No della Ragioneria, così il patto rischiava di saltare

Subemendamento approvato in commissione nella notte dopo un lungo braccio di ferro: Bressa richiamato per convincere il viceministro Morando


di Chiara Bert


TRENTO. Non basta il sì del presidente del consiglio, del ministro Boschi e del sottosegretario Delrio a convincere i tecnici della Ragioneria dello Stato a dare il via libera al patto finanziario con Trento e Bolzano. Almeno a giudicare dal duro braccio di ferro consumatosi tra giovedì e venerdì in commissione bilancio al Senato. La lunga notte si è conclusa con il disco verde all’accordo, che ora finirà nel maxiemendamento del governo alla legge di stabilità. Ma ancora una volta le autonomie si ritrovano osservate speciali, in un clima pesante che non promette nulla di buono.

Erano passate le due di mattina quando, dopo una trattativa serrata tra i senatori trentini e altoatesini e i tecnici del ministero dell’economia, il subemendamento del Gruppo autonomie che recepisce il patto finanziario ha ottenuto il disco verde. Ugo Rossi e Arno Kompatscher, rimasti per ore incollati ai telefoni, hanno tirato un sospiro di sollievo. Anche questa volta è andata.

Ma l’accordo, sottoscritto a ottobre e confermato ancora due giorni fa dal premier, ha seriamente rischiato di saltare. Quello che poteva apparire quasi come un passaggio formale dopo le trattative delle ultime settimane e le tante rassicurazioni arrivate nei giorni scorsi dai massimi livelli del governo, a partire dalla lettera di Renzi al cancelliere austriaco, si è rivelato invece l’ennesimo percorso ad ostacoli.

Quando tra le centinaia di emendamenti è toccato a quello di Trento e Bolzano, a sorpresa il viceministro dell’economia Enrico Morando (Pd) ha chiarito che prima di dare l’assenso aveva bisogno del via libera degli uffici. E i tecnici della Ragioneria non hanno fatto mistero di essere orientati per il no al subemendamento dei senatori, che chiedeva correzioni al testo del governo.

È cominciata così una trattativa al cardiopalma. «Hanno voluto controllare anche le virgole», commenta il senatore Vittorio Fravezzi. Insieme al collega altoatesino Karl Zeller ha chiamato d’urgenza a Palazzo Madama il sottosegretario agli affari regionali Gianclaudio Bressa, e insieme si sono chiusi in una stanza con i funzionari del ministero. Da Roma sono subito partite telefonate al governatore Ugo Rossi, avvisato anche da Lorenzo Dellai, e ai tecnici provinciali che hanno lavorato al subemendamento. Sono stati chiamati anche il ministro Marialena Boschi e il sottosegretario Graziano Delrio. «L’approvazione è rimasta a lungo in bilico», conferma Fravezzi. Alla fine ci si è accordati su una formulazione che ha tolto dal testo la specificazione sulle accise e sulle compensazioni. «Erano una garanzia in più, ma le gestiremo con le norme di attuazione», rassicura il senatore Upt.

Resta il dato, politico, delle resistenze della Ragioneria. E anche, fa notare qualcuno, di un viceministro Pd, Morando, che è grande amico di un senatore trentino, Giorgio Tonini. Il testo approvato dalla commissione dovrebbe ora passare senza modifiche in aula, nel maxiemendamento su cui il governo porrà la fiducia. Ma nel pomeriggio di ieri un’altra prova della brutta aria che tira per le autonomie si è avuta durante il dibattito sulla legge di stabilità, dove è stato un senatore della Lega, Paolo Tosato, a criticare l'accordo tra il governo e le Province autonome. Attirandosi le critiche di Franco Panizza: «Le nostre sono autonomie responsabili».













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