Il rischio? I poveri sussidio-dipendenti che tirano a campare

Il sindaco: «Noi dobbiamo sostenere chi si dà da fare» Ianeselli (Cgil): «Per attivare servono personale e risorse»



TRENTO. Sono in difficoltà economica e chiedono un aiuto all’ente pubblico. Ricevono un sussidio e si abituano a vivere contando su quel sostegno, diventandone dipendenti. Non riuscendo più a immaginare di fare altro. Il sindaco di Trento Alessandro Andreatta li ha chiamati “professionisti del sussidio”, chi conta sull’aiuto pubblico e tira a campare, senza cercare un riscatto. «Le politiche sociali - ha detto nella relazione al bilancio - oggi si trovano di fronte al rischio di essere strumento paradossale di riproduzione di privilegi e non, come dovrebbero, strumento per garantire equità». L’espressione a molti non piace, tra questi l’ex assessore comunale alle politiche sociali Violetta Plotegher. Ma il sindaco insiste: «Non si tratta di cavalcare un certo malcontento sociale, il tema è sentito tra la gente e la sollecitazione mi arriva anche dalla nostre strutture. C’è chi si lascia andare e tira a campare, un sostegno qua e uno là, per la casa e per il reddito. E chi invece si dà da fare, ha voglia di riscatto e per questo deve essere più sostenuto. Il mio è un richiamo alla responsabilità, una direzione di marcia in vista della riflessione che faremo sul nuovo piano sociale a inizio del prossimo anno».

Per Franco Ianeselli, della segreteria Cgil, il problema oggi non è tanto quello dei «falsi poveri» che imbrogliano l’ente pubblico dichiarando il falso: «Per questo ci sono i controlli e sull’accesso al reddito di garanzia sono state previste regole più severe proprio per smascherare gli abusi (vedi articolo a lato, ndr)». «Il vero rischio - spiega - è la dipendenza da sussidio per chi povero lo è veramente. Persone che si sono abituate a contare sull’aiuto pubblico e rinunciano ad attivarsi per trovare un lavoro. Così come resta un punto critico il lavoro femminile, che in alcuni casi rischia di essere disincentivato dal sussidio. Sono persone che vanno aiutate a uscire da questa logica, occorre toglierle da questa trappola». Come? «Con i percorsi di attivazione personalizzati, i corsi di formazione per riqualificarsi e trovare un altro lavoro. Il patto di servizio tra i beneficiari del reddito di garanzia e l’Agenzia del lavoro dovrebbe essere proprio questo, una presa in carico per ridurre al minimo il tempo in cui la persona resta in uno stato di disoccupazione e dunque di bisogno. Su questo versante si può migliorare, ma dobbiamo essere consapevoli che tutto questo non arriva da solo, ha un costo e richiede personale». «Sono finiti gli anni in cui le risorse c’erano per tutti, bastava andarle a chiedere», osserva l’attuale assessore comunale alle politiche sociali Mariachiara Franzoia, «oggi è necessario cambiare e dobbiamo farlo in un momento in cui le richieste di aiuto aumentano».©RIPRODUZIONE RISERVATA

 













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