«Vendere il Trentino con strategie chiare e una squadra unita»

Parla Simone Masè, il manager chiamato a promuovere il brand territoriale nel mondo: decisivo il coordinamento


di Matteo Ciangherotti


TRENTO. «Sembrerebbe una questione sciocca, ma lei non ha idea di quanto tempo e quanti sforzi ci siano voluti per commercializzare in tutto il mondo la bottiglia verde della Heineken: vincere le resistenze attraverso una strategia davvero condivisa. È quella a fare la differenza ed è in nome di questa strategia che ora dovremo essere capaci di promuovere ed esportare a livello internazionale il nostro sistema Trentino». La parola d'ordine di Simone Masè, neoacquisto provinciale chiamato, tramite un bando, a “internazionalizzare” il “brand Trentino” è strategia. «La prima cosa da fare – racconta il 45enne ex manager Heineken appena nominato dalla giunta provinciale nel ruolo di coordinamento strategico dei vari settori dell'internazionalizzazione del Trentino - sarà definire e avere ben chiaro in testa quale dovrà essere la nostra strategia; individuare quali sono i nostri cavalli di battaglia e su quelli investire. I risultati allora arriveranno, a patto che questa strategia sia il più possibile condivisa da tutti».

E dopo la strategia?

Una volta che avremo deciso cosa vogliamo fare, allora potremo guardare alle eccellenze che caratterizzano il nostro territorio; eccellenze da mantenere e accrescere, se possibile. Quindi dovremo armarci di una sana dose di concretezza e tradurre in azioni il piano strategico. Il sistema Trentino è già riconosciuto nel mondo e si distingue dagli altri per la sua particolare identità. Il potenziale consumatore del Trentino è, perciò, facilmente “catturabile” e “raggiungibile”. Dobbiamo soltanto saper creare e poi comunicare, raccontare, a tutto il mondo una storia convincente, unica e distintiva sul Trentino. Noi siamo piccoli ma ciò che ci rende forti è la compattezza. Dal mercato non si sparisce perché si è piccoli, si scompare, invece, se non si dimostra di essere sufficientemente compatti.

Lei torna a Trento in un contesto politico dove Rossi in persona si è speso più volte per sottolineare l'esigenza di collocare meglio e con più forza il marchio Trentino nello scacchiere internazionale. Ha già parlato con il presidente della Provincia?

Ci siamo sentiti in una breve telefonata, senza entrare nel dettaglio. La mia nomina è fresca di appena 24 ore e comunque tecnicamente sarà operativa da fine gennaio. In ogni caso e indipendentemente dalla mia nomina, sono rimasto favorevolmente sorpreso di una scelta, a mio avviso, lungimirante. Una scelta che potrà diventare un modello per una realtà pubblica. Un tale ruolo di coordinamento è fondamentale per avere successo. Ringrazio la Provincia per avermi dato fiducia, proverò a ricambiarla con la motivazione e la passione che mi spingono a far emergere le potenzialità enormi di questo Trentino.

Qualcuno potrebbe obiettare che c'erano già (e ci sono ancora) Trentino Marketing e Trentino Sviluppo. C'era proprio bisogno del “solito” manager pubblico?

Il tema del coordinamento è fondamentale, altrimenti le forze si disperdono. Oggi un americano che vuole sciare in Europa pensa al Monte Bianco. Da Courmayeur a Chamonix un'intera regione europea ancora oggi gode dei frutti di un'idea di marketing costruita e alimentata nei decenni. Tutto non si può fare. Dobbiamo decidere come focalizzare gli investimenti, avere un posizionamento e una distintività chiara.

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