Imis, 4,5 milioni di sconto agli artigiani 

Rossi presenta gli emendamenti. Pd critico sui rimborsi generalizzati ai Comuni. E Fugatti: «Aumenta la spesa corrente»


di Gianpaolo Tessari


TRENTO. Costerà 4,5 milioni di euro il nuovo taglio dell’Imis agli artigiani promesso, sabato scorso, dal presidente Rossi alla loro assemblea generale. Visto che dovrà essere introdotto nella finanziaria con un emendamento ad hoc, se ne è parlato ieri in Prima Commissione, dove il documento economico della Provincia ha iniziato il proprio cammino verso la discussione in aula tra un mese. Il governatore prima, e l’assessore Daldoss dopo, hanno spiegato alla commissione presieduta da Mattia Civico i principali capitoli di spesa di un bilancio con tutto segni più ma che, proprio per via della sua prodigalità, ha sollevato i dubbi dell’opposizione e richieste di chiarimenti anche dai banchi della maggioranza. «Pare paradossale che venga rimborsato in maniera generalizzata l’Imis per la prima casa a tutti i Comuni. Faccio un esempio, quello di Pinzolo: l’Imis sulla prima casa l’aveva già tolto, ma ora gli verrà comunque rimborsata, anche se quel Comune incassa già molto sulle seconde case» ha notato il capogruppo del Pd, Alessio Manica.

Già dalle prime esposizioni della manovra, qualche settimana fa, si era comunque capito che i segnali di ripresa economica erano coincidenti: e ieri il direttore generale della Provincia Paolo Nicoletti ha offerto un nuovo dato: una serie bandi europei riservati ad investimenti per le imprese (18 milioni di euro in grado di generarne un centinaio) hanno fatto registrare più del doppio di domande rispetto a quelle che si potevano accogliere: «E ricordo che nei primi tre mesi del 2018 si mettono in moto, anche per via della cessazione del Patto di stabilità, un volume di risorse maggiori del 30% rispetto all’anno in corso» ha aggiunto Rossi.

Uno dei passaggi forti della manovra è quello legato al personale, non solo della Provincia, ma anche dei settori che dipendono dalla pubblica amministrazione: ma tra stabilizzazioni e (al contrario) prepensionamenti, l’investimento non è al momento quantificabile, anche perché non si hanno i dati precisi di quante persone siano esattamente interessate al provvedimento: «Ecco perché dovrà essere fatto un piano preciso e poi decidere il costo. Potremo quantificarlo - ha detto Rossi - con il bilancio di assestamento». Intanto vengono modificati i criteri del turn over. Un altro emendamento, è stato annunciato in Commissione, darà ancora maggiore solidità ai risarcimenti danni per la gelate, ma di pari passo «ci dovrà essere un ulteriore sforzo di responsabilità da parte degli imprenditori del settore».

Nelle precedenti esposizioni pubbliche della manovra Rossi a aveva detto di aspettarsi come un mantra critiche rispetto all’aumento della spesa corrente nel bilancio 2018, chiarendo come (ad esempio) investimenti per potenziare i trasporti ed il servizio mensa, finiscano per ingrossare anche la voce spesa corrente.

Ma la spiegazione del presidente non convince il capogruppo della Lega, Maurizio Fugatti: «Nell’aggiornamento al Defp si legge che nel 2018 la spesa corrente ammonterà a 3,311 miliardi di euro, contro i 3,207 miliardi del 2017, con un aumento in un solo anno del 3,1% pari a oltre 100 milioni. Ora io posso anche capire che si tratti di investimenti, ma quello che mi lascia perplesso è che questo flusso di denaro venga messo in circolo proprio nell’anno delle elezioni. In barba alla spending review».

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