La Sat: «No alla monocultura dello sci»

A Moena dibattito pacato. Bassetti: «Nessuno ha la soluzione in tasca. Tutti gli attori collaborino»

di Gilberto Bonani

MOENA. «Perché si va a sciare (di giorno e di notte)?». La serata dedicata al tema “Montagna e sci” promossa dalla Sat (Società alpinisti tridentini), è iniziata con una domanda, di primo acchito banale, formulata da Anna Facchini, vice presidente della commissione scientifica Sat. Il quesito, accolto con un mezzo sorriso dai partecipanti (in verità non molto numerosi) ha dato l'avvio a un dibattito a tutto tondo. Dibattito che ha registrato interventi diversificati, anche contrastanti, ma con l'autentico desiderio di trovare un canale di comunicazione. E così impiantisti, albergatori, commercianti, ambientalisti, frequentatori della montagna, maestri di sci hanno dialogato per oltre tre ore in maniera serena cercando, per una volta, di uscire dalla gabbia ideologica che spesso crea muri invalicabili.

Anna Facchini ha sinterizzato i risultati del convegno organizzato sul tema dalla Sat nel mese di novembre a Trento (le relazioni e gli interventi saranno prossimamente pubblicati). Sono stati ripercorsi i tempi di quando la montagna viveva di economia di sussistenza per poi scoprire i primi flussi turistici come integrazione ai redditi, piuttosto che fonte primaria di guadagno. Poi il turismo di massa con l'offerta turistica organizzata e gestita con criteri “industriali” diventata, in alcune valli trentine, l'economia portante. Ora la mentalità sta cambiando: ci si accorge di quanto importanti siano le risorse montane che le Alpi offrono: scenari suggestivi, florida biodiversità, relax, buona cucina o semplicemente un ambiente sicuro e rilassante. Di qui l'incertezza della monocultura dello sci, fino a pochi anni fa un potente positivo volano. Prima forti afflussi di sciatori quindi maggiore domanda di infrastrutture che imprenditori supportati dall'ente pubblico si sono affrettati a colmare.

Oggi qualcosa si è inceppato. La crisi, i cambiamenti climatici e demografici, l'incertezza di un mondo sempre più in conflitto, la concorrenza globale hanno fiaccato il potente motore del turismo invernale. Mentre i poli d'eccellenza dello sci come Fassa e Rendena resistono, altre aree, come Folgaria, soffrono profondamente.

La Sat, nelle parole del suo presidente Claudio Bassetti, propone un cambiamento di rotta con l'esortazione a non rilanciare, in tempo di crisi, un modello «maturo», basato unicamente sulla monocoltura dello sci. Ecco quindi le linee guida in tema di montagna e sci. Nuovi impianti solo per interventi di sostituzione e riqualificazione ma non in aree dove ormai è insostenibile lo sci per gli effetti dei cambiamenti climatici. Sì all'innevamento con cannoni sparaneve se c'è disponibilità in loco di acqua. «Nessuno – ha concluso Bassetti – ha la soluzione miracolosa per il domani. Tocca a tutti noi trovare con impegno nuovi approcci puntando a forme di integrazione e collaborazione con tutti gli attori in campo».