Gay Pride, attesi 5 mila partecipanti 

Zanella (Arcigay): «Peccato per Rossi, gli altri governatori sfilano con noi. Raccolti 3 mila euro col crowdfunding»


di Sandra Mattei


TRENTO. L’Onda Pride da qualche anno si abbatte su tutta Italia, da Novara a Palermo, investendo tutte le regioni. All’appello mancavano il Trentino Alto Adige, il Molise e la Valle d’Aosta. Ora le prime due regioni hanno colmato la lacuna e rimarrà la sola eccezione della Valle d’Aosta. Ma in Trentino l’evento, come dimostrato dal negato patrocinio del governatore Ugo Rossi, è accompagnato da polemiche. Eppure si tratta di una legittima affermazione dei diritti individuali, della libera espressione della propria identità e sessualità, nella giusta rivendicazione di rifiutare un conformismo di facciata ed una rigidità di ruoli. Il presidente di Arcigay Trentino Paolo Zanella, associazione organizzatrice con Arcigay altoatesina, Rete Elgbtqi*, Centaurus, Associazione di genitori omosessuali e Famiglie arcobaleno, non si stupisce per le polemiche.

Zanella, spera che da parte del governatore Kompatscher arrivi il patrocinio?

Noi aspettiamo fiduciosi. Ma non è che abbia grandi speranze. Eppure nelle regioni di centro sinistra dove si svolgono gli altri Gay Pride , i presidenti delle regioni sfilano in prima fila, dalla Serracchiani in Friuli Venezia Giulia, a Chiamparino in Piemonte, a Rossi in Toscana. Questa partecipazione dà la dimensione della sensibilità di una classe politica, di chi guarda ancora al Medio Evo e di chi guarda avanti.

Rossi ha precisato però che darà il patrocinio agli eventi, ma considera la parata un esibizionismo che non fa bene alla causa dei diritti. Cosa risponde?

Il Gay Pride è un evento festoso, un momento di coinvolgimento di una comunità, con la gente che partecipa, scendendo nelle strade e salutando dai balconi. Ma non è una manifestazione sottotono, perché si esprime sì, l’orgoglio della diversità, che c’è anche la componente di esibizionismo, di carica trasgressiva. Necessaria, soprattutto in una regione come questa dove permane una cultura patriarcale ed etero sessista.

A proposito di partecipazione, quante persone vi aspettate arrivino a Trento il 9 giugno?

Da quando le manifestazioni hanno carattere regionale, espressione di un territorio, non sono più eventi da centinaia di migliaia di persone, come lo erano quando avevano carattere nazionale. Se parteciperanno 4 - 5.000 persone, lo consideriamo un successo. Ci aspettiamo soprattutto la partecipazione dal Nord Est, ma siamo in contatto con persone che arriveranno da Brescia, Milano, Innsbruck. Qualcuno arriverà anche dalla Sardegna, ma sono persone che approfitteranno per fare le vacanze in Trentino.

Stanno già arrivando prenotazioni?

C’è un accordo con l’Apt di Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi per raccogliere le prenotazioni. Ma penso che il grosso dei partecipanti sia costituito dalla comunità Lgbtqi* della regione, tra questi c’è una grande componente anche negli studenti universitari e ci si aspetta che quest’ultimi partecipino con amici che vengono anche da fuori.

Quante persone stanno lavorando all’organizzazione dell’evento?

Il nostro lavoro è partito da lontano. Le associazioni organizzatrici si sono attivate da 5 anni a questa parte. Abbiamo fatto un lungo percorso, con la partecipazione a dibattiti nelle scuole, con la mobilitazione sulla legge provinciale contro l’omofobia, con l’iniziativa “Liberi/e di essere”. Il comitato organizzativo è composto da rappresentanti di tutte le associazioni coinvolte, ma non è rigido. Abbiamo in cantiere 70 eventi, tra cineforum, mostre, presentazione di libri, dibattiti, per un programma che durerà circa due mesi. Siamo molto attivi anche sui social e abbiamo aperto una crowdfunding per raccogliere fondi. Sta andando molto bene, ci eravamo dati l’obiettivo di arrivare a 4.000 euro e siamo arrivati a quasi 3.000. Anzi, più ci danno contro e più aumentano gli aiuti.

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