La calda estate delle due centenarie

Maria Motter (di Brazzanighe) e Maria Refatti (di Mala) hanno 102 anni, battono Lucifero tra le loro vecchie case e l’orto


di Roberto Gerola


PERGINE. Sono entrambe del 1910, si chiamano Maria, sono nate in novembre (a 10 giorni l’una dall’altra) e non lontane fra loro. In questi giorni con Lucifero che incalza, si difendono stando nell’orto, si godono il fresco di una pergola o se ne stanno in casa, entrambe con una vecchia casa fresca. Una sente il Fersina scorrere poco distante, l’altra gode un panorama meraviglioso. Entrambe abitano nel Perginese. La prima a Brazzanighe, l’altra poco oltre Canezza, giusto per essere su quel di Mala, sullo stesso versante del Fersina.

Una curiosità tira l’altra, e così pure le coincidenze. Cercavamo qualcuno in età avanzata per sapere come si difendono dal caldo e ci siano imbattuti in queste due persone con moltissime cose appunto in comune, ma che a, quanto pare, non si conoscono. Una è Maria Motter (Blandina) vedova Tessadri. È figlia del Bao di Falesina (si chiamava Antonio), un personaggio celebrato dal fotografo Flavio Faganello. Nata il 13 novembre, la sua è stata una vita difficile (con altri 7 fratelli): polenta, patate, verdura, latte, frutti della terra. Poi, nel 1930, sposa Giuseppe Tessadri, fabbro a Trento. E a Trento, andò in viaggio di nozze. Trasferita a Brazzanighe, il suo modo di vivere non cambiò molto: sempre a lavorare la terra, i figli, il marito a Bolzano. Qualche ricordo di soldati bosniaci sul finire nella Grande Guerra, un fascismo lontano e poco vissuto, poi la Seconda guerra mondiale con il marito a casa perché gli era morto un fratello in Russia. E anche qui, soldati (tedeschi) che si ritiravano e chiedevano da mangiare. La sua mente è lucida, si muove con disinvoltura, si prepara il pranzo. Certo, ci sono i figli a badarle, ma si arrangia in tutto. Era stata festeggiata da tutto il paese due anni fa per i cento anni. Ora le sue giornate sono nell’orto, al fresco. «Mai sentito che ci fosse stato un caldo del genere, ci dice, ha bruciato tutto». Fuori dalla finestra c’è tutta la piana con il centro sportivo, le montagne, fin oltre la Paganella.

Con la coetanea Maria Refatti vedova Pedrazza (nata il 3 novembre) ha molte cose in comune, anche se è cittadina Sant’Orsola. Per arrivare da lei, ci si inoltra lungo il Fersina dopo Canezza. Vive nella casa paterna che aveva lasciato poco più che ventenne per lavoro. Nel 1935 è a Desenzano come cameriera e lì conosce il Pedrazza che poi sposerà dieci anni dopo «perché c’era la guerra e non volevo restare vedova». Lui era maitre d’hotel e con lui va a Brescia. Lei lì, lui cuoco degli ufficiali in giro sui fronti. Della guerra ricorda le corse nei rifugi, le sirene. Nel 1945 si sposa e ottiene la licenza di edicola alla stazione ferroviaria di Desenzano (ora in mano alla figlia). Nel 1986 rimane vedova e qualche anno dopo torna per accudire la sorella rimasta invalida dopo un incidente. Anche lei è lucida, ricorda molte cose, molti eventi. Ora vive da sola, anche se i suoi familiari sono spesso lì. Anche per lei, qualche passo nell’orto al fresco, contro Lucifero. Un desiderio: partecipare alla festa degli anziani che gli alpini di Sant’Orsola organizzano ogni anno. «Ma mi devono venire a prendere», dice.

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