La Svp benedice un Patt anche in salsa altoatesina 

L’Obmann Achammer: «Noi siamo solo per le minoranze, parlerebbe agli italiani» Intanto Rossi e Dallapiccola hanno convocato i consiglieri ad una riunione segreta



TRENTO. Un Patt da esportare, con simbolo e tutto il resto, a nord di Salorno. Per fare cosa? Per raccogliere gli autonomisti italiani che non si riconoscono negli attuali partiti ma che, proprio perché italiani, non possono trovare ospitalità nella Svp. L’idea, anzi qualche cosa di più, trova spazio in queste ore sui media altoatesini, lanciata proprio dall’Obmann della Svp Philipp Achammer che vedrebbe di buon occhio lo sbarco delle due stelle alpine a Bolzano.

Un passo indietro, visto che intanto a Trento il Patt ha convocato l’altra sera una riunione carbonara con il presidente Ugo Rossi e tutti i consiglieri (anzi, ne mancava uno) ma senza sia il segretario Panizza e, pure, il suo vice Marchiori.

Le anime più candide fanno sapere che Panizza è lontano, a Dubai, nell’ultima missione all’estero della commissione Nato cui fa parte come parlamentare. Quelli che invece guardano con occhi meno ingenui all’accaduto notano che la riunione è stata convocata proprio mentre il segretario era negli Emirati Arabi. Anche il modo di indire l’appuntamento fa pensare: l’assessore Michele Dallapiccola, vicinissimo al governatore, ha formato allo scopo un gruppo su Whatsapp ed ha mandato un messaggino ai consiglieri provinciali.

Chiedere ai convocati via smartphone cosa si siano detti provoca reazioni degne di un film di 007: «Non rispondo a nessuna domanda, anzi non confermo nemmeno che ci siamo visti. Abbiamo deciso un patto di assoluta riservatezza» sussurrano un paio di loro.

Caspita. Tanta segretezza stimola ad andare a fondo, garantendo totale anonimato a chi si arrischia a rompere il muro di silenzio: «Non si sono prese decisioni. Se vuole sapere se si sono chieste le dimissioni del segretario Panizza, ripeto che non era questa l’occasione per farlo. Il presidente Rossi voleva sentire la nostra disanima del voto e quello abbiamo fatto. In due ore di confronto molto franco. Si è notato che la nostra percentuale di voti alle nazionali è sempre la stessa. Domenica è risultata uguale a quella delle altre elezioni nazionali, numeri non elevatissimi, mentre cresce di molto (e per fortuna) alle provinciali».

Altro sussurro, guardando che nelle vicinanze non ci sia nessuno: «Sbaglia chi dice che è andata male nelle valli del Noce dove sono presenti ed attivi molti dei nostri . La lettura è opposta: se non ci fossero stati loro sul territorio, a presidiarlo, sarebbe andata ancora peggio. Come mai Dallapiccola ci ha invitati via gruppo Whatsapp? C’era poco tempo ed occorreva fare presto». Trattandosi di operazione ascolto manca di sentire se, di ritorno dal deserto, il segretario avrà maturato qualche decisione riguardo il proprio futuro: «Sarà Franco a dircelo...» è l’unico commento che trasuda dal patto di riservatezza.

Insomma in Trentino il Patt qualche bella gatta da pelare sembra avercela, ma intanto Akammer e la Svp lo considerano un modello esportabile. Sui media altoatesini tutto era iniziato perché la consigliera provinciale Elena Artioli, in cerca di una casa sicura dopo un notevole girovagare nei partiti, aveva ipotizzato una Svp che si allargasse, dando vita anche ad un partito che raccogliesse gli italiani.

Un’idea cui hatarpato le ali sul nascere proprio l’Obmann Akammer: «La Svp rappresenta per statuto le minorenze tedesche e ladine. Questo è il nostro Dna e così sarà anche nel nostro futuro».

Ma il passaggio seguente è stato colto con soddisfazione anche a Trento, in un periodo (viceversa) piuttosto avaro di soddisfazioni. Ha detto Akammer: «Noi saremmo soddisfatti se si formasse un gruppo autonomista sulla stessa falsariga del Patt trentino, per le prossime provinciali».

(g.t.)













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