Tonini: «Dellai? Se vuole venga, il cantiere è il Pd»

Il senatore Dem: «Fin qui è stato lui a non condividere il nostro percorso, non vedo spazi per altro». E a Mellarini dice: «L’Upt non diventi conservatrice»


di Chiara Bert


TRENTO. Il Trentino apripista di un nuovo assetto, di un asse di centrosinistra che anticipi quello che Dellai chiama il «cantiere» nazionale da costruire con il Pd di Renzi? Per il senatore Dem Giorgio Tonini quel cantiere c’è già, «si chiama Partito Democratico».

Il giorno dopo il clamoroso strappo di Lorenzo Dellai con il suo partito, l’Upt, è significativa - e politicamente pesante - la reazione di Tonini, renziano della prima ora e membro della segreteria nazionale Pd. «Il cantiere è il Pd - osserva - tra poco saranno dieci anni dalla nascita. È un cantiere aperto a tutti, ed è sempre stato aperto anche a Dellai. È stato lui che non ha voluto condividere questo nostro percorso». All’ex governatore che a caldo ha escluso di pensare a «partitini personali» («Servono - ha detto - progetti politici robusti»), il senatore risponde così: «Fa bene Dellai ad escludere altri partitini, non vedo spazi. Facile prevedere che alle prossime politiche qualcosa di moderato che si muoverà in modo autonomo ci sarà, con Alfano e altri, ma penso che Dellai si offenderebbe se lo associassi a questa area perché lui è uomo convintamente di centrosinistra. E il centrosinistra ha costruito un partito che si chiama Partito Democratico, pieno di limiti per carità, un percorso tutt’altro che compiuto e perfetto, ma parliamo di Pd e non di qualcosa d’altro. Lo dico senza arroganza e con molto rispetto».

Il Pd, insiste Tonini, è quello a vocazione maggioritaria di Matteo Renzi, che alle ultime Europee ha conquistato il 40% e che con la nuova legge elettorale che premia le liste (e non le coalizioni) si contenderà il premio di maggioranza con il M5S e quello che sarà il nuovo centrodestra. «Dentro c’è spazio per tutti coloro che si sentono di centrosinistra, ovvero di una sinistra con una cultura di governo e riformista». Anche per Dellai, se vorrà entrare a farne parte. «So che Lorenzo non la pensa così ma non vedo spazio per altro», commenta Tonini. «L’anomalia riguarda il Trentino, dove il Pd è nato mettendo insieme i Ds e solo un pezzo di Margherita. Quella scelta fu di Dellai».

Quanto alla nuova Upt - a cui il neosegretario Mellarini vuole cambiare nome, da Unione per il Trentino a Unione popolare del Trentino - Tonini riflette: «Vedremo come si muoverà. Sarebbe un errore se diventasse una forza conservatrice che pensa di difendere l’autonomia, in particolare nelle valli, conservando l’esistente. Guai se cedesse alla tentazione di cavalcare quello che Degasperi chiamava il “gretto cantonalismo”. Penso alla sanità, dove serve un nuovo patto tra città e valli: tutti i cittadini hanno diritto allo stesso standard di servizi ma questo - lo dico da senatore della Valsugana - non significa difendere l’indifendibile, i punti nascita di periferia, ma potenziare i servizi di prossimità».













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