Zeni: «Con la Rsa unica 17 milioni di risparmi»

L’assessore tira dritto, ma in consiglio dipendenti e dirigenti protestano Asse Pt-Upt contro l’accorpamento: «Basta togliere servizi ai territori»


di Chiara Bert


TRENTO. Fino a 17 milioni di risparmi passando dalle attuali 41 Aziende di servizi alla persona attuali ad un’unica Rsa provinciale. L’assessore alle politiche sociali Luca Zeni (Pd) rilancia il suo progetto di accorpamento delle case di riposo, ma in consiglio provinciale - dove ieri si discutevano due interrogazioni di Walter Viola (Pt) e Pietro De Godenz (Upt) - trova l’opposizione dei dipendenti e dirigenti delle Rsa e un fronte politico trasversale da Progetto Trentino all’Upt che contesta il piano.

Protesta delle Rsa in aula. Ai lavori del consiglio provinciale era presente ieri mattina una folta rappresentanza di una settantina di dirigenti e dipendenti delle Rsa, guidati dal presidente dell’Upipa Moreno Broggi e da Roberto De Laurentis, presidente dell’Associazione artigiani e della Fondazione Comunità di Arco. Presenza silenziosa sugli spalti, ma indicativa della contrarietà dei vertici delle aziende che si occupano di assistenza agli anziani al piano annunciato da Zeni. Una contrarietà già manifestata pubblicamente dal presidente dell’Upipa.

I costi. L’assessore ha spiegato che oggi la Provincia investe 130 milioni all'anno nel campo dell'assistenza agli anziani nelle Rsa, un sistema che garantisce «elevati standard di qualità con un alto numero di posti letto, 4300 contro i circa 3000 di media del Nord Italia, e con una importate quota della tariffa a carico del pubblico (69 euro contro una media nazionale di 50 euro». «Vogliamo difendere quest'impostazione - ha continuato Zeni - ma l’unico modo per farlo, a fronte dell’aumento dei bisogni e senza aumentare le rette, è quello di rafforzare l'efficienza organizzativa e amministrativa dell'attuale sistema liberando così risorse da reinvestire sui servizi». L’assessore ha detto no alle richieste dell’Upipa, ovvero la possibilità di aumentare le tariffe a carico delle famiglie e un aumento sui posti letto convenzionati per dare ossigeno ai bilanci delle case di riposo: «Comporterebbero un aggravio di spesa che inevitabilmente ricadrebbe sui cittadini».

I risparmi. Zeni dettaglia le potenziali voci di risparmio che si avrebbero con un’unica azienda: passare da 268 consiglieri di amministrazione a 5 consentirebbe di liberare risorse per circa un milione di euro l'anno; passare dagli attuali 41 a 3 direttori (un direttore generale più due direttori di area) permetterebbe di recuperare poco più di 3,5 milioni all'anno; accorpare e razionalizzare gli uffici che oggi si occupano di redigere bilanci o scrivere gare d'acquisto per ciascuna delle 41 Apsp consentirebbe di sviluppare economie di scala e di rendere disponibili tra i 3 e i 6 milioni l'anno; ancora, la conseguente razionalizzazione del personale amministrativo farebbe risparmiare circa 5 milioni da utilizzare per migliorare i servizi. Totale: dai 14 ai 17 milioni in meno. E l’assessore lancia una frecciata: «L'attuale frammentazione comporta la necessità per le singole Apsp di avere consulenze tecnico amministrative che ammontano a circa 1,5 milioni di euro l'anno. Una cifra altissima che non avrebbe ragion d'essere». Secondo Zeni passare ad un’unica governance consentirebbe una migliore programmazione dei posti letto, specializzazioni per le demenze e una stabilizzazione per il personale oggi precario.

Il fronte contrario. Netto il no di Walter Viola, già dirigente di Rsa, al piano dell’assessore «che - denuncia il consigliere di Progetto Trentino - azzererebbe un sistema che ha dimostrato di funzionare e di garantire sinergia con i territori». «A forza di togliere servizi ai territori per centralizzarli, i cittadini delle periferie verranno a Trento con i forconi», è la previsione. E incassa l’applauso dei rappresentanti delle Rsa presenti in balconata quando ricorda che «il direttore dell’Azienda sanitaria (stipendio di 228 mila euro con il premio di risultato, ndr) costa da solo un quarto di tutti i direttori delle Rsa». Ma le contrarietà al progetto di azienda unica arrivano anche dall’interno della maggioranza. Lo ha messo in chiaro ieri il consigliere della val di Fiemme Pietro De Godenz (Upt), che a sua volta ha presentato una question time: «Se da un lato la riforma persegue obiettivi condivisibili di contenere la spesa pubblica e standardizzare le rette, dall’altro scatenerebbe nuove tensioni tra Provincia e territori». De Godenz ha suggerito di «unire le Rsa per ambiti, che potrebbero essere quelli delle Comunità di valle o aree omogenee come le valli dell’Avisio e del Noce, così da ridurre i costi e mantenere la gestione del servizio sul territorio».

Le aperture. Zeni ha assicurato che il confronto avviato con le aziende e i sindacati «vuole essere aperto» ma con tempi certi: «Si possono trovare soluzioni intermedie, per ogni Rsa si potrà prevedere un responsabile dei servizi che faccia capo ad un direttore zonale. Un'ipotesi potrebbe essere quella di far coincidere le zone con le Comunità di valle».

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