Zeni assessore alla sanità

Rossi: «Scelto per competenze e attitudini. Ora più incisività, basta fare i tifosi»


di Chiara Bert


TRENTO. Luca Zeni è il nuovo assessore alla sanità della giunta Rossi. Il governatore ha aspettato solo 18 ore dal voto in consiglio su Donata Borgonovo Re per annunciare il cambio in giunta: fuori miss preferenze, come aveva fatto capire da giorni, al suo posto entra un altro consigliere Pd. Classe 1979, di Pergine, sposato con due figli, avvocato, Zeni viene dalla Margherita (ex delfino di Dellai che nel 2006 lo candidò alla segreteria, dove fu sconfitto da Giorgio Lunelli) e poi ha scelto il Pd, con cui è stato eletto nel 2008 in consiglio provinciale e di cui è stato capogruppo.

Scelta lampo quella del presidente, per evitare ulteriori strascichi della vicenda e garantire da subito operatività alla giunta. Rossi ha comunicato le sue decisioni ieri mattina e alle 11 ha convocato una conferenza stampa in presidenza: «Ho comunicato le mie scelte all’assessora, che ringrazio per l’impegno di quasi due anni in un settore molto delicato, agli interessati e alle forze politiche, e ho registrato condivisione ed equilibrio rispetto a decisioni che rientrano nelle prerogative del presidente, dentro un equilibrio di coalizione». Il governatore spiega di aver scelto Luca Zeni, «tra alternative altrettanto valide», «sulla base delle competenze e delle attitudini».

Il tempo che la notizia diventi pubblica e il Pd ribolle. All’indirizzo di Zeni volano i primi fendenti: «Un abbraccio a Borgonovo Re, coraggio, determinazione, onestà! - twitta Elisa Filippi - a chi passa sopra a lei e al proprio partito, si chieda chi rappresenta». Il neoassessore decide di parlare solo con una prudente nota stampa in cui mette in chiaro di aver accettato l’incarico con il via libera dei vertici del partito: «Questa mattina ho ricevuto le telefonate del segretario del Pd Barbacovi e del capogruppo Manica che mi anticipavano la volontà del presidente di attribuirmi le deleghe su sanità e sociale.Con loro abbiamo parlato del quadro politico, e del dovere del Pd di garantirsi un peso politico forte in giunta, cosa che si è verificata con la conferma delle deleghe su sanità e sociale, e con l’aggiunta delle competenze al vicepresidente Olivi, con il quale mi sono poi confrontato sulla situazione. Con il presidente Rossi abbiamo condiviso la necessità di un confronto approfondito sui temi che hanno segnato il dibattito degli ultimi mesi e che tante ricadute hanno sui cittadini. Sarò in prima linea con il Pd, qualora si volesse rilanciare sui temi oggetto del programma di legislatura». Infine ringrazia Donata Borgonovo Re, «con la quale da tempo condividiamo tanti progetti e speranze, che ho sentito preoccupata della situazione, ma sinceramente pronta a “esserci” per presidiare una materia fondamentale per i cittadini quale la salute, e questo per me è fondamentale per poter gestire un settore così difficile».

Quanto al governatore, Ugo Rossi tira dritto: «La decisione è presa, da questo momento il lavoro ricomincia. Se guardo la sostanza e non le sensibilità ferite, abbiamo un governo che decide e lavora». «Ho atteso il dibattito in consiglio - spiega - perché c’era la necessità di affermare un principio, le prerogative del presidente di dirigere la politica provinciale». «Ai cittadini - avverte rispondendo a chi gli fa notare la contraddizione di aver tolto le deleghe a Borgonovo nemmeno 24 ore dopo averle dato fiducia in aula - bisogna spiegare che la mozione delle minoranze, anche se accolta, non aveva nessun effetto. C’è bisogno di una politica responsabile e non di propaganda come quella di chi chiede un referendum sull’orso sapendo che non risolve nessun problema».

Timori per le reazioni della parte del Pd vicina a Borgonovo? «Timori non ne ho, non è mio costume»; è la risposta, «alle preoccupazioni si risponde con responsabilità, cercando di garantire funzionalità operativa ed equilibrio». Sui rapporti con Donata Borgonovo Re spiega: «L’ho informata della mia decisione che per lei non è stata una cosa così nuova. In questi giorni ho avuto modo di parlare con lei per ben tre volte, le ho comunicato che c’è la necessità di una maggiore incisività dell’azione amministrativa e in relazione soprattutto alla sua coerenza con le linee programmatiche. C’è la necessità anche di rimettere in campo in maniera più positiva alcuni rapporti all’interno della giunta e della giunta stessa con il territorio, e ho ritenuto di fare questo cambio proprio per migliorare questi aspetti». Poi aggiunge: «Queste sono decisioni che dal punto di vista personale pesano sempre, in qualche misura uno non vorrebbe mai doverle prendere. Ma io ho la responsabilità di dirigere la politica provinciale in funzione del programma». E nel programma della sanità, sul nodo aperto dei punti nascita, cosa cambierà con il nuovo assessore? «Serve un impegno forte a conciliare le esigenze di un territorio complesso con la giusta attenzione agli standard scientifici che non vanno però presi per oro colato - ribadisce il presidente - chi amministra non può fare il tifoso e partire da posizioni precostituite. Ho parlato con Zeni, su questo c’è piena condivisione». Come dire, si cambia.

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