Escluso dai fondi statali, ateneo al Tar

Battaglia in tribunale per accedere alle risorse (110 milioni) per la chiamata dei professori associati. Interviene la Provincia


di Chiara Bert


TRENTO. La rettrice Daria de Pretis punta molto sul tavolo di confronto con il Miur, (il ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca), che ha chiesto e ottenuto per discutere dell’esclusione dell’Università di Trento dai fondi statali. «Un effetto collaterale della provincializzazione», lo ha provocatoriamente definito la rettrice. L’esclusione viene infatti motivata a Roma con il fatto che l’ateneo trentino, a seguito della delega assunta dalla Provincia, può vivere dei finanziamenti provinciali.

Interpretazione contestata dall’Università, secondo la quale la norma di attuazione che ha messo l’ateneo nell’orbita provinciale non gli toglie il diritto alle entrate statali. Un assunto che vale sia per il fondo di finanziamento ordinario - che ogni anno lo Stato ripartisce tra gli atenei - sia per i piani straordinari.

E così, in attesa di sapere che piega prenderà la trattativa con il ministero, l’ateneo ha deciso di tutelarsi facendo ricorso al Tar del Lazio. E la Provincia si è schierata al suo fianco. Nel mirino c’è il decreto interministeriale del 28 dicembre 2012 relativo al piano straordinario per la chiamata di professori di seconda fascia (ovvero i professori associati). In ballo 110 milioni di euro così suddivisi: 15 milioni per il 2012, 90 milioni a decorrere dall’anno 2013 per il piano straordinario 2012 e ulteriori 5 milioni dal 2014 per il piano 2013. Tra le università destinatarie dei finanziamenti non è stata inclusa quella di Trento.

Un’esclusione che pesa, perché si parla di risorse importanti, in questo caso per la chiamata dei docenti. Ma il discorso è più generale: l’ateneo trentino, pur comparendo ai vertici delle classifiche degli atenei italiani, per via della provincializzazione di fatto non è più ammesso ai finanziamenti incentivanti che premiano la qualità raggiunta. Una lettura contestata dalla rettrice Daria de Pretis, per la quale la norma di attuazione fa salva la possibilità di concorrere come tutti gli atenei agli incentivi statali.

Di qui la decisione di ricorrere alla giustizia amministrativa. A dicembre il Tar del Lazio ha ordinato l’intervento in giudizio della Provincia di Trento, ordinando che Piazza Dante depositi una dettagliata relazione sulle modalità con cui è prevista l’assegnazione e la ripartizione dei fondi per l’istruzione, anche universitaria, sul territorio provinciale da parte del bilancio statale. L’udienza è fissata per il 16 aprile. Nell’ultima seduta la giunta ha deliberato di intervenire e ha affidato la propria rappresentanza agli avvocai Nicolò Pedrazzoli e Marialuisa Cattoni dell’Avvocatura e all’avvocato Luigi Manzi di Roma.

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