GIUSTIZIA

Truffa, un notaio e una geometra condannati per aver raggirato un'anziana

Rovesciata in appello  l’assoluzione di primo grado per lui e la professionista di San Lorenzo



TRENTO. Clamorosa sentenza della corte d’appello di Trento che ha condannato per truffa a un anno e 8 mesi di reclusione il notaio di Tione Paolo Franceschetti e la geometra Angela Baldessari, 37 anni di San Lorenzo in Banale, ribaltando l’assoluzione pronunciata in primo grado dal presidente del Tribunale Guglielmo Avolio. Per l’accusa, la donna si sarebbe fatta regalare un maso da un’ultranovantenne di Campiglio. L’accusa, sostenuta in appello dal sostituto procuratore generale Bruno Fedeli, aveva chiesto per il notaio Franceschetti la condanna per falso in atto pubblico e per la Baldessari sia per falso che per truffa. Secondo l’accusa la donna avrebbe ingannato un’anziana possidente di Madonna di Campiglio, morta questa estate, per farsi regalare un maso in val D’Algone. Ma la Corte ha condannato entrambi solo per la truffa.

L’avvocato Alessandro Melchionda, che insieme ad Andrea Antolini difendeva il notaio, spiega che il ricorso in Cassazione è certo: «Prima dobbiamo leggere le motivazioni, ma pensiamo di presentare sicuramente ricorso. Del resto ci sono già molte cose che non si capiscono, sia nel merito che in diritto. Innanzitutto l’accusa contestava al notaio solo il falso in atto pubblico e non si capisce perché sia stato condannato per truffa, mentre la sentenza nulla dice sul falso. Nel merito, poi, abbiamo dimostrato che l’anziana si era confusa e contraddetta più volte e siamo convinti che avesse voluto veramente donare quel maso. Del resto, il notaio non aveva alcun interesse a commettere la truffa».

Da notare che, prima della sentenza di primo grado, nel 2015, la giovane professionista imputata per truffa aveva deciso di restituire il maso della val D’Algone che era all’origine del caso.Il maso, che per l’accusa vale 250 mila euro e per la difesa non più di 30 mila, si trova in un territorio splendido e protetto, ed era tornato di proprietà dell'anziana che era anche proprietaria di un grosso immobile a Campiglio. Si tratta di beni che la donna aveva ereditato dal padre che aveva fatto fortuna con l'emigrazione.

Stando alle indagini dei carabinieri, la 36enne di San Lorenzo in Banale, attiva in uno studio tecnico del posto nel 2012 avrebbe carpito la fiducia dell'anziana e sarebbe riuscita a far firmare alla ultranovantenne anche un atto di donazione in suo favore del maso. Secondo l'accusa, sostenuta in primo grado dalla pm Maria Colpani, la professionista si sarebbe fatta firmare una delega per la vendita di alcuni immobili che la donna possedeva nelle zona del Banale, esattamente ad Andogno e Tavodo.

Trovati gli acquirenti, la donna ha organizzato la vendita presso lo studio Franceschetti e, nelle stessa data della stesura del rogito circa la vendita degli immobili, sarebbe riuscita a far firmare all’anziana anche un atto di donazione in suo favore del maso. L'anziana è ben nota da quelle parti, visto che un tempo, assieme alla sorella, gestiva un chiosco a Campo Carlo Magno. La vicenda è emersa quando - in occasione del pagamento della rata dell'Imu - alla donna è stato comunicato che non avrebbe dovuto pagarla in quanto quel maso non era più di sua proprietà. A quel punto si è immediatamente rivolta ai carabinieri. (u.c.)













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