Panarotta, sequestrate le piste da sci 

Il decreto affisso ieri dopo un’ispezione. La notifica fa seguito all’inchiesta sulla tragica morte del poliziotto Bruno Paoli


di Francesca Quattromani


TRENTO. L’intero comprensorio sciistico della Panarotta è stato sottoposto da ieri a sequestro penale. Il decreto è apparso sulle piste in seguito al tragico incidente sugli sci in cui ha perso la vita il poliziotto Bruno Paoli, 48 anni di Sant’ Orsola, avvenuta il 23 gennaio. Stava percorrendo una pista di collegamento ma era finito fuori pista e aveva sbattuto violentemente contro una roccia.

Sabato l’ ispezione da parte della Polizia stradale (nelle indagini di questo tipo vengono coinvolti specializzati di ogni settore) e della Forestale della Provincia. Il decreto porta la data del 10 febbraio. E’ stato consegnato ieri mattina alle 8 al presidente del comprensorio Panarotta Fabrizio Oss, alla presenza dell’assessore agli impianti a fune Michele Dallapiccola e del sindaco di Pergine Roberto Oss Emer.

In base a quanto stabilito dalla Procura, le misure previste per la messa in sicurezza dell’area non sarebbero state ottemperate. L’intera stazione, con le sue tre piste, è stata sequestrata. Questo significa che nell’area del comprensorio, che conta 18 km di piste, non si può nemmeno camminare, oltre che sciare, vietate anche le escursioni con le ciaspole. L’area resterà chiusa, probabilmente, per l’intera settimana.

Dopo la tragica morte di Paoli, la Procura aveva aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Fu sequestrato il tratto dove ara avvenuto l’incidente. Nello stesso punto dove morì Paoli, nel 2011, un sedicenne rimase vittima di un incidente, riportando diversi traumi.

Da quella data in poi, molti i solleciti (l’ultimo all’inizio di questa stagione) da parte della Forestale per la messa in sicurezza di quel tratto. Nessun intervento sarebbe stato compiuto dalla società. Per la Procura sarebbe stato necessario posizionare una rete protettiva, che avrebbe forse evitato la morte del poliziotto.

Su quel tratto, invece, non sarebbero presenti nemmeno i segnali di pericolo. Per la pm Colpani, inoltre, gli uffici preposti della Provincia, già in sede di omologazione della pista, anni 80, avrebbero dato prescrizioni specifiche per la messa in sicurezza di quella scarpata e di altre presenti nelle immediate vicinanze. Il presidente del comprensorio sciistico Panarotta, Federico Oss afferma: «Siamo sotto shock. Lavoreremo giorno e notte per la messa in sicurezza dell’area come richiesto. Impegnati tutti i nostri uomini». L’assessore Michele Dallapiccola assicura: «La Provincia è al fianco del comprensorio. Forniremo il materiale che manca qualora ve ne fosse la necessità». L’area sciabile deve essere messa in sicurezza, afferma l’assessore, convinto che la questione si risolverà a breve. «Dovranno essere messi materassi e reti di protezione». Ieri mattina, l’assessore era presente alla consegna del verbale di polizia giudiziaria al presidente del comprensorio Fabrizio Oss. «A breve l'impianto riaprirà - afferma Dallapiccola - alcune prescrizioni devono essere poste in essere. I lavori sono incompleti». Il sindaco di Pergine, Roberto Oss Emer si dice sorpreso «dalla rapidità del provvedimento e dalla sua portata». Di buon mattino un post su Fb dove il primo cittadino informava che «l'impianto è sotto sequestro fino a che non saranno realizzati presidi di sicurezza che sono prescritti nell'ordinanza della magistratura». Intanto in mattinata esplodeva la rabbia degli escursionisti: «Nessuno ci ha avvertito». In realtà, sulla strada degli Assizi e su quella che sale da Levico, c’erano degli operatori del comprensorio sciistico che avvertivano circa l’impossibilità di accedere all’area. Negli alberghi della Panarotta, due più una malga, la settimana di carnevale registra il tutto esaurito. Circa duecento persone, italiani e stranieri, non potranno fruire delle piste della Panarotta né godere di quella parte della montagna con ciaspole o a piedi. Esattamente come i possessori di skipass, sono stati invitati a raggiungere le piste del Bondone o di Lavarone.













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