Riva, lotteria con camosci in palio

L'assessore Bollettin furibonda: «Non si gioca con la vita degli animali»



RIVA. Tra una settimana al Palafiere tornerà l'Expo dedicata alla caccia e alla pesca. Il fatto che le associazioni animaliste esprimano la loro contrarietà ad un evento che promuove pratiche ritenute violente e sanguinarie è scontato. È invece inaspettato che l'assessore alle politiche ambientali di Riva disapprovi apertamente la lotteria che mette in palio animali vivi. Renza Bollettin giudica inopportuna l'iniziativa e invita gli organizzatori a inventarsi altro, anche per evitare di incorrere in possibili violazioni proprio della legge provinciale sulla caccia.

La lotteria delle Cacciatrici trentine, più esattamente, mette in palio il diritto di uccidere un animale in libertà nei nostri boschi. Potrebbe trattarsi di un camoscio oppure di un capriolo, magari di un cinghiale. Comunque sia, l'assessore Bollettin si dice perplessa - ma è chiaro che usa un eufemismo - e aggiunge che le pare fuori luogo giocare (cos'è la lotteria se non un'occasione ludica?) con «la vita di grandi mammiferi che, al di là della tutela naturalistica, rappresentano il momento apicale di milioni di anni di evoluzione, e che ci sono anche vicini dal punto di vista biologico».

L'assessore rivano alle politiche ambientali auspica pertanto che, «anche per rispetto della sensibilità della stragrande maggioranza della popolazione, in particolare dei bambini che sicuramente affolleranno gli stand dell'Expo Ruva Caccia Pesca Ambiente, e che potrebbero essere anche tra i potenziali vincitori dei "premi", gli organizzatori della manifestazione sostituiscano i premi annunciati con altri più consoni e più accettabili da parte dei potenziali concorrenti della lotteria e della pubblica opinione.»

Renza Bollettin poi coglie un altro aspetto negativo. A suo avviso infatti la lotteria delle cacciatrici fa parte delle pratiche che «si inscrivono in una dilagante e pericolosa euforia da "gioco", che tende sempre più a sostituirsi, fino a diventare una vera e propria "dipendenza" alla stregua di una droga, alla più corretta tradizione di ottenere una lecita ricompensa con la fatica e il lavoro quotidiano, senza illusorie scappatoie.»

A parte tutto ciò, conclude l'assessore, l'iniziativa «potrebbe essere penalmente perseguibile, trattandosi di un "commercio di animali vivi" vietato dalla Legge Provinciale sulla caccia (art. 38), che vieta a chiunque di "detenere, acquistare e vendere esemplari di fauna selvatica". E una lotteria, che mette in vendita dei biglietti, è comunque una forma di commercio.»













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