Gilmozzi: «Basta diktat, l’Upt non è il partito di Dellai»

L’assessore: «La smettano con le insinuazioni, noi stiamo nel centrosinistra. Dicano piuttosto qual è il loro progetto»


di Chiara Bert


TRENTO. «Per come sono fatto ho sempre evitato lo scontro, ho sempre cercato di tenere insieme. Ma il tempo del “si fa così” è finito. L’Upt non è il partito di Dellai e di pochi illuminati, dev’essere il partito di tutti». Mauro Gilmozzi non è un politico incline alla polemica e in questi anni ha incarnato più di altri, in Provincia, lo spirito di coalizione. Nella sfida per il congresso dell’Upt - come tutto il gruppo provinciale - sostiene l’assessore Tiziano Mellarini contro l’ex governatore Lorenzo Dellai.

Assessore Gilmozzi, a Trento avete vinto contro le aspettative che davano vincente il Cantiere di Dellai. E adesso?

Il fine di un congresso dovrebbe essere quello di far emergere una rotta, dire come l’Upt può essere utile al Trentino e quali prospettive offre in un momento storico in cui ci dibattiamo con problemi enormi, il lavoro che manca, l’invecchiamento, l’allarme climatico, l’emergenza migranti.

Invece?

Invece questo congresso è nato su due paure: da una parte di chi dice che Mellarini e chi lo sostiene vuole costruire nuove alleanze e chiudere il Cantiere civico, dall’altra chi sostiene che Dellai vuole realizzare un nuovo partito con il Pd, forse dentro il Pd.

Dellai ha ripetuto di essersi candidato per evitare una mutazione genetica del partito. Allude a voi. Cosa risponde?

È un modo di insinuare cose che non esistono. Non possiamo continuare a dover smentire, Mellarini e tutti noi abbiamo detto e ripetuto che siamo convintamente nel centrosinistra autonomista. L’Upt è un partito di centrosinistra che ha offerto al Trentino una buona stagione e che ha saputo fare rete da un lato con il Patt, che per noi è stato l’argine antileghista, e dall’altra con i Ds e poi con il Pd. Con questa coalizione abbiamo vinto le elezioni politiche, le provinciali, le comunali. Non ci interessa nel modo più assoluto stabilire rapporti con altri partiti. Altrettanta chiarezza la chiederei a chi sostiene l’altra tesi.

A cosa si riferisce?

Quando leggo che il senatore Fravezzi dichiara che il Cantiere andrà avanti comunque, questo sì alimenta l’idea che Dellai abbia in mente di inventare qualcosa di diverso dall’Upt. Noi abbiamo sempre detto che un conto è la sperimentazione del Cantiere a Trento, che abbiamo votato all’unanimità, perché l’Upt vuole essere interlocutore di chi vuol fare buona politica anche senza tessere di partito. Nessuno vuole chiuderlo. Un’altra cosa è un Cantiere politico che Dellai vuole realizzare per unire il centrosinistra senza il Patt. Ma il disegno qual è? Non c’è chiarezza rispetto a questa prospettiva.

Lei scommetterebbe sul fatto che l’Upt resterà unita chiunque vinca il congresso?

Io credo che chiunque vinca si può stare insieme mettendo davanti il nostro progetto per il Trentino.

Personalmente come vive il fatto di trovarsi sull’altro fronte della barricata rispetto a Dellai?

L’ho vissuta facendo proposte costruttive. Ho sostenuto fino all’ultimo la candidatura unitaria di Mario Tonina, chi non l’ha voluta non è stato Mellarini, è stato Dellai. Si è voluto rompere. E così a Trento: con Alberto Carli abbiamo esplorato la possibilità di un candidato di sintesi. Nuovamente Dellai si è opposto e ha detto che il loro candidato era Paolazzi. Io ho sempre cercato di tenere insieme, ma l’Upt non è il partito di Dellai o di pochi illuminati, è il partito di tutti. Non siamo più il partito del presidente, vogliamo essere un partito popolare che fa della partecipazione la sua cifra.

La gente portata in massa a Cognola per votare, c’è chi dice con i pullmini...

È finita 200 a 145. La differenza l’hanno fatta 30 voti, parlare di truppe cammellate imputandole a una sola parte mi sembra irragionevole. Se si decide di contarsi, si accetta che contino i numeri.

A Trento serve un rimpasto di giunta?

Serve fare più politica prima che amministrazione. Lavorare a ricomporre e sentirsi coinvolti in un progetto comune. Il chi fa cosa è secondario.

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