il nucleo storico

Rovereto, con Passamani la vera culla del dissenso

ROVERETO. Sono anni ormai che il piccolo nucleo di anarchici, roveretani e acquisiti, che fa capo a Massimo Passamani è sulle agende dei reparti delle forze dell’ordine che si occupano di terrorismo....



ROVERETO. Sono anni ormai che il piccolo nucleo di anarchici, roveretani e acquisiti, che fa capo a Massimo Passamani è sulle agende dei reparti delle forze dell’ordine che si occupano di terrorismo. Non che fino ad oggi siano accaduti fatti di sangue, ma nel corso degli anni le “azioni” sono state molte e dirette verso obiettivi precisi. Dalle pompe di benzina della Esso, “braccio armato” della multinazionale che ha sponsorizzato le operazioni militari americane in Afghanistan e Iraq, agli sportelli bancomat di Banca Intesa, a sua volta accusata di foraggiare imprese militari e fabbriche di armamenti, fino alle Ferrovie, che con il progetto del Tav (o Tac) si sono guadagnate l’inimicizia di molti gruppi antagonisti in Italia. Passamani stesso, 41 anni, ispirato dalle opere (scritte e a mano armata) di Alfredo Maria Bonanno, l’ormai attempato anarchico e rapinatore che giustificava i suoi gesti come “espropri proletari”, ha fatto parlare di sè dall’inizio degli anni Novanta, quando era poco più che ventenne, sia per le prese di posizione a favore di un gruppo di anarchici arrestati sul Garda e poi condannati per essere gli autori di alcune rapine in Trentino, sia per la propria scelta di opposizione all’allora servizio di leva obbligatorio (si dichiarò obiettore totale, rifiutando anche il servizio civile alternativo, ma non fece neanche un giorno di carcere militare: sono anni ormai che la naja non esiste più, sostituita da corpi professionisti).

Scappato in Francia per sfuggire a un mandato di cattura in seguito a un’indagine dei Ros, venne arrestato perché sorpreso con documenti falsi, detenuto alla Santè di Parigi e poi rilasciato dopo che le accuse si rivelarono del tutto infondate: avrebbe compiuto atti violenti o terroristici quando aveva cinque o sei anni, ipotesi assurda. Tornato a Rovereto, per gli adepti rappresenta una sorta di ideologo illuminato dell’anarchismo individualista, che diffonde scrivendo su riviste anarchiche di tutto il mondo. Per chi non ha abbracciato la stessa ideologia, invece, appare come un oltranzista della lotta “contro”. Soprattutto, contro ogni potere costituito. Una scelta radicale che fa discutere anche i media schierati vicino ai No-global.

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