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Trento, Consulenze per la società e non corsi: ditta condannata

Aveva avuto dal Fse tramite la Provincia oltre 133 mila euro per l’aggiornamento dei dipendenti ma, per la Corte dei Conti, quelle lezioni non ci sarebbero state



TRENTO. «Interventi aziendali anticrisi» questa la dicitura ufficiale di una serie di interventi messi in campo dalla Provincia (nell’ambito delle azioni cofinanziate dal Fondo Sociale Europeo) per aiutare le aziende locali ad uscire dal tunnel puntando sull’aggiornamento dei propri dipendenti. E appellandosi a questi interventi una ditta trentina - che lavora nell’ambito della produzione di succhi di frutta e di verdura - aveva chiesto e ottenuto oltre 133 mila euro per due distinti corsi di formazione. Il primo sul marketing, il secondo sulla conduzione strategica d’impresa.

Tutto bene? Non proprio tanto che il finanziamento è finito sotto la lente della Corte dei Conti ed è pure oggetto di un’indagine penale. Se per il secondo versante le indagini sono ancora in corso, per il giudici contabili c’è già una sentenza. Che è di condanna. E così la società (di cui i giudici hanno deciso di non rendere noto il nome riempiendo la sentenza di «omissis») e i due legali rappresentanti (uno dei due è stato anche sindaco in un comune trentino) dovranno pagare in solido alla Provincia di Trento esattamente 133.517,23 euro.

Il collegio giudicante ha accolto in pieno la teoria della procura che aveva steso il capo d’accusa basandosi sugli accertamenti eseguiti dalla guardia di finanza. Ma perché si è arrivati alla condanna? In stretta sintesi, per la Corte dei Conti i soldi del Fse veicolati dalla Provincia non sarebbero stati utilizzati per fare dei corsi di aggiornamento a favore dei propri dipendenti, ma per pagare delle consulenze che sarebbero state rese dai docenti stessi. «In particolare - si legge nella sentenza - l’irregolare svolgimento dei corsi risulta provato dalle numerose e concordanti dichiarazioni rese dai dipendenti della società convenuta che hanno escluso di aver partecipato ad un gran numero di lezioni, indicate nei registri, ed hanno disconosciuto le firme che risultavano apposte per dimostrare la presenza degli stessi».

E la corte ha ritenuto «che il pubblico ministero abbia provato, nella vicenda in esame, la macroscopica devianza della gestione dei fondi pubblici rispetto agli scopi sottesi all’erogazione dei finanziamenti, nonché il correlato danno pubblico e la dolosa responsabilità dei convenuti». La difesa aveva richiesta una sorta di sospensione del giudizio in attesa di quello penale e una chiamata in causa della società che aveva organizzato i corsi ma i giudici non hanno deciso in questo senso. E non hanno neppure accettato un abbassamento del danno erariale provocato in virtù di una polizza fideiussoria in favore della Provincia. «Non è stata, infatti, data la prova - si legge - dell’incameramento della garanzia da parte della Provincia».

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