Piano territoriale, i Comuni in ritardo

Giudicarie, solo 16 consigli comunali su 39 hanno approvato il documento. C’è il rischio di far saltare la firma di lunedì


di Ettore Zini


GIUDICARIE. Rischia una battuta d’arresto l’iter del Piano territoriale della Comunità delle Giudicarie. A quattro giorni dalla firma prevista al quadro di accordo di programma, con gli appuntamenti già fissati con i sindaci per lunedì 20 gennaio nella sede di via Gnesotti a Tione, mancano all’appello ventitré delibere. Solo sedici comuni su 39 hanno assunto decisioni in merito. Quindi, se questi ventitré “ritardatari” vorranno avere le carte in regola per lunedì, dovranno farlo con delle convocazioni urgenti e straordinarie dei consigli.

Una corsa dell’ultima ora, che oltre ad aver mandato in bestia numerose minoranze consiliari, impossibilitate a documentarsi in tempo utile per le decisioni, dimostra quanto poco interesse ci sia per una programmazione territoriale cui le singole amministrazioni avrebbero dovuto dedicare ampio spazio per delle scelte consapevoli. «Tanto più – rammentano alcuni rappresentanti di minoranza – per decisioni importanti come ambiente (Serodoli ndr.) e futuro economico ed urbanistico della valle». Tra questi ci sono i consiglieri di opposizione di Tione che solo ieri pomeriggio hanno saputo del consiglio comunale d’urgenza convocato per domani alle 21, dove appunto l’unico argomento in trattazione è il Piano Territoriale di Comunità. La corsa alla deliberazione è spasmodica, e anche gli altri comuni (questa sera ci sono quello di Storo e di Bocenago) se vorranno esprimersi, dovranno deliberare entro la fine settimana. D'altronde la tappa obbligatoria perché il cammino della programmazione territoriale giudicariese possa proseguire è fissata per la giornata di lunedì, quando i primi cittadini sono attesi per apporre la firma al Ptc. Impegno già stabilito da tempo. E condizione indispensabile perché l’iter possa proseguire senza intoppi. Requisito necessario – aveva detto la presidente Ballardini nell’ultima assemblea – perché il Piano possa arrivare a compimento entro fine mandato. «Un cammino – precisava la responsabile della Comunità – che potrà proseguire, anche per stralci. Ma solo con l’assenso dei comuni». Secondo il protocollo, infatti, perché l’iter possa proseguire, i comuni hanno l’obbligo di pronunciarsi firmando l’accordo quadro di programma. E, in base all’art. 22 della Legge 1/2008, è necessario che deliberino in modo positivo non solo il 50% più uno dei comuni, ma che anche la popolazione rappresentata sia superiore al 50%. La maggioranza dovrà valere non solo in termini numerici per comune, ma anche per abitanti. Va da sé quindi che per raggiungere il “quorum”, decisivi saranno i comuni più popolosi. Solo lunedì si saprà quanti comuni sono favorevoli e soprattutto in che misura.













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