«Percorsi di genere, Fugatti ci ripensi» 

Le formatrici: «Aiuto per affrontare le sfide educative». La dirigente Lucca: «Lavoriamo sugli stereotipi» 



TRENTO. Cinque percorsi di formazione - due per i docenti, uno per i genitori, due per le classi delle scuole secondarie di primo e di secondo grado - sui temi delle pari opportunità. È questa l'offerta formativa a cui le scuole trentine hanno potuto accedere dal 2010 grazie alla collaborazione tra Iprase, Commissione Pari Opportunità, Centro Studi Interdisciplinari di Genere dell'Università di Trento e assessorati all'istruzione e alle pari opportunità provinciali. Percorsi sospesi il 28 dicembre dalla giunta Fugatti con questa motivazione: «Si ritiene necessario verificare la piena coerenza dei contenuti educativi con le aspettative delle famiglie rispetto ai valori che la giunta provinciale intende perseguire».

A ricordarlo è un gruppo di formatrici (Elisa Bellè, Federica Chiusole, Nadia Dalla Costa, Sara Filippi, Maria Agnese Maio, Irene Matassoni, Alessia Tuselli) che in questi anni hanno lavorato ai percorsi di educazione alla relazione di genere. Di cosa si occupano questi progetti? Violenza di genere e bullismo, disparità di genere sul mercato del lavoro e conciliazione lavoro-famiglia, guida alle scelte formative, rappresentazione sui media di maschi e femmine. «Chiediamo agli assessori Bisesti e Segnana - scrivono le formatrici - di incontrarci di persona perché siamo pienamente disponibili a fugare dubbi e perplessità di qualunque tipo: molti anni di esperienza nelle scuole parlano per noi, e parlano di impegno, voglia di incontrare il mondo della formazione, confrontandosi con le sue difficoltà e contraddizioni, di dare il nostro contributo alla crescita del territorio a partire dal suo bene più cruciale, la formazione dei e delle più giovani. Ci auguriamo che gli assessori competenti cambino direzione e decidano di non gettare al vento un’esperienza importante, costruita negli anni con molto impegno sia da parte di tutte noi, che di tutti gli insegnanti e dirigenti scolastici che da tempo collaborano alla buona riuscita del progetto nelle scuole trentine, nel tentativo di fornire strumenti di lavoro utili alle scuole, agli/alle studenti e alle famiglie, per affrontare con maggior serenità le tante sfide educative del presente». Sul tema abbiamo sentito anche Patrizia Lucca, dirigente dell’Istituto comprensivo Trento 3 (Bronzetti-Segantini): «I nostri progetti a scuola sulla parità di genere e l’educazione all’affettività sono sempre stati mediati dagli insegnanti prima di andare in classe e non abbiamo mai avuto proteste. La giunta provinciale vuole approfondire? È legittimo, capirà che non si fa nulla contro i valori delle famiglie, anzi, noi abbiamo sempre informato le famiglie. Lavorare sugli stereotipi di genere non significa creare il terzo sesso, se qualcuno teme questo. Significa lavorare sulle emozioni, come gestire la rabbia e l’aggressività, come accettare il pianto...».(ch.be.)













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