Un chiosco panoramico nell’orto botanico di Imer

“Camposaz Dolomiti”, per conto del Comune, ha coinvolto 10 giovani progettisti che hanno realizzato “Miss Woodstone” utilizzando soltanto legno e pietra


di MariaCristina Bettega


IMER. Camposaz Dolomiti, il workshop di progettazione ed auto-costruzione di strutture in legno in scala 1:1 ha fatto tappa ad Imer per partecipare al progetto di riqualificazione dell’area “ex orti forestali”.

Posta sulla sinistra orografica del torrente Cismon e alle pendici del versante occidentale dell'Alpe Vederna, la zona era trascurata da tempo, così su volontà del Comune di Imer, l’associazione Camposaz ha chiamato 10 giovani progettisti tra cui architetti, ingegneri, designer italiani e stranieri per mettere a punto la progettazione e la realizzazione di un piccolo manufatto in legno, multifunzionale in grado di diventare polo centrale del nuovo orto botanico.

L’opera, a cui è stato assegnato il nome di “Miss Woodstone”, è stata realizzata utilizzando pietra e legno di abete e larice. Si tratta di un chiostro con colonnate in legno adatte ad ospitare mostre fotografiche ed osservare dall’alto il nuovo giardino botanico chiamato “hortus conclusus” con le specie botaniche tipiche dell’ambiente di montagna. Per facilitare l’accessibilità all’area è stata realizzata una passerella panoramica lunga complessivamente più di 15 metri che collega il livello della strada forestale proveniente dalla località “Cappuccetto Rosso” con quello degli orti posti al livello inferiore, sviluppandosi attorno al perimetro del piccolo edificio preesistente. Il percorso si sviluppa su due livelli principali: la quota più bassa, caratterizzata dal percorso espositivo coperto e un piccolo orto dotato di sedute, è collegata tramite una scala al camminamento panoramico superiore da cui si possono ammirare le Pale e il paese di Imer.

Mission del Camposaz non è solo restituire pregio a spazi trascurati e non valorizzati ma anche fungere da punto di incontro per giovani professionisti che qui imparano a lavorare e confrontarsi sui progetti. Proprio come ci racconta Tatiana che di ritorno da un Camposaz in Romania, si è fermata ad Imwr. «All’università si impara la teoria astratta ma qui vedi in concreto cosa viene fatto». Tra i giovani dottori anche una laureanda in architettura di Ascoli Piceno, la quale ci dice che «la cosa più entusiasmante è l’atmosfera che si respira e la progettazione, siamo tutti alla pari ed insieme lavoriamo per risolvere i problemi, siamo curiosi di vedere il prodotto finale: perché dal progetto alla realtà la cosa cambia molto».













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