Rossi: «In lizza anch’io, non mi nascondo»

A «Trentino in diretta» l’assessore alla sanità e leader del Patt si dice pronto alla candidatura



Ugo Rossi c’è. Ed è pronto a un’eventuale candidatura da presidente della Provincia. Lo ha detto a chiare lettere ieri sera a «Trentino in diretta», su Rttr, ne l faccia a faccia con il nostro caporedattore Paolo Mantovan. «Sì - ha spiegato il leader del partito autonomista - io non mi nascondo: è vero che si fa anche il mio nome per il dopo Dellai». Ci sta a mettersi in gioco alle primarie? «Perché no? Ma credo - ha risposto Rossi - che prima, nei prossimi mesi intendo, si debba costruire una modalità per mettere insieme le energie buone e le idee per progettare il futuro del Trentino. Siamo in una fase molto difficile: è necessario costruire un’idea del Trentino per recuperare forza e competitività».

Su questo punto, quello della competitività, Rossi ha puntato molto nel corso del faccia a faccia: «Sì, è inutile che parliamo di competitività del Trentino se poi, faccio un esempio lampante, i nostri ragazzi non sanno bene le lingue. Vogliamo puntare su queste lingue? Vogliamo far sì che la futura classe dirigente del Trentino e tutti i nostri ragazzi sappiamo davvero bene l’inglese e magari anche il tedesco? Allora cominciano a mettere giù un progetto». Mica solo lingue straniere, vero? C’è da recuperare efficienza e competitività anche su altri piani. «Assolutamente - ha insistito Rossi - e noi autonomisti del Patt qualche idea l’abbiamo. Ma vorrei che il progetto fosse ampio, partecipato, che le idee raccolte fossero davvero idee importanti, di eccellenza».

E, a proposito di eccellenza, Rossi ovviamente ha parlato anche del sistema sanitario trentino. sul Nuovo ospedale: «Sarà di 600 posti letto, ma allargabile a 700. Dovremo fare degli ospedali di valle dei luoghi in connessione con l’ospedale centrale, con personale medico che si muove e che vive dell’esperienza nell’ospedale d’eccellenza. E faremo anche la scuola di medicina, esattametne come Bolzano, collegandoci con Firenze, Verona e anche Innsbruck: pensiamo a una quarantina di posti per prepararsi alla medicina di sistema, una cosa che serve molto sul nostro territorio». E poi i punti nascita, deboli, non rispondenti alle norme nazionali: «Non metteremo la guardia attiva, perché la sicurezza dei nostri ospedali c’è già, non servono queste modifiche».

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