Pd, stallo totale sul nuovo segretario

I veti incrociati bloccano il partito. Olivi “bocciato” come coordinatore



TRENTO. Una riunione dal clima torrido e non solo sotto il profilo climatico quella che si è prolungata fino a tarda sera ieri in casa Pd. Appuntamento all’hotel Sporting per l’assemblea chiamata a decidere a chi affidare il partito dopo le annunciate (ma non ancora ratificate) dimissioni del segretario Michele Nicoletti. Un’assemblea resa ancora più complicata dal mancato accordo del giorno prima (sabato al coordinamento) sulla soluzione da proporre ieri. Sul tavolo c’erano sostanzialmente due ipotesi. Lo scenario che ieri sembrava profilarsi prima dell’inizio è quello di un mancato azzeramento delle cariche formali (compresa la presidenza di Roberto Pinter) e, al massimo, un trasferimento di poteri esecutivi a un gruppo ristretto ma non troppo - sette od otto nomi - che tenga la barra del partito, dividendosi i compiti in vista della campagna elettorale, della formazione della lista e dell'elaborazione del programma politico assieme ai partner del centrosinistra autonomista. Con la possibilità, tutta però da discutere, di individuare all'interno di questo nuovo miniorganismo di un singolo coordinatore. Il secondo scenario possibile - ma sempre senza la formalizzazione delle dimissioni da parte di Nicoletti - era l'ampliamento dell'attuale coordinamento, con il coinvolgimento dei responsabili territoriali. Circa invece la questione relativa a chi guiderà la lista del Pd alle provinciali, l'autocandidatura di Alessandro Olivi (l'assessore provinciale sconfitto alle primarie) resta sul tavolo, tra l'altro con il sostegno esplicito dello stesso Nicoletti che ieri ha infatti proposto come coordinatore unico del partito proprio lo stesso Olivi, scatenando però la contrarietà di Luca Zeni e di Donata Borgonovo Re, da sempre contrari ad ogni ipotesi di riportare in primo piano la figura di Alessandro Olivi - uscito sconfitto dalle primarie - nè come capolista alle elezioni nè, tantomeno, come coordinatore di un partito che sta vivendo una fase di profondo travaglio interno. La discussione è stata animata ed è andata avanti fino oltre le 23, orario che non ha consentito al giornale di seguire oltre gli sviluppi del confronto.

La situazione del partito è comunque delicatissima. Il Pd - dopo la debacle delle primarie di coalizione- conferma forte più che mai l’assenza di una linea decisionale, ma soprattutto conferma la presenza di due linee (Nicoletti e Pinter da una parte, Zeni e Borgonovo Re dall’altra) la cui contrapposizione sulle scelte sta mettendo il partito in una labirinto sempre più complesso da affrontare. E il tempo, a questo punto, non gioca a favore del Pd visto che agosto è alle porte e affrontare le elezioni di ottobre senza una leadership forte e legittimata sarebbe assai rischioso.













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