Scritte, sporcizia e parcheggi: così si umilia una chiesa 

Il triste spettacolo di San Pietro: gli affreschi di Bonazza anneriti dal tempo e le mura trasformate in orinatoi

di Sandro Schmid
L’ultimo sfregio sulla facciata della Chiesa di S.Pietro è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da anni, i muri di questo pezzo dell’antica Contrada Todesca, sono lo specchio di un degrado crescente d’inciviltà.

Parto dal numero 5 di via S.Pietro. La mia casa natale. L’antico portone di legno è sparito per allargare l’entrata anonima di un negozio di scarpe. Lontano il tempo, quando le chiavi di casa si lasciavano sotto lo stuoino, e la solidarietà fra le famiglie non era una cosa astratta. Mi sposto in Galleria dei Partigiani. Poco sopra la lapide del martire Giannantonio Manci, penzola un groviglio di fili elettrici, già segnalato, ma mai rimosso.

Entro in Galleria dei Legionari, le due prime colonne sono lerce di scritte annose. Su una, per nasconderle è stato appoggiato un pannello. Guardo per terra. I mosaici dei marciapiedi, degli anni Trenta, in perfetta armonia con lo stile razionalista dell’insieme, sono tamponati con larghe chiazze di cemento e mai ripristinati. Guardo in alto i due vecchi affreschi monocromatici sui mestieri del celebre pittore trentino Luigi Bonazza: stanno annerendo nel tempo, senza una pulizia, un’illuminazione per poterli notare. Dall’altra parte, sugli angoli della Galleria ancora scritte. Il prezioso mosaico veneziano della Vittoria coloniale (la donna del flit), primo premio del Duce, vinto dal pittore Gino Pancheri, avrebbe bisogno di una targa che ne spieghi il contesto storico del regime fascista. La facciata della Chiesa di S. Pietro è sempre stupenda. Ma lo sguardo è rovinato da un impattante segnale di fermata autobus, con annesso cesto delle immondizie. La facciata ferita da una scritta rossa, come quella cubitale del palazzo accanto. Il rosone è ora coperto da un foglio di carta bianca, speriamo per una pulizia immediata. Sono anni che gli scontri fra gruppi estremisti si ripetono e a farne le spese sono i muri e spesso, le vetrine dei negozi e le macchine in sosta. L’apologia del fascismo va punita in termini di legge, come la violenza, da qualsiasi parte provenga. La libertà di espressione è sacra, ma nei limiti di una responsabilità civile. Per motivi di ordine pubblico, talune manifestazioni vanno proibite, tanto più nei luoghi sensibili del centro storico. Ora proseguo sul lato sinistro della Chiesa per il Vicolo della Contrada Tedesca. La puzza di piscia umana è tremenda. D’estate insopportabile e pericolosa anche dal punto visto sanitario. Ogni angolo delle grandi navate gotiche è un orinatoio a cielo aperto. La porticina laterale, chiusa da molto tempo, come le altre, è un deposito di lerciume. Tutte le murate di pietra rosa trentina, sfregiate da scritte farneticanti come quelle sui muri delle case di fronte.

Mi domando perché uno storico ristorante trentino continui a segnalare una porta d’entrata proprio da questo vicolo? La puzza e lo spettacolo non è certo incoraggiante a entrare da questo lato. Sulla facciata posteriore dell’abside, il triste spettacolo continua. Scritte enormi aberranti, offensive della stessa fede religiosa. Un angolo trasformato in discarica. La vecchia porta della sagrestia, con evidenti macchie di urina. E poi scendiamo sull’altra facciata. Anche qui, lo spettacolo inverecondo di scritte non cambia. Di fronte, anche il celebre portale della Chiesa dell’Annunziata è affiancato da scritte ignobili, come sulle case, alcune appena riaffrescate, fino alla Piazzetta Gaismyr, e poi per tutto il Vicolo degli Orbi. La scena della Piazzetta Anfiteatro è ancora più deprimente. Le scritte deturpanti sono al loro apice e continuano, anche sulle porte di legno del vicolo S. Pietro. Qui al centro, una volta c’era un magnifico olmo. Anni fa a qualcuno dava fastidio. È stato tagliato e sostituito da orrende vasche di cemento con piante cespugliose che spero siano tolte di mezzo al più presto. Sotto questa piazza ci sono i resti importanti dell’anfiteatro romano. Quando vogliamo iniziare i lavori di recupero, in un progetto ambizioso di ritessere la trama archeologica delle nostre origini?

Su questa strada che porta alla Piazza c’è un evidente segnale stradale di divieto di sosta. Ma qui, di giorno e di notte (anche in Via S.Pietro) c’è posteggio selvaggio di automobili. Chiedo al Comandante dei Vigili Urbani, perché questa zona è terreno franco? Anche i vigili interpellati chiudono gli occhi. Omissione d’ufficio? Per i residenti si disponga qualche spazio di posteggio autorizzato! Chiedo, con il massimo rispetto, al nostro Arcivescovo, come possa tollerare un oltraggio a queste Chiese che sono parte della storia religiosa e culturale della città? Vogliamo davvero dire basta e girare pagina! Come sempre la Chiesa di S. Pietro è meta di visita di tutti i gruppi turistici. Le nostre guide sono bravissime. Ma quando qualche turista allunga lo sguardo verso lo scempio di quelle facciate laterali c’è da vergognarsi. Il sindaco di Trento ha il compito e il dovere non solo di cancellare subito l’ultimo sfregio, ma di bonificare l’intero quartiere. Di organizzare con gli altri corpi di polizia una vigilanza permanente notturna. Di allestire le telecamere di sorveglianza e le foto-trappola. Nei quartieri, si attivino squadre di lavoro volontarie integrate dall’impegno degli immigrati che ospitiamo. Ben venga uno stretto raccordo fra Comune e Soprintendenza Beni Culturali per garantire interventi immediati di ripulitura. Di inasprire drasticamente le pene per chi imbratta e chi fa i propri bisogni sulle Chiese e non solo. C’è anche da dire che il nostro centro storico è carente di bagni pubblici. Si tratta per la maggiore dei nostri giovani. Ricordiamoci sempre che Trento è una prestigiosa città universitaria. La loro rivendicazione di “spazi e luoghi” per il tempo libero è sacrosanta. Ma non può essere alibi per lordare e schiamazzare un quartiere storico. Si dice che in alcuni locali pubblici o privati che siano, dove si fanno le ore piccole, non ci siano servizi igienici adeguati. Forse è il caso di controllare. Non è un caso che qui, di sera e di notte sia attivo un tentacolo criminale dello spaccio di droghe da parte di immigrati nordafricani. Sig. Questore, cosa si aspetta a sgominarli? Gli abitanti del quartiere hanno straragione a protestare. Il problema non è solo loro, ma della dignità e della cultura di tutta la città.