Mele, persi 30 mila quintali

Entro domani saranno raccolte le denunce. L’assicurazione coprirà solo il mancato raccolto


di Giacomo Eccher


VAL DI NON. Tra oggi e domani si raccolgono le denunce dei danni da neve sui meleti della valle di Non, e solo allora sarà possibile tirare un primo bilancio reale di un disastro che però avrà effetti anche nelle prossime tre o quattro annate agrarie.

In molti frutteti abbattuti dal peso della coltre bianca non si riesce nemmeno ad entrare, e poi, perso per perso, i contadini stanno cercando di raccogliere innanzitutto le mele ancora rimaste sugli alberi in piedi, nel timore che questo anticipo d'inverno possa tornare a farsi vedere.

Nel frutteto di Luigi Covi, a Vasio, un terreno pianeggiante di 5000 metri quadrati quasi al centro dell'abitato a quota 850, di mele non se ne è salvata nemmeno una come conferma Vittorino Covi, frutticoltore e presidente valligiano degli allevatori. «Non sanno nemmeno dove incominciare, è un groviglio di reti, mele, rami, foglie tiranti, non si sta nemmeno in piedi: un disastro simile non lo ricorda nessuno», afferma Covi.

Sul versante Melinda, destinataria (mancata) di questa produzione perduta (si parla di un quantitativo tra i 200 ed i 300 vagoni, ogni vagone è 100 quintali, quantitativo minimo rispetto alla produzione totale di quasi 4 milioni di quintali) le varie cooperative stanno raccogliendo le denunce dei singoli frutticoltori colpiti e i dati saranno passati al Codipra che farà le valutazioni e le stime finali. «Le cifre sono quelle che si sentono sui giornali, non ho elementi per dire nulla di più o di meno perché la nevicata ha provocato crolli di piante e reti in varie località che conferiscono a Melinda», afferma Michele Odorizzi, presidente del Consorzio dal bollino blu. Anche Odorizzi si dice sorpreso dall'eccezionalità della precipitazione nevosa nella prima decade di ottobre, un evento che nessuno poteva prevedere. «So che ci sono chiacchiere in giro che sarebbe stato dato un allarme neve con consiglio a ritirare le reti antigrandine nei frutteti più alti: è tutto falso, nessuno ha dato questo allarme e comunque le previsioni meteo davano il limite neve a quota 1200 metri: non mi risulta che in valle ci siano frutteti a questa altitudine», conclude. La palla è ora nel campo Codipra e il presidente, Giorgio Gaiardelli, che è di Tres (casualmente il paese più colpito da questa emergenza) sta anche lui aspettando le denunce puntuali per poter poi dare il via alle perizie e quindi agli indennizzi. «Il danno maggiore, estensivamente parlando, è sicuramente a Tres dove gli ettari finiti a terra sono una dozzina, ma notizie di crolli ci sono arrivati da Fondo, Brez, Revò, Priò eccetera». Sull'entità dei danni Gaiardelli conferma le cifre fornite nel sopralluogo domenicale con l'assessore Tiziano Mellarini con un forbice che va da 8 ai 10 milioni di euro. Cifre solo in parte coperti dall'assicurazione che rifonderà solo il mancato raccolto dell'annata in corso. «I costi di rifacimento degli impianti e del sistema di difesa attiva, e il mancato raccolto per tre o quattro campagne saranno totalmente a carico dei frutticoltori a meno di provvedimenti straordinari della Provincia che peraltro si sta attivando», conclude Gaiardelli.













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