Quei tre parchi dove è passata la storia

Piazza Dante, Gocciadoro, S. Chiara: spazi verdi e teatri della crescita della città

(segue dalla prima pagina) di Mauro Lando Bastano pochissimi chilometri ed un prato sul Bondone, un bosco sulla Marzola, una passeggiata sul Calisio: sono più che sufficienti per trovare un momento di relax per le persone che risiedono in città. Ciò che conta davvero sono però le aree verdi sotto casa, quelle da raggiungere in breve tempo e ad ogni ora del giorno e dove poter stare in sicurezza.  Al di là delle frequentazioni legate ad opportunità rionali, i giardini o i parchi a cui si fa normalmente riferimento sono quelli di piazza Dante, Gocciadoro e Santa Chiara. Luoghi questi che, oltre ad offrire spazi verdi, sono anche caratterizzati dalle loro "storie", dalle vicende che li hanno accompagnati, dalle loro peculiarità ambientali. Ricordiamone quindi alcune.  Giardini di piazza Dante. Sono stati il primo parco urbano nato alla metà dell'Ottocento in coincidenza della costruzione della ferrovia e della stazione. Il primo treno, va ricordato, arrivò da Verona il 23 marzo 1859, allorché da pochi anni il corso dell'Adige era stato spostato ed il suo antico alveo trasformato in quelle che ora sono via Torre Verde e via Torre Vanga. Lo spazio che forma l'attuale piazza Dante ed i suoi giardini era poco più che un acquitrino formatosi su quelle che erano le rive e le "spiagge" dell'ex corso del fiume. Il Comune piantò alberi, spianò le grandi pozzanghere, furono collocate le prime statue, ma il giardino divenne importante e pienamente riconosciuto quando, nel 1896, fu inaugurato il monumento a Dante Alighieri eretto "in omaggio al Padre della lingua e della nazione". Non solo alberi e passeggi quindi in quell'area, ma anche un simbolo di identità.  L'altro "simbolo" dei giardini di piazza Dante è stata la "Beppina" ossia l'aquila collocata in una gabbia poco a nord dell'attuale Palazzina Liberty", là dove ora si trova una fontanella. Il rapace fu posto nella gabbia il 19 marzo 1926, giorno di San Giuseppe da cui derivò il nome "Beppina". L'ultima aquila morì nel 1977, dopo di che la gabbia fu tolta.  Anche il laghetto con i cigni è una caratteristica importante del parco. È stato realizzato negli anni 1952-'53 in occasione della copertura dell'Adigetto che passa in quel tratto. La vera attrazione sono sempre stati i cigni per i quali, almeno all'inizio, vi era una forte simpatia. Basti pensare che in occasione dell'alluvione del 4 novembre 1966 ci fu chi portò al pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara, allora in via Santa Croce, un cigno morente perché insozzato dal gasolio che galleggiava sul tratto allagato della città.  Parco di Gocciadoro. Con i suoi 11 ettari è il maggior parco del capoluogo. Esso si estende sull'ultimo tratto della collina e della valle del Salè nel rione della Bolghera alle spalle dell'ospedale. Dal lontano 1838 faceva parte della tenuta della famiglia Bernardelli proprietaria anche di vasta parte dell'area agricola della Bolghera. Nel 1922 tutta la proprietà venne acquistata dal Comune e quindi il parco rimase pressoché intatto dal punto di vista naturalistico ed ambientale. Boschi, prati, percorsi sono la sua caratteristica principale.  All'interno dell'area è presente la villa Bernardelli che con le casette circostanti fa parte del Villaggio Sos aperto nel 1963 per ospitare orfani o bambini in difficoltà. Va ricordato che a fianco della villa ed al centro di uno spazio verde si leva alto un cedro deodara che il conte Pietro Bernardelli piantò nel 1861 in occasione della proclamazione dell'Unità d'Italia. Evidenti quindi i suoi sentimenti di italianità in un periodo in cui Trento faceva parte dell'Impero austroungarico.  Il parco di Gocciadoro ha ospitato per trenta anni una coppia di orsi e, periodicamente, anche i loro cuccioli. I plantigradi vennero portati nel 1962 all'interno di una sorta di grotta racchiusa da una robusta cancellata e vi rimasero fino al 1994.  Giardino di Santa Chiara. È uno spazio verde, ampio ed importante, "salvato" da rischi di speculazione edilizia. Era l'area verso via Piave retrostante il vecchio ospedale, il quale, dopo anni di chiusura ed incuria, correva il rischio di venire inserito in programmi di riordino edilizio.  Si levò una vasta protesta popolare tanto che nel pomeriggio del 14 giugno 1975 alcune centinaia di persone occuparono il giardino e l'ex complesso ospedaliero. L'occupazione durò circa un mese finché l'amministrazione comunale cittadina provvide a fermare ogni altra ipotesi di utilizzo, così che il giardino divenne parco pubblico mentre gli edifici furono ristrutturati ospitando l'auditorium ed il centro culturale Santa Chiara.

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