Wojtyla beato, Roma blocca Trento

Dal Vaticano invito a non partire, ma alcune parrocchie sono già pronte


Alessandro Maranesi


TRENTO. Il 30 aprile 1995 papa Giovanni Paolo II arrivava a Trento. Praticamente esattamente 16 anni dopo, il prossimo primo maggio, si terrà a Roma la beatificazione del papa polacco. Un evento che porterà nella capitale almeno un milione di persone da tutto il mondo e che interesserà senza dubbio anche molti trentini, da sempre legati alla figura del pontefice amante delle montagne. Chi si immagina però pellegrinaggi organizzati dalla diocesi rimarrà deluso: monsignor Valeriano Segatta, responsabile dell'apposito ufficio della Curia trentina, spiega infatti che «siamo stati sconsigliati di organizzare viaggi di questo tipo direttamente dagli uffici romani: il rischio di caos nell'Urbe sarà altissimo e agli organizzatori è parso responsabile non far mobilitare troppe persone». Ciò non toglie, spiega il prelato, che esistano singole parrocchie e gruppi di persone che hanno deciso di andare nella città eterna per la beatificazione del papa venuto dal freddo. Per questo, al momento, stime precise dei trentini che si metteranno in viaggio non sono possibili. Colpisce però che a Cognola, in una parrocchia di dimensioni ridotte, a partire saranno ben 45. «Ci siamo organizzati in pullman - afferma don Romano Caset, sacerdote nella frazione di Trento - e faremo un viaggio veloce: partiremo sabato sera a ritorneremo a casa già domenica dopo la cerimonia». Anche in Valle dei Mocheni c'è movimento, visto che anche la parrocchia di Sant'Orsola si sta organizzando per rendere omaggio a Giovanni Paolo II. Ma, a quanto pare, la devozione e gli eventuali pellegrinaggi si svolgeranno in forma prevalentemente privata, come spiega l'assessore provinciale Lia Beltrami: «Storicamente, in questi eventi "di massa" le associazioni trentine sono caute: il rischio di creare solo disagi è forte». Del resto, lo stesso assessore è stato protagonista di un episodio che fa capire quale sia lo stato delle cose a Roma: «Sabato scorso mi sono recata sulla tomba dell'ex pontefice. La fila per entrare era di 2 ore e mezza e corrispondeva a tutto il porticato di San Pietro». Beltrami, inoltre, è stata testimone di un episodio che fa capire come in provincia la mobilità per questo evento sia comunque forte: «Proprio mentre ero in attesa, sono stata riconosciuta da altre tre famiglie trentine, anche loro lì per pregare Wojtyla». Tutto questo sabato scorso: non ci sarà da stupirsi, quindi, se domenica prossima nel milione di fedeli attesi, anche la quota di trentini sarà numerosa.













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