MEZZOLOMBARDO

Mezzolombardo, l'ospedale è chiusoLa Provincia di Trento: "Scelta inevitabile"

Troppo alto il rischio che l'edificio storico ottocentesco cedesse a causa della fragilità statica


Luca Petermaier


TRENTO. Nessuno usa mai la parola «crollo». Sembra un termine vietato. Eppure è quello il grande terrore. I pompieri fanno strada e tengono il casco in testa, gli infermieri escono a testa bassa. I pazienti non sanno che ne sarà di loro.
Escono alla spicciolata, occhi bassi. Portano via borsoni di plastica con gli effetti personali e indossano il caschetto, come si fa nei cantieri. Sono gli infermieri dell’ospedale San Giovanni di Mezzolombardo che ieri è stato chiuso su ordine del presidente della Provincia Lorenzo Dellai. «Gravi carenze statiche» - recita l’ordinanza. L’evacuazione è iniziata nel pomeriggio con i degenti che sono stati trasferiti negli ospedali di Trento e Cles.
 «Una scelta difficile, ma inevitabile» - ha spiegato il presidente Lorenzo Dellai nel corso di una conferenza stampa convocata in tutta fretta ieri mattina. Insieme a lui l’assessore alla sanità Ugo Rossi, il sindaco di Mezzolombardo Anna Maria Helfer e il direttore dell’Azienda sanitaria Franco De Biasi. La scelta dell’evacuazione è stata condivisa ed è giunta al termine di un vertice notturno. Troppo alto il rischio che l’edificio storico (che forma la parte centrale dell’intero compendio ospedaliero) cedesse a causa della fragilità statica. I pericoli di un possibile cedimento della struttura sono venuti alla luce nello scorse settimane. Da tempo l’Azienda sanitaria aveva disposto delle verifiche tecniche per accertare se l’edificio rispettasse i nuovi (e più stringenti) limiti imposti da una normativa nazionale di luglio, ma l’ospedale (che risale alla fine dell’Ottocento) non ha superato l’esame: «Incredibile quello che abbiamo scoperto e che nessun segnale evidente lasciava trasparire» - ha ammesso l’assessore Ugo Rossi.
 Nessuno nomina mai la parola «crollo», ma è evidente che quello è il rischio che si è voluto evitare. Rischio concreto? I periti dell’Azienda sanitaria giurano di sì e come prova portano i risultati di carotaggi e verifiche statiche, una ispezione definita «invasiva» che non ha lasciato margini di dubbio sulla strada da percorre: «Chiusura immediata».
 L’evacuazione è cominciata ieri pomeriggio. Diciannove pazienti sono stati trasferiti al Santa Chiara, mentre altri cinque (malati terminali ricoverati all’Hospice) sono stati trasportati all’ospedale di Cles. Tutta l’attività programmata è stata sospesa: niente interventi, niente visite, tutto rinviato a data da destinarsi, quando lo deciderà il Cup. Per ora viene chiusa l’intera struttura centrale, mentre i blocchi a nord e a sud (che ospitano i poliambulatori e l’Hospice) rimangono aperti, compreso l’ambulatorio diurno di primo intervento, con orario 7-21. Medici e infermieri saranno ricollocati tra gli ospedali di Trento e Cles. Fino a quando? Chissà.
 A Mezzolombardo la notizia è giunta inattesa. Nessuno se lo aspettava. «Ci sembra di vivere un incubo, è stato come un terremoto» - sussurra Adele Venturelli, operatore socio sanitario e membro della Rsu interna. «E’ come se ci avessero portato via un pezzo di vita. Io ho pianto tutta la mattina e con me molti colleghi».
 A guardarlo bene, quel palazzone beige retto da un antico colonnato, non sembra nemmeno messo così male. Certo, la struttura è fatiscente, ma l’entrata è nuova di zecca e anche gli interni che si intravedono da fuori sembrano ben messi. Eppure - giurano i tecnici - il rischio c’è. Talmente alto che dentro il padiglione centrale ci si muove solo con il caschetto, messo a disposizione dalla protezione civile in tre cartoni sistemati all’entrata.
 La gente arriva ed è spaesata. I pazienti chiedono informazioni sulle loro visite: «Quando potrò farla?». Francesca Faes, 56 anni di Mezzolombardo, spinge la sua bicicletta incredula: «Qui dentro io faccio le pulizie, ora non ho più un lavoro, nemmeno quei miseri 600 euro al mese. Se mi date una pistola me la punto alla tempia».
 Che ne sarà, ora, dell’ospedale? L’assessore giura che Mezzolombardo non resterà senza, ma fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. E così il Pdl in Consiglio provinciale ha presentato una mozione che impegna la giunta a mentenere il presidio ospedaliero della Rotaliana













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