Studenti, con le lezioni on line affitti al palo e mercato in crisi 

Immobiliare. Le due maggiori associazioni di categoria allarmate dall’andamento degli affari. Gabardi (Anama): «Ma sono in aumento gli affitti alle famiglie». Rigotti (Fimaa): «Senza studenti, bagno di sangue anche per bar e locali»


Valentina Leone


Trento. Se le lezioni universitarie si spostano online (come è avvenuto durante il lock down e come - stando a quanto scrive Collini agli studenti - continuerà ad avvenire anche in futuro), il rischio - molto concreto - è che a uno studente fuori sede non corrisponda più anche una stanza in affitto in città.

Se ne sono accorti gli agenti immobiliari, che in un periodo solitamente molto vivo e fruttuoso per le locazioni agli universitari, registrano un forte calo delle richieste e anche tante remore prima di decidere di affrontare la spesa, visto anche il peggioramento della situazione economica di tante famiglie. Se basta un pc per frequentare i corsi, del resto, quei 350-400 euro al mese in media in più nel bilancio possono fare la differenza.

Il mercato non si è del tutto azzerato, ovviamente, ma - spiega Marco Gabardi, presidente di Anama del Trentino, “di sicuro le restrizioni e la nuova organizzazione della didattica hanno dato una battuta d’arresto notevole nell’affitto a universitari, tenendo conto che di solito questo è un periodo di particolare movimento. Finché non ci saranno segnali di normalità penso che la situazione non migliorerà molto”. Qualche piccolo segnale di ripartenza, però, c’è: “Chi prima affittava esclusivamente a studenti, viste anche le rendite maggiori, ha preso atto della battuta d’arresto e ha deciso di mettersi anche sul mercato delle famiglie, proponendo un contratto 4+4, e lì abbiamo riscontri positivi”.

Più pessimista il presidente di Fimaa Immobiliare, Severino Rigotti: “La situazione? Molto molto negativa. Pessima. Direi che siamo al palo. Purtroppo sta andando male, anche la scelta di Giurisprudenza di garantire le lezioni in presenza solo alle matricole (Trentino di ieri, ndr) vuol dire che gli iscritti agli altri anni ci penseranno due volte prima di affittare una stanza in città e vivere qui. Già con la pandemia eravamo fermi, con affitti non pagati e case lasciate in tutta fretta, ora con queste notizie possiamo dire che le prospettive non sono buone. Il mercato è in stop, gli studenti sono in attesa di certezze, quando in un anno normale il periodo di fermento maggiore, di ricerca dell’alloggio, sarebbe partito già da qualche mese. In questo momento invece non c’è nulla. Quel che è peggio - aggiunge Rigotti - è che la ricaduta sarà pesantissima anche sull’indotto: bar, ristoranti, locali, supermercati, negozi. Senza gli studenti sarà un bagno di sangue”.

Quel che si sa, per ora, è che - stando alle norme attuali - l’ateneo sta riorganizzando l’avvio della didattica a settembre combinando lezioni in presenza e a distanza. In molti casi, come per l’appunto a Giurisprudenza, a Economia o al Disi, la precedenza sarà data alle matricole, che potranno contare su un numero maggiore di ore “dal vivo”, ma per gli anni successivi quasi tutta l’offerta sarà online. Naturalmente qualche studente potrebbe essere comunque invogliato a prendere una stanza in affitto, magari per poter svolgere tirocini o altre attività saltuarie in presenza, ma difficilmente i numeri saranno quelli degli altri anni.

Le stime sulle ricadute economiche oltretutto parlano chiaro e tracciano un quadro non certamente roseo: “Per ogni mese di lock-down - chiarisce Rigotti - Trento ci ha rimesso 10 milioni di euro circa tra canoni di locazione non pagati e indotto venuto meno. Oggi come oggi possiamo dire che siamo al palo, ma i primi segnali sono sicuramente negativi”.

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