Dellai perde Trento, spettro di scissione

Upt: vittoria netta di Filippi, il candidato di Mellarini. L’ex governatore: «No alla mutazione genetica del partito»


di Chiara Bert


TRENTO. La città di Trento volta le spalle a Lorenzo Dellai. Quella che doveva essere la roccaforte del Cantiere civico democratico, la creatura messa in piedi alle ultime comunali dall’ex governatore a dispetto delle tante resistenze dentro il suo partito, decreta la vittoria netta del candidato di Tiziano Mellarini, Carlo Filippi (201 voti contro i 145 del portavoce del Cantiere Corrado Paolazzi), e spiana la strada dell’assessore provinciale verso la segreteria dell’Upt al congresso del 23 gennaio.

Gli applausi in sala per Dellai non si traducono in voti nell’urna. Quelli arrivano dai sostenitori di Mellarini, che sulla città hanno nomi e cognomi, primo fra tutti il consigliere comunale Salvatore Panetta, il grande escluso dalla giunta Andreatta, che fa il pieno (78 voti) e entra come primo degli eletti in un parlamentino provinciale a maggioranza mellariniana. Le "truppe cammellate di Panetta e Castelli” - è l’accusa che arriva dal Cantiere - gente portata con i pulmini dell’Atletica Clarina e che senza aver sentito una parola del dibattito, è andata a votare con il loro bigliettino. Dellai riassume così: «In democrazia quando i numeri contrastano con la politica, sul momento vincono i numeri, sul medio periodo vince la politica». La politica con il Cantiere, i numeri con l’Upt, è il senso. «Il messaggio è stato quello di un regolamento di conti», attacca il deputato, «una ritorsione di taluni rispetto ai malcontenti per l’assetto della giunta in Comune. Un’occasione persa». Nel campo dei vincitori la lettura è naturalmente molto diversa. «Se è per quello ho visto anche amici del Cantiere che indirizzavano le persone ai seggi», commenta Mellarini, «festeggiamo piuttosto la grande partecipazione all’assemblea e chiedo scusa ai tanti che non hanno trovato posto in sala». «Per me la partita non è vinta, il congresso si chiude il 23 gennaio, voglio che l’Upt torni forza di primo piano per rafforzare la coalizione». Rafforzare la coalizione, dentro il campo democratico. Mellarini lo ha ripetuto durante il suo intervento a Cognola, negando piani neocentristi per l’Upt.

Ma Dellai non ci crede, e lo dice. Alla domanda se l’Upt resterà unita chiunque vinca il congresso, risponde così: «La mia candidatura ha il senso di evitare la mutazione genetica del partito. Sono consapevole di cosa andrebbe fatto per farlo crescere come un progetto riconoscibile non solo dalle strette reti di relazione. Non posso però rispondere per Mellarini, viste le aspettative che ha creato fuori dal partito», dice alludendo ai rapporti con Progetto Trentino e le civiche. L’ex governatore sa che, dopo il risultato di Trento, le sue chance di diventare segretario si sono ridotte ancora di più: «Sapevo benissimo cosa voleva dire candidarsi contro un intero apparato, ma l’ho sentito come dovere. Il clima è sotto gli occhi di tutti, c’è un intero gruppo provinciale e la segreteria uscente schierati h24 con Mellarini, non so quale sarà il destino dell’Upt se prevalessero questo spirito e questa visione. I numeri senza politica non hanno salvato la vecchia Dc, figurarsi un piccolo partito come il nostro». Comunque sia, la sfida andrà avanti «fino in fondo», ovvero fino al 23 gennaio. Gli scenari, a quel punto, sono tutti da scrivere. Ma lo spettro di una scissione - con Dellai e quel che resta del Cantiere pronti ad uscire dal partito in caso di vittoria di Mellarini - si fa più concreto. L’accordo con il Pd di Renzi e Guerini per le politiche, dicono i rumors, è cosa fatta. Ma il problema politico resta: che peso avrebbe un nuovo partito e soprattutto, con quale classe dirigente nascerebbe? In quanti sarebbero disposti a seguire l’ex leader senza più potere? Forse è proprio qui il problema di un Cantiere che ha mobilitato energie ma non è riuscito ad esprimere, nei voti, classe dirigente. Che ad oggi sta soprattutto di là, con i Mellarini, i Gilmozzi, i Passamani, i Panetta. Il «partito dei numeri». «Dicano dove vogliono andare o le contraddizioni esploderanno», avverte il senatore Vittorio Fravezzi, «il Cantiere andrà avanti a prescindere, è l’unico progetto di governo coerente per il Trentino e per l’Italia». Poi attacca Mellarini sul doppio incarico: «Il segretario non può fare l’assessore, sarebbe una forzatura inaccettabile». L’interessato non fa una piega: «La mia risposta il 23 gennaio».

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