vede il proseguimento della stagione sinfonica dell’orchestra Haydn?

Non spero e non dispero. Non vedo e non prevedo. Prima o poi tutto finirà, come è stato per le guerre. Torneremo a correre nei prati, ma sarà tutto diverso. Prima o poi torneremo a fare i concerti con il pubblico. Dobbiamo stringere i denti e avere il coraggio di attraversare questo deserto. Sono contento che i 46 musicisti dell’Orchestra abbiano ancora il loro stipendio, ma sono molto preoccupato per i free lance, i giovani solisti che sono fermi, che non possono suonare, crescere, guadagnare. Stiamo perdendo tanti giovani talenti, la nostra meravigliosa gioventù dei conservatori che sta prendendo legnate nelle gambe. È un disastro sia per i giovani che per le orchestre perché non c’è più confronto, non c’è turnover.

Secondo lei la gente sarà contenta di tornare a teatro o ormai si è abituata a stare a casa, a sentire i concerti per radio o in streaming?

È difficile prevedere come reagirà la gente quando riapriranno i teatri. Si faranno prendere dalla pigrizia e dall’abitudine? Da decenni c’è una contrazione del pubblico e questo è preoccupante. Comunque già sta cambiando la proposta musicale: i concerti oggi sono più corti e la nostra idea di proporre una sinfonia di Beethoven per volta è piaciuta molto. Nei lunghi concerti con l’intervallo, lo spettatore perde l’attenzione e la concentrazione. L’Eroica si ascolta bene e si apprezza da sola. Ma se fosse proposta, come spesso accade, dopo la Quinta, verrebbe a mancare la concentrazione necessaria. Oggi sono più difficili i festival come quello di Wagner a Bayreuth, con i concerti che finiscono alle 2 di notte…