Patt, Leopolda 2.0 «Forza di governo e partito dei trentini»

Il 3 luglio a Sanbapolis: Panizza apre l’evento, Rossi chiude Il segretario: «Abbiamo giovani pronti ma potrei restare»


di Chiara Bert


TRENTO. Sarà un prologo del congresso che dovrà segnare la svolta, da Partito autonomista trentino tirolese a «partito dei trentini», da forza (gregaria) di opposizione a forza di governo. Appuntamento venerdì 3 luglio a Sanbapolis (lo stesso luogo della convention di Dellai), una Leopolda 2.0 dal titolo inglese «Save the date», con tanto di hashtag #Trentinocoraggioso, in puro stile renziano. Un’assemblea aperta, la presenta il segretario del Patt Franco Panizza, che servirà ad avviare «un coraggioso dibattito sul presente e sulle sfide della nostra autonomia», crescita, competitività, internazionalizzazione, infrastrutture, cultura, territorio, e naturalmente trilinguismo. Si parte con un logo che ridisegna il simbolo, le stelle alpine che escono dal loro cerchio, metafora di un’allargamento - della base sociale e del consenso elettorale - che resta l’obiettivo strategico.

La fase pre-congressuale, con una serie di tavoli tematici, durerà fino a novembre quando si eleggeranno i nuovi dirigenti. Nel partito c’è chi è pronto a scommettere che alla fine si slitterà al prossimo anno, visto il boom di tessere nella Busa targate Mauro Ottobre che preoccupa i vertici. Il segretario assicura di no e ripete che «il rinnovamento dovrà essere vero e non di facciata, il Patt è pronto, i giovani in grado di guidarlo li abbiamo».

Panizza, quindi lei conferma che non si ricandiderà?

Ho sempre detto che è importante dare un segnale di rinnovamento e io sono pronto a favorirlo. Se poi il nome nuovo non dovesse emergere con chiarezza e la necessaria condivisione, e la situazione politica dovesse richiederlo, il di certo non lascio la nave.

Ha già un suo candidato?

No, ma ci sono giovani pronti, lo abbiamo dimostrato a Trento con Stanchina, e con i nuovi sindaci da Lavis a Cles. E abbiamo dimostrato che nel rinnovamento crediamo, basta guardare alla squadra consiliare giovane che abbiamo in Provincia.

Qual è il senso di questa assemblea a Sanbapolis?

Apriamo il congresso, una discussione sull’autonomia e sull’allargamento del nostro partito. Lanceremo dieci sfide per il futuro, come forza di governo che vuole indicare la strada. Poi ci saranno alcuni brevi interventi di nostri giovani che porteranno le loro esperienze, dall’estero, nell’imprenditoria, nel sociale. Rossi chiuderà la serata come massima espressione del governo provinciale e del Patt. Abbiamo voluto aprire così una fase di consultazione allargata, a cui seguiranno nel corso dell’estate dei tavoli tematici ai quali chiameremo esponenti della società civile, e un manifesto politico per arrivare al congresso a fine novembre.

A chi è aperta, questa assemblea?

Abbiamo invitato la nostra rete di partito, ma anche le rappresentanze delle categorie e della società civile. Non le altre forze politiche, non ufficialmente. Vogliamo aprire un dibattito che coinvolge il territorio nelle sue espressioni più responsabili, per costruire insieme le proposte e far sentire la nostra voce in un momento in cui mai come ora l’autonomia è così duramente messa sotto attacco. Vogliamo lanciare un nuovo patto sociale e politico che rimetta in circolo la fiducia tra cittadini e istituzioni.

L’alta astensione alle recenti comunali dimostra che anche in Trentino la sfiducia è a livelli di guardia. Come rispondere?

È così. Ma proprio nella crisi della politica e delle forme di rappresentanza, i partiti territoriali come il nostro sono gli unici oggi in grado di intercettare le domande della società e dell’economia, perché possono contare su un radicamento che altri non hanno. Dobbiamo superare la logica delle contrapposizioni ideologiche, del politichese, per costruire soluzioni reali ai problemi. La buona politica è fatta di ritorno alla gente.

Alle comunali il centrosinistra autonomista è arretrato e si sono rafforzate le civiche. Per il Patt l’alleanza con Pd e Upt rimane strategica? Siete stati accusati per aver imbarcato nelle liste anche candidati che venivano da destra.

Non rimettiamo in discussione alleanze politiche ormai consolidate ma oggi ha poco senso interrogarsi se il Patt, a seconda della colorazione dei nuovi ingressi, si stia spostando a destra o a sinistra. L’unico criterio a cui intendiamo attenerci è la coerenza con le attese delle nostre comunità. E come Patt lavoreremo per allargare la nostra base sociale per essere davvero, com’era l’Asar, il partito dei trentini: lo faremo cooptando chi intende impegnarsi per la nosta causa, e impegnandoci a creare una nuova classe dirigente non generata da meccanismi obsoleti di pura appartenenza.

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